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00:21 mercoledì 28 ottobre 2026
Finalmente è arrivata una delle settimane più belle dell’anno, quella in cui ci prepariamo a C2C Festival Ci siamo quasi: da giovedì 29 ottobre a domenica 1 novembre ci ritroviamo tutti a Torino, come sempre durante la Contemporary Art Week.
Molte persone stanno commentando l’arresto di Youssef Siher dicendo che aveva già spiegato tutto Marco Bellocchio in Sbatti il mostro in prima pagina Nel film un quotidiano di destra trova il colpevole di un omicidio in un giovane militante di sinistra, innocente. Cinquant’anni dopo, il racconto dell’arresto del ricercatore milanese ha riportato in tanti a quella storia.
Google ha abbattuto 400 mila alberi in Finlandia per costruire dei data center, e ora i lupi che abitavano in quelle foreste hanno deciso di “trasferirsi” in città La filiale finlandese di Google ha raso al suolo centinaia di ettari di bosco senza aspettare le valutazioni ambientali. Gli animali sono fuggiti e i lupi adesso si stanno avvicinando ai centri abitati in cerca di cibo.
Il presidente del gruppo editoriale Gallimard ha detto ai direttori delle sue case editrici che da ora in poi dovranno passare tutti i manoscritti che arrivano in un rilevatore di scrittura AI Dal 2027 le case editrici del gruppo Gallimard dovranno controllare i testi con un software di rilevamento. La decisione arriva dopo il caso di Thélyson Orélien, romanzo candidato al Goncourt che sarebbe stato scritto con l’AI.
Pur di aiutare gli studenti a vincere, i serbi all’estero si sono inventati VoteBnb, una piattaforma che offre alloggio e trasporto gratuito a chi vuole tornare a casa per le elezioni Con appena 93 seggi in tutto il mondo, i serbi all’estero hanno organizzato passaggi, pullman e alloggi gratuiti per poter votare. Alla fine la Lista studentesca ha vinto e Vučić ha ammesso la sconfitta.
A Berlino vogliono espropriare 160 mila appartamenti ai fondi immobiliari per iniziare a risolvere la crisi abitativa Dopo la vittoria della Linke, la futura coalizione di sinistra vuole trasferire in mano pubblica le case dei gruppi che possiedono più di 10 mila appartamenti. Solo al colosso Vonovia questo costerebbe 8,4 miliardi.
Alla notizia della vittoria di Lula le persone hanno iniziato a urlare a squarciagola il suo nome alla finestra. L’ultima volta che in Brasile si sono viste scene così è stato quando la Nazionale ha vinto il Mondiale E ovviamente le immagini di questi festeggiamenti sono finite tutte sui social, raccolte sotto l'hashtag #ViradaDoLula, la rimonta di Lula.
Art Basel Paris ha deciso di chiudere in anticipo a causa delle proteste del fine settimana La fiera d'arte al Grand Palais termina venerdì 23 ottobre alle 19 e resterà chiusa sabato e domenica. A rimetterci saranno soprattutto le gallerie emergenti e gli artisti esordienti.

Giovinezza per vecchi

Sul nuovo film di Noah Baumbach, commedia sulle velleità e sui consumi culturali, bizzarramente invertiti, di quarantenni e ventenni.

08 Luglio 2015

Prendetelo come un test da fare sotto l’ombrellone. O come uno di quei giochetti di BuzzFeed, se come me pensate che siano la più grande invenzione mai concepita da essere umano.

Domanda 1
In regalo vorresti ricevere:
A) un abbonamento a Netflix
B) un giradischi

Domanda 2
Ai piedi indossi:
A) Nike Flyknit Lunar 3
B) Adidas Stan Smith

E via così, fino ai profili finali.

