Cultura | Personaggi

Grimes e la musica dell’apocalisse

In molti la conoscono come "la futura madre del figlio di Elon Musk", ma la trentunenne canadese ha appena pubblicato la colonna sonora perfetta per i tempi che stiamo vivendo.

di Clara Mazzoleni

Una scena dal video di Violence, pubblicato su YouTube il 5 settembre 2019

Nata nel 1988, Claire Boucher sembra provenire da un altro pianeta e invece, molto probabilmente, è cresciuta in una bella casa di Vancouver. È figlia di Sandy Garossino, una delle giornaliste canadesi più apprezzate e conosciute, e di un banchiere specializzato nel settore commerciale della biotecnologia. Uno dei suoi fratelli, Mac Boucher, ha diretto molti dei suoi video. Sotto al tutorial girato per Vogue in cui condivide la sua Pregnancy Skincare & Psychedelic Makeup Routine – assurdo sia per il trucco che propone, un groviglio di linee rosse e nere sulla fronte, sia per le sue unghie finte lunghissime e super appuntite, tanto che viene da seguire ogni suo gesto col terrore che si infilzi un occhio per sbaglio da un momento all’altro – i commenti sono increduli, sconvolti. No, la ragazza col naso a patata arrossato che ripete “like” ogni tre parole, usando il termine come intercalare come se fosse una tredicenne nervosa e iperattiva, non può avere 31 anni. Ancora più incredibile, per via del suo aspetto alieno e sovrannaturale, pensare che dentro di lei stia crescendo un essere umano. Se poi l’essere umano è anche figlio di Elon Musk, tutto appare ancora più strano e, proprio per questo, così perfetto da sembrare artificiale, la trovata geniale di una talentuosa autrice di fan-fiction.

Il primo avvistamento della coppia aliena risale al Met Gala del 7 maggio 2018. Secondo la leggenda, galeotta fu una battuta molto nerd di Musk su Twitter, a proposito dell’utopia apocalittica del basilisco di Roko, una teoria che fa riferimento all’ipotesi di una futura dominazione del mondo da parte delle intelligenze artificiali, argomento molto vicino all’immaginario futuristico di Grimes, che anche nel suo nuovo, attesissimo disco, Miss Anthropocene, uscito il 21 febbraio, parla di cambiamento climatico, fine del mondo, potere, violenza e del tormentato rapporto tra natura e cultura, corpo e mente, passato e futuro. Nel famoso tweet, Musk faceva ironia sulla parola “Roko”, scambiandola con “Rococò” (il complesso stile tardo barocco del 1700): Grimes lo aveva anticipato di circa 3 anni nel bellissimo video di “Flesh without blood”, in cui si aggirava felice con un coltello infilzato nello stomaco, riempiendo di sangue un pomposo abito alla Fragonard. Da fenomeno elitario – quando, ormai diversi anni fa, le sue canzoni oltre che nei vari festival musicali in giro per il mondo risuonavano durante le sfilate – alla ragazza stramba nota come la “madre del figlio di Elon Musk”, il passo è stato breve: è bastato presentarsi tenendo per mano l’eccentrico imprenditore, controverso e stralunato almeno quanto lei. Che storia d’amore meravigliosa, la loro: due persone che non si conoscono sviluppano ognuno la propria passione, individualmente, poi si incontrano e scoprono di aver dato forma negli anni a un immaginario comune, fatto di viaggi su Marte, turbini sonori che si innalzano verso lo spazio come razzi, un’estetica metallica, scintillante, come gli ultimi modelli di Tesla o lo Suminagashi dress di Iris van Herpen che Grimes indossa nel video di “Violence“, uno dei singoli di Miss Anthropocene, uscito insieme a una valanga di articoli, commenti e interviste.

«Grimes ha cercato di creare una colonna sonora per la fine del mondo. Il risultato è sorprendentemente timido», commenta Time, e mentre Npr lo definisce un album pop «criptico e viscerale», mentre Crack Magazine le dedica una cover story corredata di immagini fantasy realizzate dall’artista 3D Metapoint.xyz, che accostano glitter, nuvole rosa, cristalli, orecchie da elfo e ali da fata. The Face, invece, la veste Balenciaga e ne reinventa l’aspetto – conservando inalterati soltanto i tatuaggi – attraverso il suo avatar WarNymph. È significativo che una personalità poderosa – soprattutto musicalmente – come Grimes, un’artista che da anni propone un esempio di femminilità tutto suo, una sorta di elaborazione fatata dello stile techno-raver, sfornando dischi sensuali e vorticosi che già a partire da Geidi Primes e Halfaxa (2010), per poi continuare con Vision (2012) e Art Angels (2015), mescolavano l’elettronica alla musica medievale e all’industrial – abbia attirato l’attenzione del pubblico mainstream solo grazie alla sua relazione con un uomo famoso e potente. In questi giorni sul suo profilo Instagram – più di 1 milione di follower – posta le foto della sua faccia sui maxi schermi dei grattacieli di New York: Youtube sta sponsorizzando il suo disco. Sarebbe diventata così famosa anche senza la pubblicità garantita dalla relazione con Elon Musk? Chissà. Sicuramente l’avrebbe meritato.

Il titolo dell’album scritto e prodotto da Grimes, Miss Anthropocene, è un gioco di parole col termine “misantropia” e “antropocene”: la protagonista è una dea malevola che incarna il cambiamento climatico. È un disco nichilista, che trasforma in poesia la nostra dipendenza dalla tecnologia, il suicidio ecologico, la crisi degli oppiacei (uno dei brani più dolci e disperati, “Delete Forever“, si ispira a Lil Peep, il giovane trapper morto di overdose nel 2017 a causa di un mix letale di cocaina, Ossicodone, Tramadolo e altri farmaci) rendendo il clima tragico in cui siamo immersi esteticamente appagante, ballabile, e quindi ancora più inquietante. La colonna sonora perfetta per i tempi che stiamo vivendo.

Per migliorare la tua esperienza utilizziamo cookie tecnici, statistici e di profilazione, anche di terze parti, per fornire un accesso sicuro al sito, analizzare il traffico sul nostro sito, valutare l’impatto delle campagne e fornire contenuti e annunci pubblicitari personalizzati in base ai tuoi interessi. Chiudendo il banner acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Alcuni contenuti o funzionalità qui non sono disponibili a causa delle tue preferenze sui cookie!

Ciò accade perché la funzionalità / i contenuti contrassegnati come “%SERVICE_NAME%” utilizzano i cookie che hai scelto di mantenere disabilitati. Per visualizzare questo contenuto o utilizzare questa funzionalità, abilitare i cookie: clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.