L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi
A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Si sa che l’umiltà non è il pregio di Big Tech. Forse basta sapere questo per capire il senso e lo scopo di una recente decisione finanziaria presa da Alphabet, l’azienda proprietaria di Google. Come si legge su Cnn, Alphabet ha appena fatto una cosa piuttosto strana persino per un’azienda della Silicon Valley: emettere un’obbligazione a 100 anni, come dicono quelli che masticano il dialetto della finanza.
Per chi invece questo dialetto non lo mastica: un’obbligazione a 100 anni è come una qualsiasi altra obbligazione, con l’unica differenza che matura gli interessi previsti ed è consentito incassarla tra 100 anni, appunto. In sostanza, è come scommettere contro John Maynard Keynes, economista famoso, tra le altre cose, per aver detto che sul lungo termine saremo tutti morti. Tutti tranne Google, evidentemente, secondo Google. A parte la curiosità inevitabile quando si scopre di una possibilità di investimento così peculiare, gli esperti e gli analisti in queste ore stanno cercando di capire perché Alphabet abbia deciso di ricorrere a uno strumento di finanziamento così inusuale e, per certi versi, estremo. È bene qui ricordare che si parla di un’azienda che sul mercato è valutata 4 mila miliardi di dollari e che ogni anno “muove” 73 miliardi di dollari. Che bisogno ha un’azienda come questa di chiedere soldi in prestito, addirittura emettendo un’obbligazione a scadenza 2126? La risposta sta in due lettere, le solite due lettere: AI. Google, infatti, ha intenzione di raddoppiare, nel 2026, i suoi investimenti in intelligenza artificiale: significa arrivare a spendere in questo settore soltanto 185 miliardi di dollari. Tanti, persino per una multinazionale che ha a disposizione 126 miliardi di dollari cash on hand per gli investimenti.
Ma, intenzioni a parte, questa mossa di Google ha senso da un punto di vista finanziario e industriale? Se gli investimenti in AI pagheranno, nessuno al momento può saperlo. Il rischio che non paghino e che la bolla, prima o poi, scoppi, c’è ed è importante. Forse è per questo che Google ha emesso un bond centenario: nel frattempo i soldi arrivano – e neanche pochi: dall’emissione ha già raccolto 32 miliardi – poi a come andranno le cose nel settore AI ci penserà chi di dovere tra 100 anni. Posto che ci sia ancora qualcuno, su questa Terra, tra 100 anni. Nel frattempo, chi acquista il bond adesso l’unica cosa che può fare è aspettare e sperare che nel frattempo qualche altra azienda inventi un elisir di lunga vita o scopra l’equivalente dell’Ozempic per l’immortalità.
Certo, c’è da dire anche che i precedenti di bond centenari non sono entusiasmanti. IBM, JC Penney e Motorola, queste le ultime tre aziende americane che hanno emesso un bond a 100 anni. IBM e Motorola hanno perso la posizione di dominatori dei rispettivi mercati, che ricoprivano al tempo dell’emissione del bond. JC Penney è un’azienda che non esiste più, è fallita. Chissà che ne è stato, di quel bond a 100 anni che aveva emesso.
L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
È il primo sciopero del settore nel nostro Paese, ma la discussione va avanti da tempo, casi simili ci sono stati negli Usa e in Francia. Tra sindacalizzazione, proteste, licenziamenti e inchieste giornalistiche.
All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.