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04:38 sabato 17 ottobre 2026
Un report dell’Onu dice che in Cisgiordania non ci sono mai stati così tanti atti di violenza dei coloni israeliani Nei primi quattro mesi del 2026 erano già 190 al mese, numeri che porterebbero a superare i duemila attacchi entro la fine dell'anno.
C’è un ragazzo inglese che da 7 anni recensisce panchine su Instagram Il suo profilo si chiama RateThisBench, raccoglie ormai più di 300 recensioni di panchine ed è anche il modo in cui ha conosciuto sua moglie.
L’Agenzia meteorologica giapponese ha avvisato i cittadini dell’imminente arrivo del terremoto più forte di sempre, poi ha cancellato l’avviso e ha detto di essersi sbagliata A quanto pare, si è trattato di un gigantesco errore del sistema di allerta precoce, di solito affidabilissimo e precisissimo.
La Giornata nazionale della meraviglia e la Giornata nazionale del riciclo della carta hanno messo a dura prova la pazienza di Sergio Mattarella Dopo aver firmato una legge che istituisce l'una e l'altra, il Presidente della Repubblica ha invitato la politica a darsi una regolata perché queste giornate stanno «vertiginosamente aumentando».
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
Di tutte le cose incredibili che succedono continuamente sul Monte Bianco, il fatto che la sua altezza aumenti (o diminuisca) ogni anno è la meno incredibile di tutte In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.

I Quanti, la rivista digitale di Einaudi

Intervista ai curatori del nuovo progetto della casa editrice torinese.

06 Giugno 2021

Il logo dello Struzzo einaudiano origina da una rivista, La Cultura, di cui Giulio Einaudi era editore prima che fosse chiusa dal fascismo. Era il 1935 e quasi cento anni dopo, lo Struzzo torna a contrassegnare qualcosa che assomiglia a una rivista e che anzi nelle parole dei suoi curatori è proprio questo. Una rivista che però è anche una collana: come una rivista si divide in “numeri”, come una collana ha i suoi “articoli” slegati l’uno dall’altro e acquistabili separatamente. Si chiamano I Quanti e il 25 maggio sono usciti i primi sei, nella forma di altrettanti ebook firmati da Paolo Giordano, Hisham Matar, Antonella Lattanzi, Eula Biss, Marco Filoni e Ascanio Celestini, testi diversi l’uno dall’altro ma organizzati come discussione intorno a un tema (in questo caso i risvolti e le ricadute del periodo pandemico). I Quanti sono brevi e veloci, pensati per essere letti in una sola seduta, magari al cellulare. Un formato che li accoomuna a un’altra collana recente come I Microgrammi di Adelphi. Ho parlato con gli ideatori e i curatori (Francesco Guglieri, Andrea Mattacheo e Marco Peano) per farmi raccontare com’è nata l’idea e quali sono i suoi possibili sviluppi futuri.

ⓢ Com’è nata l’idea dei Quanti? Avete un modello che vi ha ispirati?
Crediamo abbia influito l’esperienza di questi mesi di pandemia, quando ci siamo sentiti tutti in qualche modo isolati, impauriti, lontani. A causa dello smart working ci mancava anche il lavoro in redazione, la condivisione creativa che fa nascere le idee. Durante il lockdown, poi, ci sono capitati per le mani dei testi molto belli, di quelli “eccitanti” per un editore: erano però troppo brevi per farne un libro e troppo lunghi per poterli mettere in rete. C’è un formato intermedio che tradizionalmente sfugge alle maglie dell’editoria tradizionale, e allo stesso tempo è poco adatto per i magazine italiani. Potevamo fare semplicemente una collana di ebook brevi, come del resto hanno fatto altri editori, ma volevamo qualcosa che fosse anche un modo di ristabilire un contatto, di ricreare una discussione tra i testi, gli autori e i lettori: una rivista, insomma.

ⓢ Dopo aver temuto la morte del libro di carta per mano dell’ebook, abbiamo scoperto che invece era l’ebook a rischio di morte precoce. Ultimamente, forse proprio con la pandemia, questo formato sembra vivere una seconda vita. Perché secondo voi è successo e quali sue potenzialità sono state rivalutate?
L’ebook come “doppio” del libro cartaceo, sua iterazione digitale, è un formato ormai attestato. Anche in Italia – dove fino a prima del 2020 il mercato era molto più piccolo rispetto al resto d’Europa e degli Usa – è aumentata la circolazione degli ebook. Anche se in questa veste, inteso “come il libro di carta, ma digitale”, forse ha perso un po’ della sua carica innovativa e sperimentale. Con i Quanti, grazie alla loro natura particolare di libri brevi, leggibili in una sola seduta o poco più, anche da smartphone, volevamo provare qualcosa di nuovo. Sono oggetti che nascono già integrati con il mondo digitale: sull’Instagram di Einaudi vive praticamente un’altra versione dei Quanti ideata insieme a dieci04 – che si occupa dei nostri social – ricca di contenuti originali, presentazioni, link, video.

