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Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.

Dunkirk è il film dell’anno

Christopher Nolan ha girato un film di guerra monumentale, in un'epoca in cui la guerra è di nuovo vissuta come esperienza che ci riguarda tutti.

02 Agosto 2017

Un soldatino inglese corre per le strade vuote, piovono dal cielo volantini tedeschi, «vi stiamo accerchiando», corre ancora, schiva gli spari, ci sono dei militari là in fondo, sono francesi, un sospiro di sollievo, «passa di qui!», l’ultimo tratto di corsa, fino al mare. La prima, prodigiosa sequenza di Dunkirk, scritto e diretto da Christopher Nolan, ha la struggente bellezza di un finale. Basta questo avvio a renderlo un instant classic? Direi di sì. Basta il fatto che tutto il mondo ne sta ossessivamente parlando a renderlo il film dell’anno? Può darsi pure questo.

In Italia l’ossessione – no: l’indignazione – deriva dal fatto che uscirà con un mese di ritardo (il 31 agosto), caso pressoché unico al mondo. Gli italiani d’estate preferiscono le notti della taranta, è un fatto. I pochi giornalisti che l’hanno già visto sono sotto embargo fino al rientro dalle ferie, io ho pagato un biglietto a Potsdamer Platz dunque sono immune da qualsiasi divieto. Altrove, si diceva, ne parla chiunque. Time magazine lo ha appena messo in copertina, titolo «The Miracle of Dunkirk». La stampa è unanime nel gridare al capolavoro: su Rotten Tomatoes, tornasole quasi infallibile della critica internazionale, ha il 93% di consensi positivi. Il pubblico risponde numeroso: non era scontato che un blockbuster così dichiaratamente d’auteur facesse cento milioni di dollari negli Stati Uniti (e duecentoquaranta nel mondo) in due weekend, lasciando dietro titoli più pop come il cartoon degli emoji e l’atomica bionda Charlize Theron.

dunk

La prima risposta al perché di questo successo è semplice: Dunkirk è un film che sa di cinema, in un’epoca in cui è soprattutto la tv a investire massivamente in produzioni d’autore un tempo destinate alla sala (ciò spiega anche la presenza, tra le sei attrici protagoniste di miniserie candidate ai prossimi Emmy, di nomi come Nicole Kidman, Reese Witherspoon, Susan Sarandon e Jessica Lange: roba che oggi persino gli Oscar si sognano). Christopher Nolan è un regista di cinema puro, e dirige con la consapevolezza di offrire alla platea uno spettacolo che soltanto nel buio della sala può accadere. Su direttrici decisamente diverse, fa la stessa operazione che ha guidato Damien Chazelle nel pensare La La Land. La seconda risposta sta nel ritratto della guerra come emozione collettiva, globale, in un momento storico in cui la guerra è di nuovo vissuta come esperienza che ci riguarda tutti. È il punto di vista preciso del racconto dei soldati scampati al nemico tedesco che sperano di tornare a casa. Dunkirk è l’orrore, è la giovinezza sacrificata a una giusta causa solo presunta, è la corruzione dei popoli, è il senso di fragilità e di minacciosa quiete delle poesie che ci facevano studiare a memoria, è la morte come attesa. Parodiando quella battuta da cinema italiano: è forse l’attesa della morte la morte stessa? Dentro Dunkirk c’è anche un’ironia nerissima: quelli che dovrebbero morire si salvano, chi è venuto per salvare finisce sul giornale nel colonnino «casualities of war» (ma da eroe). L’unica reazione possibile – incarnata dall’ufficiale Kenneth Branagh, un brivido corre lungo la schiena quando gli occhi gli si riempiono di lacrime – è l’umanità. È l’unico mezzo per la sopravvivenza, ieri come oggi.

La terza risposta è semplice: Dunkirk è un film bellissimo, e lo dico da non nolaniano (non sempre, almeno). Il che apre a un quesito che visiterà molti spettatori durante la visione: si può fare un film di guerra che grida bellezza da ogni inquadratura? Certo che sì, che discorsi: il finale della Grande illusione di Jean Renoir è il più bello della storia del cinema, è bellissimo il canto degli innocenti di Orizzonti di gloria, sono bellissime le corse nei lampi di luce di Full Metal Jacket. E questi sono gli esempi più facili, pensate a tutti gli altri. Dunkirk è di una bellezza sontuosa, monumentale, sfacciata. Si avverte a tratti quel rischio di freddezza tipico di Nolan, e però lui lo aggira con la giustissima suddivisione in tre atti scompaginati tra loro: la terra che è il molo su cui i soldati aspettano la nave del ritorno, l’acqua che è il grande mare delle battaglie e della solidarietà, l’aria che è il volo disperato di due piloti; il fuoco arriva alla fine, a scombinare tutto. Ed è giustissimo il solito cortocircuito temporale. Sappiamo che è il tempo il tema cruciale del cinema di Nolan, e in Dunkirk una settimana diventa un giorno, un giorno un’ora, o forse tutto si confonde, e va’ a sapere qual è davvero il tempo della nostra vita.

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