Hype ↓
18:41 venerdì 30 gennaio 2026
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.
Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.
Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

Giuseppe Martinenghi, l’architetto sconosciuto che ha costruito Milano

Una storia fatta di 300 progetti, più di chiunque altro, che caratterizza fortemente la città e che è stata scoperta quasi per caso.

11 Dicembre 2024

La maggior parte delle persone vive in un palazzo, magari anche tutta la vita, senza mai avere la curiosità di sapere chi lo ha disegnato. Appartenendo alla categoria opposta, quando nel 2015 sono arrivato nella mia settima casa milanese, ho avuto naturalmente la curiosità di sapere anche questa volta chi fosse l’architetto. All’epoca i metodi per sapere chi ha progettato un edificio a Milano erano soltanto due: se l’edificio era stato costruito prima del 1927, si andava all’Archivio Storico Civico del Castello Sforzesco e si chiedeva il fascicolo relativo, altrimenti alla Cittadella degli Archivi, dove però bisognava fare una richiesta più formale, ed era tutto più macchinoso. Il secondo metodo consisteva nello sfogliare i bollettini dei permessi a costruire del periodico Città di Milano avendo già in mente un lasso di tempo al quale l’edificio poteva appartenere, e con un po’ di fortuna si riusciva a trovare.

Dal 2020 le cose sono diventate molto più facili, perché c’è un’app per iOs e Android: si chiama PureMilano, cataloga oltre 8000 edifici milanesi e viene aggiornata frequentemente. Io però ero ancora nel 2015 e non sapendo nulla dovevo partire da zero. L’unico indizio che avevo era la datazione: dal primo rogito risultava come anno di costruzione il 1939. Dopo un primo periodo di ricerche infruttuose su cataloghi e riviste di architettura, un giorno passeggiando in corso di Porta Nuova ho notato che l’edificio al civico 2 era molto simile a quello in cui abitavo. Entrambi i palazzi avevano un basamento in granito, un balcone che correva per tutto il primo o il secondo piano, la facciata in mattoni (più precisamente in litoceramica) e un ingresso somigliante, con pavimentazione in marmo di Carrara, pareti in Nero Assoluto e Calacatta e dei motivi geometrici. Il dettaglio che però aveva subito attirato la mia attenzione erano le trabeazioni, composte da tre file di mattoni leggermente sporgenti rispetto alla parete, che creano un particolare effetto di chiaroscuro e che ricordano alcune facciate del Déco americano. L’edificio di cui cercavo l’autore non era più isolato. Avevo trovato un suo fratello ed ero abbastanza certo della parentela.

In questo caso l’attribuzione è avvenuta non attraverso un paradigma indiziario morelliano che parta da dettagli o dati marginali, ma proprio grazie allo Stile Martinenghi, un linguaggio che ho imparato presto a conoscere. Tornato a casa ho iniziato a incrociare le ricerche e grazie alla scansione di un’emeroteca nazionale, sono finito su una pagina del periodico Città di Milano in cui era riportato il permesso a costruire del mio edificio, in viale Regina Elena (il vecchio nome di viale Tunisia), e come progettista figurava tale «Arch. G. Martinenghi». Avevo finalmente scoperto chi è l’autore del mio palazzo, del quale però, almeno su internet, non si trovava alcuna notizia.

Viale Argonne (Foto di Sosthen Hennekam)

Via Piranesi (Foto di Sosthen Hennekam)

Nei mesi successivi, consultando le altre annate del periodico, trovo prima una quarantina di licenze intestate a questo Martinenghi, poi sessanta, e sfogliando altre riviste del periodo, come Case d’Oggi, continuano a emergere altri edifici. Ho dunque l’impressione di avere scoperto un mondo. In seguito vengo a sapere che effettivamente qualcuno si è occupato anni fa di Martinenghi: è Augusto Rossari, uno storico dell’architettura del Politecnico di Milano, che lo cita in alcuni suoi testi del 1986, del 2003 e del 2013. Trovo anche due tesi, una del 1986 (monografica) e una del 1994 (ma insieme a Mario Borgato e Rino Ferrini, due autori più noti di Martinenghi).

