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02:47 mercoledì 8 aprile 2026
L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Grazie al Diavolo veste Prada 2, Anna Wintour è finita per la prima volta sulla copertina di Vogue assieme alla sua alter ego Miranda Priestly, cioè Meryl Streep Per l'occasione si è fatta intervistare da Greta Gerwig, mentre l'attuale direttrice di Vogue faceva da stenografa.
Dua Lipa sarà la curatrice di uno dei più importanti festival letterari d’Inghilterra, il London Literature Festival Dopo il successo del suo book club, la popstar sarà la guest curator della più longeva fiera del libro di Londra.
La Sydney Opera House ha pubblicato sul suo canale YouTube, integralmente e gratuitamente, il film-concerto di Thom Yorke È un concerto del novembre 2024 che finora si era potuto vedere solo live oppure per tre giorni al cinema nello scorso marzo. Adesso è disponibile per tutti.
L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Le prevendite per Dune 3 sono andate sold out in poche ore nonostante manchino otto mesi all’uscita del film In una sala IMAX di Londra, dove il biglietto costa quasi 30 euro, tutti i 498 posti sono stati prenotati in appena due minuti.
L’Unicef ha pubblicato una guida per aiutare i genitori a spiegare la guerra ai bambini La guida spiega come parlarne ai più piccoli non "isolandoli" dalle notizie, ma aiutandoli a capire la situazione, in base alla loro età.
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».

Cosa si dice dell’autobiografia di Emily Ratajkowski

10 Novembre 2021

Emily Ratajkowski, attrice, modella, star sui social e sui tappeti rossi di tutto il globo, ha debuttato come scrittrice con l’autobiografia My body, una collezione di saggi, 12 per l’esattezza, in cui esplora il suo passato con la lente della sua immagine: come è stato percepito il suo corpo, e soprattutto come lei stessa l’ha percepito. Vulture ha recensito l’opera prima, analizzando passo per passo la maggior parte dei saggi, partendo dalla citazione che sembra aver dato il nome al libro: Ratajkowski racconta di come in un viaggio di promozione di un hotel alle Maldive canticchiasse l’incipit del cortometraggio del 2014 dell’artista e scrittrice Hannah Black, in cui si sentono Beyoncé, Rihanna, Ciara e Mariah Carey cantare le due parole «My body», estrapolate dai loro successi, come critica alla concezione bianco-femminista del corpo. L’autrice scrive a proposito: «”Il mio corpo!” Ho cantato ad alta voce con la mia migliore voce di Rihanna, pensando al pezzo di Hannah Black mentre entravo in acqua, aggiustando il mio bikini bagnato per tirarlo più in alto». La critica non sembra aver totalmente apprezzato My body, come Judith Newman, per Airmail , che si interroga: «Ratajkowski può essere una pensatrice interessante sull’apparire e sul suo valore, ma continuo a chiedermi se lo scopo del libro sia quello di deviare l’invidia, un motto come “Non odiarmi perché sono bella” per gli anni ’20. Se è così, missione compiuta!». 

L’attrice parla di «bellezza, abuso e potere, cercando di rivendicare la sua immagine attraverso narrazioni di scoperta di sé e di evoluzione femminista», analizzando sopratutto il rapporto con le immagini: “Buying Myself Back” il saggio (pubblicato su The Cut nel settembre 2020) in cui Ratajkowski parla dell’impossibilità di autocontrollo della propria immagine nell’era digitale: partendo dalla causa intentata da un paparazzo per aver postato su Instagram una foto agli sforzi per recuperare alcune immagini da un ex fidanzato e da un fotografo “predatore”. Jordan Taliha McDonald prosegue nella recensione per Vulture: «Le frasi di Ratajkowski sono chiare, riflessive e dichiarative: dialoghi esterni e interni siedono uno accanto all’altro. Ratajkowski è archivista, guardando indietro nella speranza di andare avanti.[…] Potrebbe voler collocare le sue esperienze all’interno di un discorso femminista occidentale più ampio, ma è in conversazione, prima di tutto, con se stessa».  Ed è proprio questa la critica che viene mossa: anche Maddie Crum del Washington Post sostiene come Ratajkowski sia meno interessata alla pluralità di quanto dice di essere, e definisce il libro «una raccolta intelligente ma miope sul corpo individuale della sua autrice: i crimini commessi contro di esso; la vita offerta da esso; e anche i suoi limiti». È emblematico il titolo della critica del Nyt: “In un mondo che sfrutta le donne, Emily Ratajkowski sfrutta se stessa. È questo il progresso?”.

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