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L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “catturare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.
Il cofondatore di Wikipedia è stato bannato da Wikipedia perché ha provato a cambiare le regole di Wikipedia senza seguire le regole di Wikipedia Larry Sanger ha proposto una riforma di tutto il sistema dell'enciclopedia online, ma a quanto pare lo ha fatto nella maniera sbagliata.
L’album “perduto” dei Deftones, Eros, è stato pubblicato online dopo 18 anni E i fan si sono divisi, tra chi ha accolto la notizia con entusiasmo e chi si è indignato ricordando la storia tragica che portò alla cancellazione di quel disco.
A Londra hanno dovuto cancellare un evento sul caldo estremo a causa del caldo estremo Un evento in cui il tema era trovare il modo di sopravvivere al caldo estremo senza stravolgere la propria vita quotidiana.
In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.

Com’è Hayao Miyazaki and the Heron, il nuovo documentario sul fondatore dello Studio Ghibli

13 Settembre 2024

Kaku Arakawa ci ha messo sette anni a finire Hayao Miyazaki and the Heron, gli stessi anni che il regista ci ha impiegato a finire Il ragazzo e l’airone. Il documentario di Arakawa era stato presentato in anteprima mondiale allo scorso Festival di Cannes, dove aveva riscosso un grande successo tra i fortunati che avevano avuto l’occasione di vederlo. Adesso, Hayao Miyazaki and the Heron è arrivato su Max, la piattaforma streaming di Hbo e le prime recensioni confermano quanto di buono era stato scritto e letto dopo la prima a Cannes: è un documentario bellissimo ma non è (soltanto) la storia di come uno dei più grandi registi della storia del cinema ha girato uno dei film più belli della storia recente. Come scrive Nicholas Quah su Vulture, Hayao Miyazaki and the Heron è una sorta di “confessione” in cui il regista parla soprattutto di una cosa: di morte.

Miyazaki è noto per il suo caratteraccio e per il suo dark humor, tratti che hanno reso precedenti documentari come Il regno dei sogni e della follia e Never-Ending Man (quest’ultimo disponibile su Amazon Prime Video) delle pietre miliari. In Hayao Miyazaki and the Heron emerge però un altro lato del regista, uno malinconico e stanco. Negli ultimi anni Miyazaki ha affrontato uno dei periodi più difficili della sua vita: le difficoltà finanziarie dello Studio Ghibli lo hanno costretto a tornare a lavorare dopo aver annunciato più e più volte il pensionamento, ha avuto tantissimi screzi, professionali e personali, con il figlio Goro, ha lavorato fin quasi all’esaurimento delle forze sul Ragazzo e l’airone. In mezzo a tutte queste peripezie c’è stata anche la pandemia, che ha reso tutto, lavoro e vita, tanto più difficile. E poi i lutti che ha dovuto affrontare: la morte di Nizo Yamamoto, il direttore artistico dello Studio, e quella del co-fondatore Isao Takahata. Nel documentario di Arakawa, questi lutti, e la paura di doverne affrontare altri, influenzano moltissimo le parole e il lavoro di Miyazaki: da burbero come lo avevamo conosciuto in altre occasioni, in questo caso lo scopriamo malinconico.

In tutte le recensioni si sottolinea un aspetto di Hayao Miyazaki and the Heron che è forse il suo unico difetto: non è un film facile da capire per chi non ha già una notevole familiarità con la biografia e la filmografia di Miyazaki, Arakawa dà per scontato che chi guarda sappia già tutto quello che c’è da sapere su Miyazaki. Fatto che può essere un difetto ma anche un’occasione: in attesa che il documentario arrivi anche in Italia, c’è tutto il tempo di recuperare i film dello Studio Ghibli, disponibili quasi tutti su Netflix.

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