Hype ↓
02:46 venerdì 4 settembre 2026
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

Governare o restare quelli di sempre

Riflessioni attorno alla confessione di un conservatore riluttante e ai progetti della sinistra che non si riconosce nel Pd di Renzi.

18 Maggio 2015

ccrNella lettera con cui annunciava lo scorso 6 maggio la sua uscita dal Pd a guida Renzi, Pippo Civati affermava che «di fronte al trasformismo di tutto e di tutti, personale e collettivo, sono rimasto fermo e noioso sulle mie posizioni, mentre tutto intorno a me cambiava, vertiginosamente». È una rivendicazione di coerenza; sta a significare che non è lui che se ne sta andando più a sinistra ma che sono Renzi e i suoi ad aver cambiato idea ed essere pericolosamente scivolati al centro quando non a destra. Civati sostanzialmente dice che non ha intenzione di costruire un partito alla sinistra del Pd, bensì vuole colmare un vuoto che il Pd lascia, essendo definitivamente diventato un’altra cosa. Il Pd si muove, io resto qui. Fermo. Civati non è solo nel ragionamento: basta parlare un attimo con molti fra quelli che vengono da un percorso politico – attivo o di semplici elettori – più di sinistra per sentirsi esprimere un pensiero analogo: questo Pd di Renzi vincerà anche le elezioni ma non mi rappresenta più e se la sinistra per vincere deve diventare destra allora è meglio perdere. Andate pure, io resto qui.

Nel Weekend Magazine del Financial Times di sabato, Robert Shrimsley ha usato la sua consueta rubrica per fare una confessione: sono uno shy tory, uno di quegli elettori timidi che hanno votato Cameron senza averlo detto prima. Anzi, senza averlo deciso prima. Gli shy tory sono stati individuati da tutti come la causa della sorprendente e netta vittoria conservatrice alle elezioni britanniche, destinate secondo tutti i sondaggisti a finire in pareggio. La teoria è questa: esiste una gran parte di elettori che ha votato i conservatori di Cameron pur non essendone un fervente e pubblico sostenitore semplicemente perché non si fidava del resto delle offerte di governo. Da qui lo spread fra i sondaggi e il risultato reale.

Nel motivare la sua scelta Shrimsley scrive che hanno inciso poco le schermaglie elettorali e molto di più il pensiero, ad esempio, di «una politica sulla scuola fatta da uomini ostaggio dei sindacati del settore». La scelta era su un progetto di governo, e quello dei laburisti semplicemente lo convinceva di meno. Conclude Shrimsley: «non c’è dubbio che alcuni avessero già deciso di votare conservatore e che non fossero pronti a condividere con altri la propria scelta. Ma il mio sospetto è che siano molti di più quelli che non si considerano affatto dei conservatori e non avevano particolare intenzione di dare il loro voto a Cameron. Non si tratta di una setta segreta che si nasconde maliziosamente dai sondaggisti; più che tory timidi li definirei tory riluttanti. Abbiamo aspettato fino alla fine di essere convinti che ci fosse un’opzione migliore, ma quest’opzione non è arrivata».

Sarebbe interessante capire come si pongono nei confronti dei «conservatori riluttanti» Civati e compagnia. Se il coinvolgimento di questi ultimi rientra o meno in quel progetto politico che resta fermo sulle proprie posizioni «mentre tutto intorno cambia, vertiginosamente», o se di contro sono parte integrante del «trasformismo di tutto e di tutti» e quindi, sostanzialmente, da tagliare fuori. Dici, ma Shrimsley è in Inghilterra, altro paese, altro sistema elettorale, altro rapporto con la politica. Qui non devi mutare geneticamente per convincere gli indecisi, devi ricordarti chi eri per rientusiasmare i tuoi, sostengono in molti, soprattutto a sinistra. Ma è veramente così?

Oggi La Stampa pubblica i risultati di un’indagine (Cmr Intesa Sanpaolo) proprio su questo tema, cioè il rapporto degli italiani coi vari partiti politici. Tre dati ci possono venire incontro per provare a rispondere alla domanda di cui sopra:

– il 52% percento degli intervistati non si riconosce in nessuna formazione politica in particolare;

– solo il 17% si considera un militante;

– il 75% percento degli intervistati è d’accordo con l’affermazione che «le categorie sinistra/destra/centro hanno perso significato».

Civati chiudeva la sua lettera dicendo che per prima cosa si dedicherà al partito degli astensionisti, «il partito più grande, che vincerebbe le elezioni direttamente al primo turno». Da questo sondaggio, viene fuori il quadro di un elettorato estremamente mobile e fluttuante, non particolarmente affezionato a tradizioni o parole d’ordine (quelli che lo sono di solito, alla fine, votano; più o meno volentieri ma votano), conquistabile grazie a un progetto specifico o su iniziative concrete. A una prima analisi sfugge il nesso fra il «restare fermi sulle proprie posizioni mentre tutto intorno cambiava» e il cercare di riconquistare quelli che non hanno votato per te o che non hanno votato proprio. Sempre che il progetto di chi lamenta la mutazione genetica del Pd sia il governo del paese. In caso contrario, di sogni di opposizione al 10 percento, di andare a stanare i conservatori riluttanti alla Shrimsley, che votino Berlusconi, Grillo o che non votino proprio, convincendoli che esiste un progetto alternativo per l’Italia, si può fare benissimo e comodamente a meno.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.