Se avrete una maggioranza di risposte A, il risultato sarà Josh Srebnick. Se preferirete le B, verrà fuori Jamie Massey. Ovvero i due protagonisti di Giovani si diventa, pessimo titolo italiano di While We’re Young (“Finché siamo giovani”), ultimo film di Noah Baumbach, nelle (deserte) sale italiane da giovedì 9 luglio. Josh è Ben Stiller, 45 anni (il regista ne fa 50 a novembre), docente di cinema all’università e documentarista fuori corso, nel senso che da dieci anni sta cercando senza successo di finire il Film Della Vita. Jamie è Adam Driver, 25 anni (nella vita vera è classe 1983), aspirante documentarista e uditore alle lezioni del primo. Hanno entrambi moglie: il primo Cornelia (Naomi Watts), figlia di un acclamato cineasta indipendente, sposata anche per ragioni di lignaggio intellettuale; il secondo Darby (Amanda Seyfried), coetanea che come ultimo lavoretto per stare al mondo s’è inventata la produzione casalinga di gelati biologici, sposata – s’intuisce – perché i ventenni hanno ricominciato a farlo con una certa nonchalance hippie.

Il matrimonio è:
A) un contratto che serve solo come tutela legale
B) un modo come un altro per celebrare l’amore (hashtag #LoveWins)

Josh e Jamie diventano amici il giorno (o quasi) in cui al primo viene diagnosticato un principio di artrite («Ma artrite artrite?», chiede lui al medico con l’ansia con cui Woody Allen si autodiagnosticava tumori maligni in qualsivoglia parte del corpo) e in cui il secondo trova con furbizia il modo per diventare quello che ha sempre voluto essere, nel suo misto di velleità e mitomania: un Grande Artista Dell’Era Digitale – che poi è, a conti fatti, quello che vorrebbe diventare qualunque suo coetaneo. Il modo è: pescare un quarantenne con i contatti già giusti e le porte già aperte (seppur male) e, molto semplicemente, usarli. Josh e Jamie sono uno spicchio o uno specchio di tutte le società di tutte le grandi città occidentali di oggi, almeno per come le vede Baumbach. Il primo – quarantenne – crede fortemente nella rete, nelle serie Hbo, negli smartphone, nel running, nei bicchieri di vino francese (con molti solfiti) tracannati all’ora dell’aperitivo, mentre gli amici sono impegnati a mettere a letto pargoli urlanti. Il secondo – ventenne – crede nei vinili, nelle biciclette a scatto fisso, nei mercatini vintage, nella meditazione kundalini, nelle retrospettive di film sovietici, nella quinoa. Non è un caso che il loro incontro avvenga attorno a un elemento che in un certo modo li accomuna: il documentario, depositario di tutte le declinazioni della parola Qualità per il quarantenne, convinto che definirsi intellettualmente sia fondamentale come lasciapassare in società; e parola che per i ventenni ha sostituito il chiringuito-sulla-spiaggia nella risposta all’eterno quesito «Qual è il tuo piano B?»: tutti quelli nati tra fine anni Ottanta e inizio Novanta pensano di poter diventare dei documentaristi, nella misura in cui tutti ci sentiamo grandissimi fotografi grazie ai filtri di Instagram – io mi ci sento, per dire.

È un film sulle rottamazioni, sulla gentrificazione, sugli hipsterismi, sull’invecchiamento dei baby boomer

È tutto vero, e però non è così semplice. Un po’ per gli sviluppi che prende il copione (e che non intendo spoilerare), un po’ perché Baumbach tenta un discorso più sofisticato. Non è detto che ci riesca del tutto, ma già scrivere una commedia pura su un gruppo di wannabe – giovani, intellettuali, mariti e mogli, un po’ tutto – equivale a prendere per il culo chiunque, cominciando da se stesso. L’ultimo film del regista newyorkese prima di questo era stato Frances Ha (2012): anche lì c’era una ragazza (Greta Gerwig) con molte velleità e poca sostanza, o forse era la sostanza di cui, semplicemente, sono fatti i trentenni. Quelli che hanno creduto di trovare, là fuori, un mondo pronto ad accogliere e valorizzare le loro passioni, e invece hanno potuto contare solo sulle ultime paghette di mamma e papà. Finché – come succede a Lena Dunham nella prima scena di Girls, a cui Baumbach ha evidentemente buttato l’occhio più di una volta – i genitori non tagliano i bonifici sul conto corrente a tasso zero aperto dopo il liceo. Può succedere a venti, come a trenta o quaranta. Finché siamo giovani, appunto, e sta a ciascuno stabilire la propria data di scadenza.

