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04:15 venerdì 18 settembre 2026
La prima ricerca sul disastro in Nepal ha confermato quello che tutti sospettavano: la crisi climatica c’entra eccome in quello che è successo Lo ha realizzato la climatologa Friederike Otto dell'Imperial College di Londra: per lei, i nepalesi stanno pagando una crisi provocata dalle emissioni di combustibili fossili.
Una città in Belgio ha affidato la cura dei suoi prati a un gregge di pecore e le pecore sono state così brave a curare i prati che ora il Comune assumerà altre pecore per curare i prati Si chiamano Lactose, Rayban, Pils, Domino, Katimini, Maria, Juliette e Puyu. E il Comune di Ixelles non può più fare a meno di loro nella cura del verde pubblico.
Stati Uniti e Israele hanno concluso una delle più grosse compravendite di una delle più grosse bombe di tutti i tempi Bombe che pesano tutte almeno una tonnellata, pensate per distruggere edifici interi e che quando esplodono lasciano crateri profondi 15 metri.
Macklemore ha donato tutti i soldi guadagnati nel tour di Ed Sheeran a organizzazioni umanitarie che aiutano i palestinesi Un milione di dollari a sei diverse organizzazioni umanitarie. «Una vita palestinese non vale meno di qualsiasi altra vita sulla Terra», ha detto.
JD Vance si è lanciato in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».
Se sei l’erede di una grande dinastia della moda italiana e ti serve un direttore creativo per il tuo brand, chiami Dario Vitale Dopo l'esperienza da Versace, Dario Vitale diventa il primo creativo esterno ad assumere la guida di Emporio e degli accessori Giorgio Armani, segnando la prima vera svolta della maison dopo la scomparsa del fondatore.
Nonostante gli scienziati dicano che non funzionerà mai, diverse persone stanno pagando 200 mila euro a un’azienda australiana per far congelare i loro cadaveri nella speranza di essere resuscitati in futuro L'azienda si chiama Southern Cryonics, si trova a Holbrook, nel New Souther Wales, e ai suoi clienti propone "a chance of life extension".
Per salvare i suoi cittadini dal brainrot, Singapore ha deciso di pagarli per leggere almeno 15 minuti al giorno Quindici minuti valgono venti monete virtuali, per arrivare a un dollaro di Singapore ne servono mille, cioè cinquanta giorni di lettura.

Il dilemma delle donne tra i 25 e i 30

«Non sono più ragazza / non sono ancora una donna», cantava Britney Spears. Una questione rimasta irrisolta.

18 Dicembre 2017

È appena uscito un nuovo studio dei ricercatori di Harvard sulle «non più ragazze / ma non ancora donne». Dopo gli alieni e l’olio di palma si sono interrogati sul nome da dare alle protagoniste di questa fascia d’età maledetta, che sembra sia decisiva per la formazione di non ho capito bene quale parte del carattere. Ho capito bene, però, che il periodo che va dai 25 ai 30 ha qualcosa di satanico. Sì, perché è come se un’entità sconosciuta s’impossessasse del tuo corpo. E della tua mente. Quello che ieri era un vestitino con il quale affrontare i venerdì sera ora penzola inerme sulla gruccia, e non puoi fare a meno di chiederti: ero davvero così giovane e senza gusto? Quello che ieri era, appunto, un vestitino nero mezzo trasparente decisamente troppo corto e pure elasticizzato oggi è un motivo in più per infilarti disgustata una gonna lunga fino alla caviglia.

Suonato il gong del quarto di secolo si fa il passaggio: da ninfetta smaliziata a giovane quasi donna chic. Non so se succede perché quando entri nei luoghi affollati, pieni di gente che cerca sgraziatamente di socializzare  – prima dei 25 li chiamavi semplicemente “locali”, senza quella punta di satanico sarcasmo – i ragazzi, il tuo target di riferimento dai 14 ai 24, ovvero i venti/trentenni, non ti degnano nemmeno di uno sguardo, cioè, ti guardano ma non con quello sguardo. Il target al quale sei stata abituata per 10 anni, quello che continui inconsapevolmente a guardare, all’improvviso, smette di essere il tuo. È come chiedersi se viene prima l’uovo o la gallina. Prima tu che inizi a vestirti da giovane quasi donna chic e quindi iniziano a guardarti non proprio giovani quasi uomini chic o prima i ragazzi che non ti guardano più e allora ti adatti e inizi a prediligere il saio (questa è l’ipotesi scelta degli studenti di Harvard).

