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La partecipazione di Kanye West al Wireless Festival di Londra ha causato un disastro commerciale e una crisi politica Gli sponsor hanno abbandonato il festival, il governo ha negato il visto a Ye, il festival è stato cancellato. Tutto in 48 ore.
Dopo la tregua con l’Iran si è tornati a parlare della “teoria del TACO”, cioè del fatto che Trump Always Chickens Out, Trump si tira sempre indietro Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
Le foto che gli astronauti dell’Artemis II stanno scattando alla Terra e alla Luna sono fatte con l’iPhone Degli iPhone 17 Pro Max, per la precisione. Se siete amanti della fotografia, queste le impostazioni usate dagli astronauti: obbiettivo 2,715mm, apertura f/1.9 e flash disattivato.
Gli Strokes hanno pubblicato il loro nuovo singolo, “Going Shopping”, spedendolo a 100 fan in una musicassetta E assieme alla cassetta, uno slogan che dice tutto: «In the Flesh, it’s Even Sexier». Adesso c'è solo da aspettare l'uscita del nuovo disco, Reality Awaits.
L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Grazie al Diavolo veste Prada 2, Anna Wintour è finita per la prima volta sulla copertina di Vogue assieme alla sua alter ego Miranda Priestly, cioè Meryl Streep Per l'occasione si è fatta intervistare da Greta Gerwig, mentre l'attuale direttrice di Vogue faceva da stenografa.
Dua Lipa sarà la curatrice di uno dei più importanti festival letterari d’Inghilterra, il London Literature Festival Dopo il successo del suo book club, la popstar sarà la guest curator della più longeva fiera del libro di Londra.
La Sydney Opera House ha pubblicato sul suo canale YouTube, integralmente e gratuitamente, il film-concerto di Thom Yorke È un concerto del novembre 2024 che finora si era potuto vedere solo live oppure per tre giorni al cinema nello scorso marzo. Adesso è disponibile per tutti.

Dunkirk è il film dell’anno

Christopher Nolan ha girato un film di guerra monumentale, in un'epoca in cui la guerra è di nuovo vissuta come esperienza che ci riguarda tutti.

02 Agosto 2017

Un soldatino inglese corre per le strade vuote, piovono dal cielo volantini tedeschi, «vi stiamo accerchiando», corre ancora, schiva gli spari, ci sono dei militari là in fondo, sono francesi, un sospiro di sollievo, «passa di qui!», l’ultimo tratto di corsa, fino al mare. La prima, prodigiosa sequenza di Dunkirk, scritto e diretto da Christopher Nolan, ha la struggente bellezza di un finale. Basta questo avvio a renderlo un instant classic? Direi di sì. Basta il fatto che tutto il mondo ne sta ossessivamente parlando a renderlo il film dell’anno? Può darsi pure questo.

In Italia l’ossessione – no: l’indignazione – deriva dal fatto che uscirà con un mese di ritardo (il 31 agosto), caso pressoché unico al mondo. Gli italiani d’estate preferiscono le notti della taranta, è un fatto. I pochi giornalisti che l’hanno già visto sono sotto embargo fino al rientro dalle ferie, io ho pagato un biglietto a Potsdamer Platz dunque sono immune da qualsiasi divieto. Altrove, si diceva, ne parla chiunque. Time magazine lo ha appena messo in copertina, titolo «The Miracle of Dunkirk». La stampa è unanime nel gridare al capolavoro: su Rotten Tomatoes, tornasole quasi infallibile della critica internazionale, ha il 93% di consensi positivi. Il pubblico risponde numeroso: non era scontato che un blockbuster così dichiaratamente d’auteur facesse cento milioni di dollari negli Stati Uniti (e duecentoquaranta nel mondo) in due weekend, lasciando dietro titoli più pop come il cartoon degli emoji e l’atomica bionda Charlize Theron.

dunk

La prima risposta al perché di questo successo è semplice: Dunkirk è un film che sa di cinema, in un’epoca in cui è soprattutto la tv a investire massivamente in produzioni d’autore un tempo destinate alla sala (ciò spiega anche la presenza, tra le sei attrici protagoniste di miniserie candidate ai prossimi Emmy, di nomi come Nicole Kidman, Reese Witherspoon, Susan Sarandon e Jessica Lange: roba che oggi persino gli Oscar si sognano). Christopher Nolan è un regista di cinema puro, e dirige con la consapevolezza di offrire alla platea uno spettacolo che soltanto nel buio della sala può accadere. Su direttrici decisamente diverse, fa la stessa operazione che ha guidato Damien Chazelle nel pensare La La Land. La seconda risposta sta nel ritratto della guerra come emozione collettiva, globale, in un momento storico in cui la guerra è di nuovo vissuta come esperienza che ci riguarda tutti. È il punto di vista preciso del racconto dei soldati scampati al nemico tedesco che sperano di tornare a casa. Dunkirk è l’orrore, è la giovinezza sacrificata a una giusta causa solo presunta, è la corruzione dei popoli, è il senso di fragilità e di minacciosa quiete delle poesie che ci facevano studiare a memoria, è la morte come attesa. Parodiando quella battuta da cinema italiano: è forse l’attesa della morte la morte stessa? Dentro Dunkirk c’è anche un’ironia nerissima: quelli che dovrebbero morire si salvano, chi è venuto per salvare finisce sul giornale nel colonnino «casualities of war» (ma da eroe). L’unica reazione possibile – incarnata dall’ufficiale Kenneth Branagh, un brivido corre lungo la schiena quando gli occhi gli si riempiono di lacrime – è l’umanità. È l’unico mezzo per la sopravvivenza, ieri come oggi.

La terza risposta è semplice: Dunkirk è un film bellissimo, e lo dico da non nolaniano (non sempre, almeno). Il che apre a un quesito che visiterà molti spettatori durante la visione: si può fare un film di guerra che grida bellezza da ogni inquadratura? Certo che sì, che discorsi: il finale della Grande illusione di Jean Renoir è il più bello della storia del cinema, è bellissimo il canto degli innocenti di Orizzonti di gloria, sono bellissime le corse nei lampi di luce di Full Metal Jacket. E questi sono gli esempi più facili, pensate a tutti gli altri. Dunkirk è di una bellezza sontuosa, monumentale, sfacciata. Si avverte a tratti quel rischio di freddezza tipico di Nolan, e però lui lo aggira con la giustissima suddivisione in tre atti scompaginati tra loro: la terra che è il molo su cui i soldati aspettano la nave del ritorno, l’acqua che è il grande mare delle battaglie e della solidarietà, l’aria che è il volo disperato di due piloti; il fuoco arriva alla fine, a scombinare tutto. Ed è giustissimo il solito cortocircuito temporale. Sappiamo che è il tempo il tema cruciale del cinema di Nolan, e in Dunkirk una settimana diventa un giorno, un giorno un’ora, o forse tutto si confonde, e va’ a sapere qual è davvero il tempo della nostra vita.

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