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Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.
L’ultima volta che un partito di estrema destra ha governato in Germania era QUEL partito di estrema destra Con la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt il Brandmauer, il muro che ha tenuto l'estrema destra fuori dai governi dal dopoguerra a oggi, potrebbe crollare.
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.

Perché nonostante tutto ci interessa l’incoronazione di Carlo

Un evento sicuramente bizzarro, ma ai britannici queste cose riescono bene: è il motivo per cui ancora oggi gran parte del mondo prova un inspiegabile attaccamento emotivo alla Famiglia Reale.

05 Maggio 2023

Ho già spiegato ai miei figli che sabato mattina, se avranno bisogno di qualcosa, dovranno rivolgersi al padre, alla nonna, a chiunque ma non a me, perché tutta la mia attenzione sarà rivolta al Grande Evento di quest’anno. Ma Sanremo di nuovo? Ha chiesto il figlio più grande, e no – ho risposto – non Sanremo. Incoronano il nuovo re, Carlo III. Ha annuito rassegnato, avendo ormai capito che in occasione di kermesse musicali nazionali ed europee, funerali e matrimoni di Stato, aperture e chiusure di Olimpiadi, in questa casa non si potranno guardare né i Paw Patrol, né gli youtuber che giocano a Minecraft. Magari crescerà col senso del Grande Evento, cosa che non ha avuto la mia generazione da sempre troppo impegnata a dissociarsi ironicamente, salvo poi rimanere sveglia la notte a guardare il Super Bowl. Certo, non parlo di tutta la mia generazione, ma solo di certi esemplari specifici che nei loro venti si vestivano da hipster e ascoltavano musica indie, sforzandosi di consumare cultura secondo loro più raffinata e meno di provincia. Hanno scoperto tardivamente il senso di Sanremo (o forse non l’hanno ancora capito ma hanno dovuto comunque capitolare), e probabilmente hanno compreso l’importanza storica di un’incoronazione solo dopo aver visto The Crown su Netflix. Il problema dei millennial è che non riconoscono la realtà ma credono solo alla sua rappresentazione, possibilmente con dietro grandi budget e su piattaforme percepite alla moda. Quello che vorrei spiegare a mio figlio è, invece, che oltre la rappresentazione, tra l’altro assolutamente eccellente, c’è una forma di Stato che va avanti da molto tempo, un modo in cui la società si è organizzata e porta avanti i suoi valori: «e questo Paw Patrol non te lo insegna, caro mio, arrivaci prima che te lo debba spiegare Netflix».

L’editoriale migliore sull’incoronazione di Re Carlo III lo ha scritto Nick Cave, rispondendo alle rimostranze di alcuni suoi fan, turbati dall’aver lui accettato l’invito a presenziare a Westminster: «Non sono così straordinariamente privo di curiosità verso il mondo, o prigioniero di un’ideologia o di cattivo umore, al punto da rifiutare l’invito a quello che probabilmente sarà l’evento storico del Regno Unito di maggior importanza della nostra era», ha scritto nella sua newsletter (a cui mi sono immediatamente iscritta). Basta con questo atteggiamento da adolescenti in autogestione, sembra voler dire, aggiungendo anche un prezioso ricordo personale, di quando ha incontrato per la prima volta Elisabetta II: indossava un twin-set color salmone (le regine vere se ne sbattono dell’armocromia), e le è sembrata «un’extraterrestre, la donna più carismatica che abbia mai conosciuto». Si percepisce lo sforzo che ha dovuto fare quest’uomo per non dire ai suoi fan: guardate che non è una puntata speciale di The Crown, è un rituale collettivo dalla valenza storica.

L’incoronazione del re è un evento sicuramente bizzarro, perturbante e strampalato, ma ai britannici queste cose riescono particolarmente bene: è il motivo per cui ancora oggi gran parte del mondo prova un inesplicabile attaccamento emotivo alla Famiglia Reale, me e Nick Cave compresi. I rituali della monarchia britannica sono connessi con l’identità collettiva dell’Occidente, così come i festeggiamenti per lo scudetto del Napoli sono profondamente connessi con l’identità collettiva della città: entrambi continueranno ad esistere nell’immaginario della cultura di massa, anche se non sono ripresi da Paolo Sorrentino o scritti da Peter Morgan.

Data la necessaria base sociologica alla questione, noi fan della Royal Family possiamo concentrarci sulla cosa che più ci tiene sulle spine: le tiare. Ci saranno, non ci saranno, quale indosserà la Principessa del Galles: la solita Love Knot o magari una nuova, la Fringe della Regina Mary? A riprova dell’innamoramento collettivo ci sono i milioni di profili Instagram dedicati: questo è ottimo se volete imparare i nomi e le storie delle tiare, questo invece per apprezzare le regalie che saranno indossate durante il rito. In questi giorni, ogni simbolo reale che sarà usato nell’incoronazione ha avuto la sua cerimonia a cominciare dalla “Pietra del Destino”, trasportata dalla Scozia a Londra: un vero e proprio sasso su cui usavano incoronare i sovrani scozzesi e che verrà messo sotto la “Coronation Chair”. Poi vedremo lo “Spoon”, il cucchiaio dell’incoronazione, che viene usato per ungere il re con l’olio di Gerusalemme; la Supertunica (sì: la Supertunica); gli scettri (da cui l’autrice di Sailor Moon deve evidentemente aver preso ispirazione); le varie corone, tra cui quella di Sant’Edoardo che pesa due chili. Se voialtri non riuscite a capire, tornate a commentare ironicamente le foto del Met Gala o a dialogare con ChatGPT.

Fateci caso c’è una parte di discorso pubblico indefessamente impegnata a dire che la monarchia inglese è in crisi: il Tg1, ad esempio, fa il servizio almeno una volta a settimana (e va avanti così almeno da mille anni), tirando fuori “sondaggi inglesi” di cui non c’è traccia sui canali inglesi. Dall’altra parte, il RoyalCore è un trend in continua ascesa online, soprattutto dopo il dramma virale di Harry e Meghan. Anzi, si può dire che Harry e Meghan abbiamo cementato il rapporto tra fan online e sudditi veri con la Royal Family: non è difficile imbattersi in content creator residenti in Ohio che fingono accenti inglesi e ci sono fiumi di commenti entusiasti sull’incoronazione. La principessa Anna in un’intervista alla CBS ha detto «la monarchia fornisce stabilità a lungo termine, difficile da ottenere in altro modo»; la stabilità a cui si riferisce è probabilmente quella politica e di unità nazionale, punto di partenza di ogni società civile funzionante così come la intende Hobbes, ma bisognerebbe considerare, visti i tempi in cui viviamo, anche la stabilità che riescono a mantenere tenendosi in equilibrio tra la finzione e la realtà. Non sono forse la dimostrazione che, la saldezza a un punto d’appoggio reale vince su identità che vivono nel mondo rappresentato, e non ne è Re Carlo III la dimostrazione vivente?

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