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21:22 lunedì 2 marzo 2026
L’ex ministro dell’economia greco Yanis Varoufakis verrà processato perché in un podcast ha detto di aver provato l’ecstasy 37 anni fa L'ex ministro delle Finanze è accusato di «promozione e pubblicità di sostanze stupefacenti» e rischia dai 6 mesi ai 10 anni di carcere.
Nell’album di beneficenza Help(2), assieme a tutte le rockband più importanti di quest’epoca, ci saranno anche gli Oasis Nel disco, che esce il 6 marzo, ci sarà anche una loro versione di “Acquiesce” registrata durante uno dei concerti a Wembley del reunion tour.
C’è un videogioco in cui la missione è sopravvivere alla vita da disoccupato Si chiama Unemployment Simulator 2018 e affronta il dolore emotivo e la pressione sociale che derivano dal ritrovarsi improvvisamente disoccupati.
Un fan ha scoperto su internet che Rosalía si è esibita ai Brit Awards su un remix techno di “Berghain” fatto da lui Si chiama Conrdad Taylor, è un producer e dj tedesco che vive a New York e non aveva idea che sarebbe successo.
Zendaya e Tom Holland si sarebbero sposati in segreto ma lo stylist di Zendaya ha spifferato tutto ai giornalisti Lo stylist lo ha rilevato sul red carpet degli Actor Awards, dicendo ai giornalisti colti alla sprovvista dall'annuncio: «Ve lo siete persi».
I prezzi dei voli sui jet privati stanno aumentando a dismisura a causa dei ricchi bloccati negli aeroporti del Medio Oriente che cercano di scappare Prima della guerra tra Iran e Usa e Israele il costo di un volo privato da Riyad all'Europa oscillava tra 50 e 80 mila dollari, ora è arrivato a 350 mila.
Scritto con Ottessa Moshfegh, interpretato da Josh O’Connor, Saoirse Ronan e Jessie Buckley: il nuovo film di Alice Rohrwacher è già uno dei più attesi dell’anno Ad aprile la regista inizierà le riprese dell'adattamento di The Three Incestuous Sisters, fiaba gotica scritta e illustrata da Audrey Niffenegger.
L’esercito statunitense ha usato Claude, l’AI di Anthropic, nell’attacco all’Iran nonostante il divieto di Trump e la contrarietà di Anthropic E continuerà a farlo per almeno altri sei mesi, quando poi passerà a usare prodotti e servizi gentilmente offerti da OpenAI.

La battaglia per il cuore dell’Europa è iniziata

I risultati delle elezioni parlano dell’ondata delle destre populiste e di cosa sta succedendo all’interno delle sinistre.

27 Maggio 2019

Chi si aspettava un messaggio univoco, un singolo trend, rimarrà deluso: da queste elezioni europee non è uscita una sola storia. Le storie sono tante, ma, messe tutte insieme, dicono che c’è una battaglia per il cuore dell’Europa, che questa battaglia la si sta combattendo adesso e che non c’è nulla di scritto. Dicono che l’ondata delle destre populiste c’è stata, eccome se c’è stata, ma anche che quell’aura di inevitabilità che la circondava era malriposta. E dicono, forse, anche qualcosa su cosa sta succedendo all’interno delle sinistre europee.

Le singole storie, si diceva. Una, la più attesa, è quella dei sovranisti, che sono diventati il primo partito in Gran Bretagna, Francia, Italia, e che nel Parlamento europeo crescono ma non si avvicinano neppure lontanamente a una maggioranza. Un’altra storia è la sinistra che risorge in Spagna e Olanda. È una storia il Partito democratico che in Italia supera di tre punti e mezzo i Cinquestelle. Sono una storia i Verdi in Germania, diventati vera alternativa alla CDU (e, si spera, un contenimento all’Afd). È una storia Farage che stravince in Gran Bretagna, con i LibDem secondo partito e Corbyn che perde il dieci per cento (i Tory, poveretti, manco li menzioniamo, tanto chi se li fila più). La tramvata di Tsipras in Grecia è una storia bella grossa pure quella. Orbàn è, più che una storia, un déja vu inquietante, perché possiamo ripeterci che è nel PPE, che è sempre meglio lui di Jobbik, ma la verità è che c’è un’involuzione autoritaria destinata a durare almeno nel medio periodo.

L’Austria, poi, meriterebbe un discorso a parte, che non riguarda solo il voto: c’era un partito di destra moderata, o semi-moderata, alleato con un’estrema destra di quelle che fanno paura; poi l’estrema destra, che aveva il ministero degli Interni, ha mandato la polizia a fare un raid a sorpresa, in stile notte di lunghi coltelli, contro i servizi di sicurezza; e a quel punto qualcuno si è reso conto che questi erano, guarda un po’, pericolosi e che forse era il caso di mandarli a casa, magari tirando fuori qualche dossier imbarazzante; e alla fine l’estrema destra è stata mandata a casa, prima chiedendo delle dimissioni importanti, poi con questo voto. Se vogliamo trovare una morale in tutte queste storie – operazione pericolosa, eh – la morale potrebbe essere che c’è una battaglia e che questa è ancora tutta da giocare. Vogliamo ancora un’Europa che sia veramente un’Europa unita, e non un’accozzaglia di piccole patrie? E crediamo ancora nella democrazia liberale? La battaglia principale, che si somma a molte altre, è questa. Di questo dovrebbe tenere conto anche, se non soprattutto, la sinistra.

È da un po’ che si discute sull’annosa questione di come può tornare a vincere la sinistra: andando a sinistra oppure andando al centro? Credo, sinceramente, che sia una questione mal posta. Perché a me sembra che la vera domanda, a sinistra, non è se dobbiamo essere più “liberal” o più “socialdemocratici”, ma se la sinistra, che sia liberal o socialdemocratica, ha qualcosa da guadagnare da certe tentazioni anti-europeiste e illiberali. La risposta è piuttosto evidente.

Le due sinistre che hanno preso grosse batoste in queste europee sono quella di Tsipras e quella di Corbyn, due sinistre anti-europeiste che hanno alcuni punti in comune con i Cinquestelle, che infatti hanno incassato un duro colpo pure loro, a cui si aggiunge l’irrilevanza di Mélenchon, passato dal 20 delle presidenziali al 6. Contemporaneamente, c’è stata una rinascita dei socialisti in Spagna e Olanda. La sinistra liberal è cresciuta esponenzialmente in Gran Bretagna e sta tenendo, seppure con qualche difficoltà, in Francia. Sempre in Francia, è crollata la sinistra populista. In Germania c’è stato l’exploit di un partito nettamente europeista che include al suo interno un’anima più socialdemocratica e un’altra più liberal (i Verdi, che hanno al loro interno eco-socialisti, eco-liberal e persino qualche eco-conservatore) e un discorso analogo si potrebbe fare per il PD in Italia (vedi Calenda, vedi Zingaretti). All’interno della sinistra, insomma, si sta replicando la battaglia più ampia all’interno dell’Europa, che non è tra destra e sinistra, ma tra la società aperta e i suoi nemici. La sinistra sovranista, chiamiamola così, a questo giro non è piaciuta. Anche perché, in fondo, non ha molto senso votarla. Perché votare l’imitazione “de sinistra” quando l’originale va così bene?

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