Entrare in uno di quei posti dove le persone bisognose di attenzione si scambiano fluidi e sguardi (sempre i locali) significa entrare e diventare un lampadario che fa luce senza essere notato. Un lampadario di quelli che notano solo gli intenditori – la peggiore categoria umana – che di solito hanno passato i 40. Dovrebbe essere liberty ma c’è un innesto di surrealismo qui, uno di pop art di là. Ecco come ci si sente quando si entra in uno di quei posti dopo i 25. Una specie di oggetto da collezione, un pezzo unico, certo, ma che nessuno riconosce a prima vista. Questo scherzetto diventa sempre più complesso.

New Fashion

È tutto un credere di. Se le tue amiche continueranno ad innamorarsi spesso, quello che prima era un fantastico racconto in cui t’immergevi con attenzione e curiosità, adesso è solo «Di nuovo? Credi di essere innamorata ma non lo sei. Figurati. Non è che una si può innamorare una sera sì e l’altra pure. Se esiste l’amore è una cosa rara». Poi smetti di idolatrare le cose difficili come se fossero solo quelle le cose vere, smetti di avere il culto romantico dei morti giovani, delle vite pure e incorruttibili. Chi ti sembrava un dio adesso ti sembra un dogmatico senza ironia. Per non parlare delle cose più ovvie. Le relazioni stabili. I figli. Il matrimonio. Il lavoro fisso. La smania. Lo scoprirsi stanchi dopo una corsa dietro al bus (prendi ancora il bus?!). I capelli bianchi. Le rughe. La smania, di nuovo. La possessione è quasi completa.

Poi ci sono le crociate dell’interiorità, o dell’amati per come sei, dell’accetta il tempo che passa, del che belle le rughe della Magnani. Va bene. Ma è solo un’elaborazione. Il cervello elabora, rielabora, inventa teorie machiavelliche per non pensare continuamente sto andando alla deriva, ho i segni della morte sul corpo. Come i post che pubblica su Instagram Lena Dunham. Schermo diviso in due, due gambe, aged 25 e aged 30, la prima con tre peli rimasti dopo una ceretta, didascalia: «Omg, I must shave immediately. No one must know I am capable of growing body hair». La seconda con i peli belli folti: «This is fine. No one even cares. We’re all going to die anyway». Si può annuire, ridere, dire magari sì, convincersene perfino ma resterà sempre una macchietta di feroce razionalità nel cervello che dirà no. No e poi no.

E quando anche guardare un semplice film diventa una tortura il no ti si stampa in testa e non ci puoi più fare niente. Una giovane donna è sposata, ha amanti vari, aspetta un bambino e addirittura viene uccisa, tutto in 60 min di pellicola. Sembrava ne avesse 35. Sulla lapide la presunta data di nascita è: 1990. È così che crolla definitivamente l’apparato machiavellico. E tutto si riduce ad una scelta. Quando torni a casa per le feste e vecchi amici, conoscenti, il tuo prof del liceo, nessuno ti riconosce più per strada. Magari ti salutano sgranando gli occhi: «Ciao. Oddio. Non ti avevo riconosciuta». E aggiungono: «Forse sono i capelli. Li hai tagliati?». Ecco, qui sei a un bivio. Puoi rimanerci male e maledire il tempo che passa. O puoi pensare fantastico. Sono un’altra. Posso diventare una spia. Cambiare nome. Espatriare. Soprattutto posso smettere di rispondere a inutili comparse del passato che ti chiedono cose insulse solo per aprire la bocca e dare l’idea di socializzare in uno di quei posti puzzolenti. Puoi finalmente dire «No, guardi, non so di chi sta parlando. Non sono io». E girare l’angolo.

Foto Getty
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