Hype ↓
19:12 domenica 6 settembre 2026
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.

Giorgio Chinaglia

Commento a una foto del 1983 di Giorgione Chinaglia che dice di lui molto più di 1000 coccodrilli

06 Aprile 2012

«Io stavo col libanese» urlato dal Bufalo nelle prime pagine di Romanzo criminale e poi replicato anche nella serie tv (non a caso inesistente nel brutto film di Placido) è un grido di autentica rivendicazione, senza filtri, come una eredità acquisita di colpo proprio mentre la Magliana rimane indifferente. Ma è anche una rivendicazione mozza perché sa di essere certa del passato e non più del futuro. Solo che questo orgoglio non ne vuole sapere di restare in gola, e allora cerca davanti a sé l’ultimo spazio per un gesto preciso che ne racchiuda tutto il senso.

C’è una foto scattata a Roma nel 1983 nella curva Nord del vecchio stadio Olimpico. È una immagine che racconta l’eco di una turbolenta capitale anni Settanta. Nessuna allusione al piombo della criminalità organizzata o del terrorismo. Il riferimento è ad altre schermaglie e barricate. Ma dentro c’è la storia di una rivendicazione potente quanto quella romanzata da De Cataldo. È domenica e si gioca Lazio-Inter. Il campionato appena finito è stato vinto dalla Roma. Quell’uomo sotto la pioggia, con l’impermeabile chiaro, circondato dai tifosi, è Giorgio Chinaglia. Ha la sicurezza e l’atteggiamento del patriarca. «La Lazio è una cosa mia» disse una volta. C’è anche un video di quell’apparizione. Il neopresidente tornato dagli Stati Uniti apposta per salvare la sua Lazio, in curva ci arriva da solo, alcuni tifosi gli fanno scudo mentre sale le scale. Chinaglia tira dritto fino in cima, non si scompone. C’è chi lo vuole toccare, chi lo vuole proteggere, chi lo abbraccia e lo bacia, come fosse un padre. Eppure Chinaglia sembra solo nella sua determinazione.

Nel 1983 la curva è ancora vecchio stile, cinta da uno striscione unico lungo cinquanta metri immortalato nella sigla di 90° minuto. Ha già vissuto il dramma di Paparelli ma il dresscode da ultrà non è arrivato. Le facce sono gioiose. Chinaglia ha con sé una targa da donare ai tifosi, c’è uno striscione con dedica per loro sulla pista d’atletica. Ma non è quella la vera rivendicazione catturata nella foto. Quando Chinaglia arriva nel mezzo della curva e un faro lo illumina, c’è un mantra di qualche anno prima che sale spontaneo tra i tifosi, poi scappa di mano, ognuno per sé, poi ritrova la sua scansione corale: «Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia». Per tre volte.

A essere rivendicata è proprio la solitudine del patriarca. Serve la sua rude sfrontatezza per risorgere. Lo scudetto del ’74 è lontano e finito in pezzi con la morte dell’allenatore Maestrelli e del giocatore Luciano Re Cecconi. Poi è arrivato il calcio scommesse e la discesa in B nel 1980 con il Milan. E’ rimasto l’ex enfant prodige D’Amico, ci sono i giovani Giordano e Manfredonia. Ma non basta. Sembrano tutti figli in attesa del padre. Anche nella sua assenza Chinaglia resta il padrone dell’immaginario laziale.

Oltre a essere spavaldo e tifoso della sua squadra senza essere romano, il patriarca aveva avuto i numeri dalla sua. Quello che Pasolini chiamava astiosamente un giocatore «perfettamente inutile, una punta goffa e delirante» era riuscito a portare a Roma il primo scudetto dal dopoguerra, dopo un decennio laziale di stenti. E a diventare un cannoniere alla Riva e il primo laziale a segno nella nazionale dopo Silvio Piola. Chinaglia aveva alzato la posta del romanzo laziale da un giorno all’altro. Di criminale c’era che alle provocazioni e agli insulti reagiva, anche al cinema. Diceva di votare Almirante e condivideva la stanza con il borgataro comunista Oddi. Il selvaggio, pazzo, sentimentale Chinaglia metteva paura. Quel dito sotto la Sud nel derby i romanisti non glielo perdonarono mai e le minacce alla moglie Connie contribuirono all’arrivo nei Cosmos di New York con Pelè.

Eppure il bilancio di quella nuova solitudine da presidente è negativo. Una salvezza all’ultima giornata e poi il disastro l’anno dopo. Di nuovo il patriarca vola in America senza un soldo, costretto a mollare prima della fine del campionato. Le due famiglie, quella della Lazio e quella degli affetti, si separano per la seconda volta. Ha provato di nuovo a riunirle nel 2005 ma Chinaglia si è fidato delle persone sbagliate ed è tornato in America senza poter mai far ritorno a causa di un mandato di cattura per riciclaggio. Per questo all’epoca in America lo hanno paragonato a Tony Soprano, anche per via della somiglianza fisica con Gandolfini. Ma del boss del New Jersey Chinaglia ha condiviso nel bene e nel male proprio l’ossessione dell’equilibrio impossibile tra le due famiglie.

Giorgio Chinaglia è morto a Naples in Florida domenica scorsa a 65 anni. L’ultima foto che lo ritrae ufficialmente l’ha scattata Gregg Khan del giornale Naplesnews.com. Il patriarca affiora dagli interni bianchi della bara aperta, nella classica veglia funebre americana. Mentre su un telo che scende dal soffitto viene proiettata una foto con Pelè e la moglie Angela abbraccia un amico circondata da mazzi di rose bianche, Chinaglia se ne sta ancora una volta da solo, stavolta per sempre.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.