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16:14 lunedì 17 agosto 2026
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.

“American Teenager” di Ethel Cain, l’inno delle ragazze tristi anche d’estate

Nel singolo della cantautrice americana ci sono malinconia e ansia per il presente, sensazioni che le vere sad girl vivono anche in vacanza.

06 Agosto 2024

L’estate è arrivata un po’ più tardi quest’anno, però è arrivata. La vita rallenta per necessità, gli abiti si accorciano, le giornate si allungano. Ci sono i ghiaccioli, il mare, l’abbronzatura, le vacanze, i festival, i concerti e, nel mondo parallelo che scivola accanto e continua imperterrito al di là delle stagioni, gli avvenimenti politici, le corse presidenziali, le guerre che continuano più aspre, più sottili e più dimenticate. Non sono una grande fan dell’estate: non mi piace il caldo, non mi piacciono le zanzare, l’abbronzatura, il mare, le alghe, i pesci, la mitologia della spiaggia, la narrazione di una montagna da cartolina e da turismo di massa. L’estate per me è sempre stata una stagione malinconica, sia per la mia pressione bassa e i conseguenti svenimenti che mi ricordano la mia caducità (un memento mori contemporaneo da surriscaldamento globale), sia perché è un periodo più vuoto del resto dell’anno, in cui abbiamo più tempo per svuotare il cervello e per riempirlo di considerazioni che il ritmo incalzante della vita adulta tende ad eliminare.

Quando due anni fa, nel 2022, alla fine della primavera, è uscito il singolo “American Teenager” di Ethel Cain, ho capito che avevo trovato l’inno della mia estate. La canzone è contenuta in Preacher’s Daughter, l’album di debutto di Hayden Silas Anhedönia, in arte Ethel Cain, ed è il brano più pop dell’album in bilico tra folk, indie e goth vagamente religioso. Tra allegorie e intrecci autobiografici, i vari brani narrano la storia cruenta di Ethel Cain, una ragazza trans dell’Alabama, figlia di un pastore della Chiesa evangelica che viene rapita, obbligata a prostituirsi, e infine uccisa e mangiata dal proprio assassino. No, non è un classico album da estate, di amori leggeri e brillanti da ombrellone, eppure la melodia di “American Teenager” entra in testa e sa di libertà, di corse in motorino verso l’età adulta che da adolescente sembra molto, molto distante. La voce di vetro di Cain, delicata e ferma, improvvisamente graffiante quando sembra sul punto di rompersi, ci rivela nel testo che in realtà, purtroppo, l’età adulta non è mai così lontana. “American teenager” è una sequenza di immagini vivide e desolate del giocatore di football del liceo morto in guerra, di alcolismo, della solitudine e dell’abbandono sentiti nella religione, di aderenza disperata al sogno americano che si rivela in tutta la sua sinistra irrazionalità.

Nel video della canzone, uscito a luglio dello stesso anno e diretto da Cain, la cantante indossa la vecchia uniforme da cheerleader della madre, corre in bicicletta e balla sugli spalti del campo da football vuoto, i capelli lunghi che si muovono nel vento. Seppur legata al contesto statunitense, la canzone affronta i temi universali del patriottismo («The neighbor’s brother came home in a box / But he wanted to go so maybe it was his fault / Another red heart taken by the American dream»), della religione, dell’inadeguatezza e della dipendenza («Jesus, if you’re listening, let me handle my liquor / And Jesus, if you’re there / Why do I feel alone in this room with you?»), e in quest’estate più che mai si accorda alla realtà che stiamo vivendo. Cain racconta con convinzione che si può sentire la libertà sulla pelle senza cancellare dai nostri pensieri quello che sta accadendo in noi stessi e nel mondo: «I’m doing what I want and damn, I’m doing it well, for me», canta nel finale

“American teenager” è tornare a casa la sera, nel paese di provincia in cui si è cresciuti, con un cono gelato in mano mentre si pedala in bicicletta per le strade semi deserte, e sentire in lontananza il telegiornale a volume altissimo – la voce del giornalista che esce dalla finestra aperta di una casa, forse di un anziano sordo – che narra le ultime stragi, le guerre, gli Europei di calcio e le Olimpiadi, dei tossicodipendenti trattati come criminali, degli armamenti e delle carceri, e continuare a pedalare nel fresco della sera, in questa lacerazione perenne tra quotidiano e avvenimenti storici. “American teenager è la canzone delle ragazze tristi per posa e per natura, pallide e inadeguate, con la fronte corrucciata anche a luglio e ad agosto, che hanno smesso da un po’ di conformarsi alla spensieratezza imperante e si sono create la propria forma di leggerezza, la stessa per cui tutti fanno a gara in tutte le stagioni: è una leggerezza malinconica e ombrosa, che per noi ragazze tristi si acuisce e splende più forte in estate.

Ognuno di noi ha un libro, una canzone, un film che associa all’estate. “Cose d’agosto” è una raccolta di articoli in cui le autrici e gli autori di Rivista Studio raccontano questo loro feticcio estivo, che sia intellettuale o smaccatamente pop.

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