A dare la notizia è stato il figlio sui social, spiegando che le bombe che hanno colpito Chizar hanno danneggiato anche la casa del regista.
Amazon non permette di commentare Il Signore degli Anelli su Prime Video per evitare stroncature
Cos’è il review bombing? Una sorta di boicottaggio ai tempi del web: vengono pubblicate un sacco di recensioni negative, soprattutto da troll, nei confronti di un’opera, con il solo scopo di minarne la reputazione. Se l’opera in questione è The Lord of the Rings: The Rings of Power e la sua produzione è costata ben 465 milioni, tra le cifre più alte di sempre, Amazon Prime Video non permetterà facilmente di danneggiarla. Per questo ha deciso di bloccare tutte le sue recensioni per 72 ore: in questo modo ogni commento sarà a prova di troll.
Prime Video ha deciso di prevenire il problema, visto che la serie fantasy pare essere stata “bombardata” su altri siti. Su Rotten Tomatoes, ad esempio, ha una valutazione dell’84 per cento da parte di critici professionisti, ma un 37 per cento da recensioni inviate dagli utenti. Solitamente, come riporta IndieWire, il review bombing nasce per i problemi culturali o politici percepiti in un’opera piuttosto che per la sua qualità effettiva. Il problema per The Rings of Power era esploso quando era stato rivelato il cast multiculturale della serie. Stiamo parlando di maghi, elfi, ragni giganti e balrog, ma sembra che alcuni utenti non possano accettare l’idea di una Terra di Mezzo fatta con attori di colore. Lo sostiene anche la studiosa di Tolkien Mariana Rios Maldonado: «La domanda è: da chi? Chi sono queste persone che si sentono così minacciate o disgustate dall’idea che un elfo sia nero, latino o asiatico?». Su Rotten Tomatoes alcuni commenti riportano: «La storia era già scritta e non avrebbe dovuto essere macchiata» o la si accusa di voler semplicemente rispecchiare la «politica attuale».
La produttrice esecutiva della serie Lindsey Weber si è schierata in difesa dello show affermando che era «sembrato naturale che un adattamento del lavoro di Tolkien riflettesse l’aspetto reale del mondo». Insomma, Tolkien è per tutti e il casting inclusivo era sembrato un ottimo modo di dimostrarlo.
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