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22:07 mercoledì 4 febbraio 2026
Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.

Donald Trump potrebbe davvero vincere il Nobel per la pace? 

Lui è ovviamente convinto di sì, ma le sue possibilità, stando alle previsioni, non sono affatto buone.

08 Ottobre 2025

Trump come Obama: il presidente statunitense da tempo reclama per sé il premio Nobel per la pace, autocandidandosi all’onoreficenza assegnata dall’accademia di Svezia al suo predecessore alla Casa Bianca. Secondo Trump il premio gli spetterebbe già dall’inizio del secondo mandato per come è riuscito a porre fine a «sette conflitti irrisolvibili», come quello tra India e Pakistan e quello tra Armenia and Azerbaijan. Un risultato che Trump ama spesso ricordare ma che è stato più volte oggetto di debunking (dalla Cnn alla Bbc). In molti casi infatti si è raggiunta una tregua provvisoria, parziale o addirittura un nulla di fatto. In altri, il coinvolgimento di Trump è stato smentito dagli stessi protagonisti del conflitto, così come ha fatto l’India alla luce dell’ultimo accordo con il Pakistan. 

Con le trattative in corso tra Hamas e Israele nei colloqui di pace in Egitto, Trump sembra però avere una nuova carta da giocare per reclamare per sé il Premio Nobel per la pace. Se davvero dai colloqui in corso dovesse uscire una tregua che si trasformerà in una fine dei bombardamenti e delle ostilità, come si potrebbe negare a Trump il premio, si chiedono i favorevoli a un Nobel a Trump? Cnn inoltre ricorda che Trump è da mesi impegnato nel raggiungimento di una tregua tra Ucraina e Russia sul fronte europeo orientale, mettendo pressione affinché si arrivi a un accordo. Se quindi il consenso generale è che venerdì 10 ottobre a mezzogiorno l’Accademia di Svezia annuncerà un altro nome come Nobel per la pace, cosa succederà nel 2026? Se Trump riuscisse a ottenere una tregua su entrambi i fronti, le sue rivendicazioni sarebbero ovviamente molto più forti, ma forse non abbastanza per arrivare al Nobel, per come è pensato lo stesso premio.

Tra le voci più scettiche in merito a Trump come Nobel per la pace c’è per esempio France24, che rispolvera il regolamento del premio per spiegare come un Nobel a Trump rimanga comunque improbabile. Innanzitutto bisogna considerare il gran numero di candidati che ogni anno vengono presi in considerazione: sappiamo per esempio che tra associazioni e singoli individui quest’anno sono stati esaminati oltre trecento possibili vincitori. La lista degli stessi verrà tenuta segreta per i prossimi cinquant’anni. Trump dunque dovrà probabilmente vedersela con associazioni ONG, attivisti e diplomatici che hanno dedicato tutta la loro vita alla risoluzione di un singolo conflitto o all’aiuto delle popolazioni colpite, avendo quindi un curriculum più lungo e “pesante” di quello del presidente statunitense al secondo mandato. Senza dimenticare che altri nomi potrebbero essere stati proposti rispetto ai due conflitti ora in corso. L’Accademia di Svezia per esempio potrebbe sceglierne un altro vincitore in relazione alla crisi umanitaria a Gaza, magari proprio per lanciare un messaggio esplicito.

L’anno scorso a vincere il premio era stato Nihon Hidankyo, sopravvissuto alla bomba atomica a Hiroshima che ha speso tutta la vita lottando contro la proliferazione degli ordigni nucleari. Nel 2025 invece non ci sono ancora chiari favoriti alla vittoria. Tra i rumor più insistenti ci sono quelli di un premio a Sudan’s Emergency Response Rooms, un gruppo di volontari che rischia la vita per aiutare la popolazione colpita da guerra e carestia in Sudan, ma circola anche il nome di Yulia Navalnaya, la vedova dell’oppositore di Putin Alexei Navalny. Tra quanti analizzano le scelte dell’Accademia da anni si sottolinea come venga posta sempre molta attenzione a quanto il profilo del candidato rispecchi valori e la visione di Alfred Nobel, improntata sulla cooperazione internazionale. La politica America First di Trump dunque potrebbe costargli da sola la vittoria. 

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