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Il terzultimo film di Baumbach è Lo stravagante mondo di Greenberg (in originale solo Greenberg, ma non commento), protagonisti – guarda caso – Ben Stiller e Greta Gerwig: lui, Roger, è un quarantenne preso da fregole di downshifting che si è messo a fare il falegname; lei, Florence, una ventenne che si ostina a voler sfondare come cantante, convinta di trovare ancora un ingranaggio disponibile per girare nella grande ruota del Sistema.

Florence: «Ti piacciono le cose vecchie.»
Roger: «Un analista una volta mi disse che ho problemi a vivere nel presente. Perciò resto nel passato: mi sento come se non l’avessi mai davvero vissuto la prima volta.»

Vale per tutti, giovani e adulti, bambini e vecchi. Sempre da Greenberg: «Qui gli adulti si vestono da bambini e i bambini da supereroi». Andare sempre all’indietro (o nel mondo della fantasia, spesso intesa come mitomania) è l’unico modo per sopravvivere? L’unico modo per restare forever young? Forse. Altrimenti perché tutti faremmo i test su Facebook (o BuzzFeed) del tipo «Qual è la tua vera età biologica?».

Il tuo sogno di felicità è:
A) andare a vivere in campagna
B) coltivare un orto a chilometro zero in città

Poi c’è pure l’età culturale. While We’re Young è un film sulle rottamazioni, sulla gentrificazione di usi e costumi, sugli hipsterismi dell’asse Williamsburg-Berlino, sull’invecchiamento dei baby boomer e la dittatura di Eataly. E sui giovani che usano metodi più conservatori dei vecchi, sul definire se stessi in base ai consumi culturali di un’epoca, che deve essere sempre un po’ più lontana da quella che – anagraficamente – stiamo vivendo. Quando avevamo diciott’anni ci piaceva dire che non guardavamo Trl su Mtv, ma andavamo ai cineforum dove proiettavano Il tempo dei cavalli ubriachi (che film immenso). I quarantenni di oggi non perderebbero manco pagati una puntata di X-Factor. O, peggio, per il giovedì sera hanno già organizzato il gruppo d’ascolto.

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Quando Josh, babyboomer, ascolta nel film “Eye of the Tiger”, tema di Rocky III, dice: «Ricordo quando questa canzone era considerata semplicemente brutta». Oggi non è difficile trovare pezzi considerati cult come questo negli iPod della cosiddetta Generazione Y. È il solito problema di ciò che è mainstream, e di come viene catalogato a seconda di chi lo consuma. Taylor Swift è compresa – semplificando di molto – dalle tredicenni in cerca di role model o dai quarantenni con l’ansia di mostrarsi costantemente aggiornati («È la numero uno su Billboard, dovrò pur saperne qualcosa!», urla il quarantenne che ha o sogna di avere l’Apple Watch al polso) , ma difficilmente “arriverà” a un ventenne che si danna per aggiungere alla sua collezione di vinili l’introvabile Blue di Joni Mitchell. I quarantenni leggono con immenso interesse articoli di duecentomila battute sugli youtuber ventenni più influenti della California, mentre i ventenni vogliono imparare a suonare l’ukulele. I quarantenni invocano la pena di morte per quelli che hanno spoilerato il finale di House of Cards, i ventenni scoprono che c’è tutto un cinema e un mondo in bianco e nero, prima di Pulp Fiction di Tarantino. I quarantenni si sentono cool perché ascoltano Beyoncé e Jay-Z, che per i ventenni sono i loro nonni: Tidal, l’anti-Spotify che offre musica figa in streaming, vanta loro come padrini, insieme a Madonna e ai Daft Punk, nel ruolo evidentemente dei prozii.

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