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L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.
Una stilista inglese ha realizzato un’intera collezione usando soltanto le tende abbandonate ai festival musicali Lei si chiama Tilly Lawless e ha personalmente recuperato tutte le tende che ha poi trasformato in vestiti, girando i festival di tutta l'Inghilterra.
L’agente Cooper di Twin Peaks ha scritto un’autobiografia in cui però parla più di David Lynch che di se stesso Si intitola Fictional Selves, è uscita il 29 settembre e in realtà è l'autobiografia di Kyle MacLachlan. Ma la parte su Lynch resta vera.
Novo Nordisk, l’azienda che produce l’Ozempic, sta lavorando a un farmaco per “curare” definitivamente le calvizie Nella decisione c'entra anche il fatto che il mercato dei farmaci anti-obesità si fa sempre più competitivo. Oltre alla non lontanissima scadenza del brevetto dell'Ozempic.
C’è uno spettacolo teatrale che ripercorre tutto il processo Pelicot: è lungo 4 ore, sta andando in scena in tutto il mondo ma solo per una notte in ogni città È già passato da Avignone, città del processo, da New York, da Londra e altri 12 Paesi. A New York, tra il pubblico c'era anche Pelicot.
Umberto Pizzi ha pubblicato parte del suo leggendario archivio fotografico sul suo sito personale, aperto e gratuito per tutti È morto oggi, a 88 anni, uno dei più famosi fotografi della storia d'Italia, reporter di guerra, paparazzo gentiluomo e anima del Cafonal di Dagospia.
Il regista di No Other Land Basel Adra ha lanciato un brand di sneaker assieme a sua mamma e sta andando benissimo Sono le sneaker che indossava mentre riceva il premio Oscar, realizzate con il tatreez, il ricamo punto e croce tradizionale palestinese.

Perché nonostante tutto ci interessa l’incoronazione di Carlo

Un evento sicuramente bizzarro, ma ai britannici queste cose riescono bene: è il motivo per cui ancora oggi gran parte del mondo prova un inspiegabile attaccamento emotivo alla Famiglia Reale.

05 Maggio 2023

Ho già spiegato ai miei figli che sabato mattina, se avranno bisogno di qualcosa, dovranno rivolgersi al padre, alla nonna, a chiunque ma non a me, perché tutta la mia attenzione sarà rivolta al Grande Evento di quest’anno. Ma Sanremo di nuovo? Ha chiesto il figlio più grande, e no – ho risposto – non Sanremo. Incoronano il nuovo re, Carlo III. Ha annuito rassegnato, avendo ormai capito che in occasione di kermesse musicali nazionali ed europee, funerali e matrimoni di Stato, aperture e chiusure di Olimpiadi, in questa casa non si potranno guardare né i Paw Patrol, né gli youtuber che giocano a Minecraft. Magari crescerà col senso del Grande Evento, cosa che non ha avuto la mia generazione da sempre troppo impegnata a dissociarsi ironicamente, salvo poi rimanere sveglia la notte a guardare il Super Bowl. Certo, non parlo di tutta la mia generazione, ma solo di certi esemplari specifici che nei loro venti si vestivano da hipster e ascoltavano musica indie, sforzandosi di consumare cultura secondo loro più raffinata e meno di provincia. Hanno scoperto tardivamente il senso di Sanremo (o forse non l’hanno ancora capito ma hanno dovuto comunque capitolare), e probabilmente hanno compreso l’importanza storica di un’incoronazione solo dopo aver visto The Crown su Netflix. Il problema dei millennial è che non riconoscono la realtà ma credono solo alla sua rappresentazione, possibilmente con dietro grandi budget e su piattaforme percepite alla moda. Quello che vorrei spiegare a mio figlio è, invece, che oltre la rappresentazione, tra l’altro assolutamente eccellente, c’è una forma di Stato che va avanti da molto tempo, un modo in cui la società si è organizzata e porta avanti i suoi valori: «e questo Paw Patrol non te lo insegna, caro mio, arrivaci prima che te lo debba spiegare Netflix».

