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08:15 lunedì 2 marzo 2026
Oltre al nuovo disco i Gorillaz hanno fatto uscire un film d’animazione che si può vedere gratis su YouTube Il film si intitola The Mountain, The Moon Cave and The Sad God ed esce nello stesso giorno del loro nuovo disco, The Mountain.
Ai Cèsar, il più importante premio cinematografico francese, il pubblico ha subissato di fischi il video tributo a Brigitte Bardot Pochi applausi, moltissimi fischi e anche un grido, che si è sentito distintamente durante la diretta: «Razzista!».
Una racconto distopico in cui l’AI distrugge l’economia mondiale pubblicato su un blog ha causato una perdita di 200 miliardi sul mercato azionario Secondo alcuni si è trattato di una coincidenza. Secondo altri, il racconto ha mandato nel panico gli investitori e stravolto i mercati per un giorno intero.
Mastro Lindo è andato in pensione dopo 68 anni di onorata carriera nell’industria delle pulizie La multinazionale P&G ha deciso di ritirare il logo e ha dato l'annuncio con una conferenza stampa tenuta dallo stesso Mastro Lindo su Instagram.
Paramount è riuscita a prendersi Warner, ma adesso dovrà pagare quasi tre miliardi di penale a Netflix Che si vanno ad aggiungere ai 77 che spenderà per completare l'acquisizione. Che comunque potrebbe non completarsi, se l'Antitrust non darà il via libera. E in questo caso, Paramount dovrà pagare altri 7 miliardi di multa.
Il ministro della Difesa pakistano ha dichiarato guerra all’Afghanistan con un post su X Per il diritto internazionale, ovviamente, non si può dichiarare guerra a un Paese via social, ma a Khawaja Mohammad Asif sembra non importare.
Non si è capito se è stato Morgan a non voler duettare con Chiello o Chiello a non voler duettare con Morgan nella serata delle cover di Sanremo Morgan ha detto che è stato lui a decidere di non esibirsi con Chiello, Chiello ha detto che la scelta di fare da solo è tutta sua.
I prezzi dei club di Berlino sono aumentati così tanto che è stato necessario inventarsi il termine technoinflazione Tutto è partito dal Berghain, ovviamente, che negli ultimi tre anni ha aumentato il costo del biglietto del 20 per cento. E tutti gli altri hanno seguito.

Pitchfork ha raccontato come la scena elettronica ucraina sta reagendo alla guerra

24 Marzo 2022

La musica elettronica è stato uno dei passaggi a Occidente che l’Ucraina ha costruito nell’ultimo decennio. Dopo l’Euromaidan, la rivoluzione che nel 2014 portò alla cacciata del Presidente filorusso Viktor Janukovyč, l’Ucraina, e Kiev in particolare, si è costruita una reputazione come tappa imprescindibile in qualsiasi viaggio alla scoperta della nuova scena elettronica europea. Giovanissimi ravers bardati in vecchi vestiti anni ’90 hanno cominciato, anno dopo anno, a riempire i locali della capitale, uniti da uno slogan che negli anni è diventato un vero e proprio manifesto culturale: “Poor but cool”. Club come CXEMA, Closer ed ∄ sono diventati dei “templi” dell’elettronica, al punto che il New Yorker, in un articolo che raccontava anch’esso le conseguenze dell’invasione russa sul questo pezzo della popolazione e della cultura ucraina, definiva Kiev come la casa «di una delle scene techno indubbiamente tra le migliori del continente».

Le conseguenze dell’invasione russa si possono immaginare. Ce ne sono alcune ovvie: artisti morti, altri costretti a fuggire. Locali non solo chiusi ma distrutti. Musicisti sopravvissuti e rimasti che ora devono occuparsi e preoccuparsi di altro: di sopravvivere, innanzitutto, e di dare una mano consegnando cibo e medicine, organizzando la vita nei rifugi, trasportando armi fino al fronte. Ma ci sono anche altre conseguenze, magari meno brutali e visibili ma ugualmente dolorose e profonde. La scena elettronica, come tutte le scene musicali, si basa su quel particolare modo di stare assieme che presuppone che non ci siano confini e barriere che la musica non possa superare, abbattere. Oleh Shpudeiko, uno dei musicisti intervistati da Pitchfork, ha spiegato che questo modo di vedere la musica e il mondo, per lui, ormai è perso. «Non possono più esistere legami con la cultura russa dopo quanto successo a Mariupol», dice. Shpudeiko viene da una famiglia di russofoni, ed è per questo che dice che l’idealismo con cui viveva l’arte fino a prima dell’inizio della guerra ormai è a malapena un ricordo. «Morto con le migliaia di civili uccisi».

Shpudeiko dice anche che non sa come tutto quello che è successo influenzerà e cambierà la sua musica: «Lo scoprirò, se sopravvivrò». Lui, per ora, ha smesso di fare musica. Altri artisti ucraini, invece, nelle scorse settimane hanno realizzato pezzi nuovi, compilation distribuite gratuitamente per risollevare lo spirito di chi in questo momento è in una città assediata o in un rifugio contro le bombe, dischi che raccolgono il lavoro di una carriera intera, testamenti artistici messi assieme nel timore del peggio. Il pezzo di Pitchfork si chiude con nove album, rappresentativi dell’elettronica ucraina di questi anni.

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