ⓢ L’idea dei Quanti, così come altri esperimenti einaudiani, per esempio il blog Biancamano 2, mostra come alcune case editrici siano interessate a espandersi nel campo delle riviste e dei magazine, dall’altra parte ci sono siti di news e di commento, per esempio Il Post e Linkiesta, che espandono il proprio raggio d’azione all’editoria. È un fenomeno che c’è sempre stato o è qualcosa di nuovo e perché succede secondo voi?
È qualcosa di nuovo. Da una parte, certo, gli editori di libri e i giornali hanno il loro “core business” (e praticamente la totalità del fatturato) rispettivamente nei libri e nelle news. E, almeno per gli editori, così continuerà a essere. Ma allo stesso tempo non si può smettere di sperimentare, imparare, esplorare. Con il tasto “publish” dei siti personali, dei blog e poi con l’avvento dei social, tutti sono diventati editori e diffusori di news, o almeno tutti così ci sentiamo. Questo ha portato a una moltiplicazione delle pubblicazioni: da un universo “atomico”, particellare, in cui i contenuti erano limitati, chiusi in contenitori definiti – il libro, il film in sala, la copia del quotidiano in edicola – si è passati a uno in cui i contenuti sono un continuum. È ovvio allora che chi ha la sua ragione d’essere, la sua storia e la sua passione, proprio nei contenuti, tenda a esplorare questo nuovo universo.

ⓢ Come avete deciso e come decidete “il tema” e gli autori da coinvolgere? Sarà qualcosa che avrà un gancio con l’attualità, esattamente come succede in un magazine, oppure si partirà da un testo che ne produrrà a cascata altri?
Anche per quanto riguarda la costruzione di ogni “numero” cerchiamo di non essere troppo rigidi. A guidarci certo c’è il presente, ma non vogliamo che sia un vincolo, non ci interessa essere necessariamente legati all’attualità, alla notizia. Se ci arrivasse un contenuto estemporaneo che dovessimo ritenere folgorante, potremmo anche pensare di costruirci intorno un “tema”… Nel caso del primo numero la pandemia si è imposta, perché nell’ultimo anno e mezzo è stato difficile trovarsi a ragionare intorno ad altro. I testi che compongono questa uscita sono però un tentativo di declinare l’argomento in forme il più possibile diverse. A fare da filo rosso crediamo non ci sia tanto la contingenza, quanto l’idea di speranza come antidoto alle paure con cui in questi mesi ci siamo ritrovati a fare i conti. Ci piacerebbe che a guidarci nella scelta fosse lo stesso approccio fluido e un po’ mutante che caratterizza tutto il progetto.

ⓢ Esiste la possibilità che questo progetto si trasformi in carta o è qualcosa pensato esclusivamente per il digitale?
Proprio per via della sua caratteristica di “nativo digitale”, il progetto dei Quanti vuole poter sfruttare al massimo le potenzialità e le risorse offerte dal web. Lo abbiamo immaginato come un ponte, che può traghettare materiali nati in altri ambienti – in questo primo numero, ad esempio, alcune uscite sono espansioni di testi pensati in origine per quotidiani, radio, o per delle conferenze – e proiettarli, magari in futuro, in opere ancora più strutturate. È anche sensato che un autore voglia poter tornare su alcune cose che ha detto, se ne ha altre da aggiungere o se pensa che il discorso vada riattualizzato. Ci piace l’idea di laboratorio, di un luogo dove poter sperimentare. E al momento la rete è il territorio giusto per fare tutto questo.

ⓢ Pensate che il formato breve sia un modo per canalizzare l’attenzione ormai frammentata del lettore? Non pensate ci sia già tanto, troppo da leggere?
Ci sarà sempre tanto da leggere, per fortuna. Sul “troppo”, dipende sempre dalla selezione che si opera alla base: da quello che viene proposto, e da come viene comunicato. Quando comparvero le pay tv, ormai qualche decennio fa, dopo l’euforia iniziale qualcuno cominciò a dire che di fronte a un’offerta così ampia si sentiva smarrito. E lo stesso si dice oggi delle proposte di Netflix, o di altri servizi di abbonamento o streaming. Per quanto riguarda il lettore, che sia di libri di carta o di ebook, abbiamo l’impressione si trovi sempre un passo avanti rispetto a tutti: sa esattamente cosa non vuole, è esigente, ha bisogno di chiarezza. E se gli rifili qualcosa di scadente, non te lo perdonerà mai. L’attenzione dei lettori è frammentata, è vero, ma se quello che leggono è curato, se avvertono che dietro c’è un pensiero, una linea editoriale, una progettualità… si fideranno. E non esiste cosa più bella, per chi fa il nostro lavoro.

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