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I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.

Doppia fiaba per adulti

Il bambino che cade nella gabbia del gorilla. Un altro lasciato dai genitori in un bosco. La cronaca che diventa una versione per grandi dei fratelli Grimm.

03 Giugno 2016

Un bambino cade nella gabbia del gorilla allo zoo di Cincinnati e, come un Mowgli moderno, ripreso e condiviso da decine di telefonini, viene strattonato o bruscamente coccolato dal gorilla, pochi istanti prima che i suoi distratti genitori e i guardiani dello zoo decidano di abbattere il nuovo amico di Mowgli, per riportare il bambino selvaggio nella civiltà. Nello stesso momento, il formativo abbandono nel bosco di un indisciplinato bambino giapponese si trasforma in una raggelante sparizione di una settimana in mezzo agli orsi, ma non quelli di Masha e Orso, piuttosto quelli di Brave.

Secondo lo psicanalista Bruno Bettelheim, autore de Il mondo incantato, il bambino ha bisogno di fiabe per superare le difficoltà della vita. La fiaba, infatti, con la sua visione magica del mondo e le sue figure archetipiche portatrici di angosce e desideri, incarna perfettamente le contraddizioni interne al bambino, e lo aiuta a esorcizzare gli incubi e a superare le crisi esistenziali. Sì, ma quando fiabe, invece di limitarsi a titillare l’inconscio e a rappresentare le paure più illogiche, si trasformano in realtà?

Grimms' Fairy Tales 200th Anniversary Nears

I quattro genitori che hanno fatto vivere ai loro figli questa doppia fiaba tragica, dove nessuno visse felice e contento, sono stati subito messi alla gogna virtuale, gli uni dal mondo intero, per la loro mostruosa intransigenza, gli altri dagli animalisti, per la loro colpevole svagatezza. Mi sono chiesta, assurdamente, se per esempio i genitori del bimbo americano lo avessero abbandonato più spesso nel bosco, anche solo per due minuti, forse lui sarebbe stato più timoroso di arrampicarsi sulla gabbia? Avrebbe pensato “se non faccio il bravo, mi ci buttano mamma e papà nella gabbia, e direttamente in quella del leone”?

I genitori americani hanno risposto con superficialità che a tutti capita di distrarsi, che gli incidenti semplicemente accadono, mentre il papà giapponese anaffettivo si è detto “dispiaciuto” (dispiaciuto, mi auguro sia un errore di traduzione!) per il figlio e per aver causato danni alla comunità, ma soprattutto per la comunità: dopo tutto, il figlio era uno che tirava i sassi alle auto durante le gite!  Quando poi, infine, il bambino è stato ritrovato, ha detto: «Mi scuso profondamente con le persone della sua scuola, con le persone delle operazioni di ricerca, e con tutti quanti per aver creato problemi». Questi genitori di bambini troppo vivaci, arbitrariamente uniti nel destino da una congiunzione temporale, sono stati pubblicamente attaccati dall’opinione pubblica per motivi opposti: per non aver sorvegliato abbastanza, e quindi aver lasciato cadere un figlio iperattivo nella gabbia, e per aver punito troppo.

Vedendo i nove mila commenti al post di lutto per il gorilla dello zoo di Cincinnati, sembra quasi che avremmo preferito, tra i due, i genitori di Yamato. Genitori che dicessero: siamo dispiaciuti di aver causato tanto trambusto allo zoo, lasciatelo pure lì, così impara a arrampicarsi. E intanto, Yamato, senza cibo e acqua, per quasi una settimana, di sicuro non ha imparato i segreti della foresta di Hokkaido con l’orso Baloo…

CANADA-FORESTS-FIRE-EMERGENCY-OIL

Due storie diametralmente opposte, una di genitori orribilmente leggeri, che fanno uccidere una bestia per salvare il bambino che avevano trascurato, l’altra di genitori orribilmente severi, che lasciano un bambino in preda alle belve perché gli aveva fatto fare brutta figura con degli escursionisti. Noi condanniamo i genitori, tutti e indistintamente. Forse perché non ci è mai capitato. Di certo, perché nelle favole vincono i bambini e gli animali, e poi serve un cattivo. Noi siamo indignati, ma non vogliamo scegliere tra il bambino e il gorilla, così come, spesso, non sappiamo scegliere tra punire e non punire.

A tal proposito, Bettelheim disse che l’educazione si instilla e non si impone, e che la punizione insegna al bambino solo che chi ha potere può far fare al debole quello che vuole. In questo caso, i deboli sono Yamato, il bimbo giapponese, e Harambe, il gorilla buono. Quello che ci vuole, di fronte a questa cupa fiaba fattasi realtà, è un po’ più di rispettoso stupore, e un po’ meno giudizio.

Siamo lì, per un attimo, nel fossato, nei panni di una bestia di fronte a un cucciolo umano piovuto dal cielo; o, nel bosco, siamo orsi che vedono un bambino tremante che cammina nella notte. Siamo bambini che hanno appena visto i fari dell’auto allontanarsi, e forse lasciano il sentiero alla ricerca di un albero cavo, come nelle fiabe, o magari di una creatura fatata nata da una canna di bambù… Ma siamo anche i genitori che guardano il bambino nello stagno dello zoo, forse con qualche osso rotto, mentre il gorilla lo ispeziona e il pubblico dello zoo urla e fa i video. Siamo il papà di Hansel e Gretel, quando si pente e decide di tornare a cercarli nel bosco, ma è troppo tardi, loro sono già nella gabbia della strega.

Siamo intrappolati nel dominio dell’illogico, solo che non basterà una rima barocca a salvarci, né arriverà un folletto a portarci un oggetto magico, che non sia un guardiano dello zoo col fucile carico. Come ci muoviamo sbaglieremo, e ci troveremo di fronte all’inaccettabile finale del Cappuccetto Rosso di Perrault: ecco cosa succede ai bambini incauti. Solo che i bambini incauti non hanno colpa. La colpa è tutta nostra.

E forse siamo proprio noi, noi adulti, ad avere quel bisogno di fiabe che Bettelheim attribuiva all’infanzia. Ecco perché queste storie grottesche di bambini smarriti e animali quasi-parlanti ci toccano così nel profondo, e continuano a scavare dolorosamente dentro alla nostra immaginazione, ad attrarci fatalmente.

Foto Getty Images.
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