L’editoriale migliore sull’incoronazione di Re Carlo III lo ha scritto Nick Cave, rispondendo alle rimostranze di alcuni suoi fan, turbati dall’aver lui accettato l’invito a presenziare a Westminster: «Non sono così straordinariamente privo di curiosità verso il mondo, o prigioniero di un’ideologia o di cattivo umore, al punto da rifiutare l’invito a quello che probabilmente sarà l’evento storico del Regno Unito di maggior importanza della nostra era», ha scritto nella sua newsletter (a cui mi sono immediatamente iscritta). Basta con questo atteggiamento da adolescenti in autogestione, sembra voler dire, aggiungendo anche un prezioso ricordo personale, di quando ha incontrato per la prima volta Elisabetta II: indossava un twin-set color salmone (le regine vere se ne sbattono dell’armocromia), e le è sembrata «un’extraterrestre, la donna più carismatica che abbia mai conosciuto». Si percepisce lo sforzo che ha dovuto fare quest’uomo per non dire ai suoi fan: guardate che non è una puntata speciale di The Crown, è un rituale collettivo dalla valenza storica.

L’incoronazione del re è un evento sicuramente bizzarro, perturbante e strampalato, ma ai britannici queste cose riescono particolarmente bene: è il motivo per cui ancora oggi gran parte del mondo prova un inesplicabile attaccamento emotivo alla Famiglia Reale, me e Nick Cave compresi. I rituali della monarchia britannica sono connessi con l’identità collettiva dell’Occidente, così come i festeggiamenti per lo scudetto del Napoli sono profondamente connessi con l’identità collettiva della città: entrambi continueranno ad esistere nell’immaginario della cultura di massa, anche se non sono ripresi da Paolo Sorrentino o scritti da Peter Morgan.

Data la necessaria base sociologica alla questione, noi fan della Royal Family possiamo concentrarci sulla cosa che più ci tiene sulle spine: le tiare. Ci saranno, non ci saranno, quale indosserà la Principessa del Galles: la solita Love Knot o magari una nuova, la Fringe della Regina Mary? A riprova dell’innamoramento collettivo ci sono i milioni di profili Instagram dedicati: questo è ottimo se volete imparare i nomi e le storie delle tiare, questo invece per apprezzare le regalie che saranno indossate durante il rito. In questi giorni, ogni simbolo reale che sarà usato nell’incoronazione ha avuto la sua cerimonia a cominciare dalla “Pietra del Destino”, trasportata dalla Scozia a Londra: un vero e proprio sasso su cui usavano incoronare i sovrani scozzesi e che verrà messo sotto la “Coronation Chair”. Poi vedremo lo “Spoon”, il cucchiaio dell’incoronazione, che viene usato per ungere il re con l’olio di Gerusalemme; la Supertunica (sì: la Supertunica); gli scettri (da cui l’autrice di Sailor Moon deve evidentemente aver preso ispirazione); le varie corone, tra cui quella di Sant’Edoardo che pesa due chili. Se voialtri non riuscite a capire, tornate a commentare ironicamente le foto del Met Gala o a dialogare con ChatGPT.

Fateci caso c’è una parte di discorso pubblico indefessamente impegnata a dire che la monarchia inglese è in crisi: il Tg1, ad esempio, fa il servizio almeno una volta a settimana (e va avanti così almeno da mille anni), tirando fuori “sondaggi inglesi” di cui non c’è traccia sui canali inglesi. Dall’altra parte, il RoyalCore è un trend in continua ascesa online, soprattutto dopo il dramma virale di Harry e Meghan. Anzi, si può dire che Harry e Meghan abbiamo cementato il rapporto tra fan online e sudditi veri con la Royal Family: non è difficile imbattersi in content creator residenti in Ohio che fingono accenti inglesi e ci sono fiumi di commenti entusiasti sull’incoronazione. La principessa Anna in un’intervista alla CBS ha detto «la monarchia fornisce stabilità a lungo termine, difficile da ottenere in altro modo»; la stabilità a cui si riferisce è probabilmente quella politica e di unità nazionale, punto di partenza di ogni società civile funzionante così come la intende Hobbes, ma bisognerebbe considerare, visti i tempi in cui viviamo, anche la stabilità che riescono a mantenere tenendosi in equilibrio tra la finzione e la realtà. Non sono forse la dimostrazione che, la saldezza a un punto d’appoggio reale vince su identità che vivono nel mondo rappresentato, e non ne è Re Carlo III la dimostrazione vivente?

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