Mi metto in contatto con Rossari e insieme procediamo a una nuova schedatura che comprenda anche le nuove attribuzioni. Nel frattempo infatti, girando per la città, e sempre seguendo indizi dello Stile Martinenghi, mi era capitato di scoprire diversi suoi edifici che non conoscevamo e che siamo poi riusciti ad attribuire in modo certo attraverso le ricerche all’Archivio di Milano.

Piazza Mondadori (Foto di Sosthen Hennekam)

Piazza Bottini, via Pacini (Foto di Sosthen Hennekam)

Quando ho iniziato la mia ricerca nel 2015, a Martinenghi si attribuivano circa una sessantina di licenze edilizie. Adesso siamo arrivati, solo a Milano, a contare 166 progetti realizzati, quasi il triplo. Insieme ad Andrea Coccoli, Roberto Dulio e Sosthen Hennakam abbiamo quindi redatto una monografia: Giuseppe Martinenghi. La costruzione di Milano nel Novecento. Nel regesto si contano 299 progetti, dei quali il 70 per cento è stato effettivamente costruito. Persino nei momenti finali della redazione sono emersi altri progetti realizzati in giro per l’Italia, e siamo abbastanza sicuri che nei prossimi anni ne emergeranno altri.

La fase più interessante e divertente del lavoro per me è stata quella dell’attribuzione, in cui ho imparato a riconoscere lo Stile Martinenghi, identificabile anche nei tre periodi della sua produzione: il primo in cui costruisce villette per la piccola e media borghesia negli anni ’20, poi i palazzi borghesi o di lusso negli anni ’30 e ’40, e l’ultimo degli anni ’50 e ’60 in cui riesce ad adattarsi a un nuovo linguaggio. Successivamente Rossari ha coinvolto Roberto Dulio e Filippo Beltrami Gadola, interessati da subito al progetto di una monografia, e fortunatamente si è unito a noi un bravo fotografo: Sosthen Hennekam, che per conto suo aveva già iniziato a fotografare diversi edifici di Martinenghi.

Questa storia mi ha insegnato che il gesto di una persona estranea a una disciplina può cambiarne i pesi da un momento all’altro: un giorno Martinenghi non esiste; il giorno dopo è “l’architetto che ha costruito di più a Milano”. Possiamo poi discutere sulla qualità dell’opera, se sia un maestro oppure un minore, ma dobbiamo in ogni caso fare i conti con questo paesaggio che improvvisamente ci crolla addosso perché ha trovato un autore. È quello che intende fare questo libro, che indaga il professionista silenzioso che di una città come Milano ha disegnato la geografia, e che per qualche motivo non è passato alla storia. Per ora.

Nella foto in evidenza, un edificio in via Cuneo. Foto di Sosthen Hennekam

Articoli Suggeriti
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival

Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.

Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno

Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.

Leggi anche ↓
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival

Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.

Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno

Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.

Se davvero la Bonelli è in crisi, tutta l’industria del fumetto dovrebbe iniziare a preoccuparsi

Tra forum e pagine Facebook si discute da giorni delle difficoltà dell'azienda, di autori congedati e vendite in calo. Il problema, però, non riguarda solo Bonelli, ma un modo di fare i fumetti forse non più sostenibile nel mercato attuale.

Grazie a TikTok, un singolo di Jeff Buckley è entrato per la prima volta in classifica 29 anni dopo la sua morte

“Lover, You Should’ve Come Over” è entrata nella top 100 USA, grazie ai tanti tiktok in cui è stata inserita.

Blossoms Shanghai, la prima serie tv di Wong Kar-wai, arriva su Mubi il 26 febbraio

Dopo il grandissimo successo in Cina, l'opera prima televisiva di Wong Kar-wai arriva finalmente anche in Italia.

Per chi lavora nel cinema in Italia, la vita è una battaglia dopo l’altra

Attori, attrici, registi, produttori, maestranze: abbiamo parlato con chi il cinema lo fa per farci raccontare la realtà e la crisi di questa industria. Tra soldi che non ci sono e attese che non finiscono mai.