Dopo l’uccisione di Khamenei, nessuno sembra avere un piano per l’Iran. Che ne sarà allora della gioventù iraniana, quella a cui Trump si è rivolto per «rovesciare il regime»?
I dazi turistici sono l’ultimo fronte nella guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa
Mentre Trump impone agli stranieri una maxi tassa per l'ingresso ai parchi nazionali, il Louvre alza il prezzo del biglietto per gli "extracomunitari".
Se la guerra dei dazi scatenata da Trump in ambito commerciale è, un’altra battaglia sembra essersi scatenata più informalmente in ambito turistico, con aumenti tariffari per i visitatori stranieri già annunciati sulle due sponde dell’Atlantico.
Nel 2026 a diventare più esosi per i visitatori stranieri saranno due mete gettonatissime, simbolo stesso delle rispettive nazionali. Dal primo gennaio il cittadino straniero che vorrà accedere ai parchi nazionali americani dovrà pagare un sovrapprezzo di cento dollari oppure duecento dollari per il pass annuale. Il maxi balzello riguarda solo i visitatori stranieri, che dovranno comunque pagare anche il normale biglietto d’ingresso. Nel Vecchio continente, invece, il Louvre ha deciso di aumentare di dieci euro il prezzo del biglietto per i visitatori con passaporto extra europeo, portandolo da 22 a 32 euro a partire da gennaio, come riportato da BBC.
Il fenomeno va oltre le singole misure, assumendo i contorni di una vera e propria guerra dei dazi turistici. Nel caso americano, l’amministrazione Trump motiva l’iniziativa con la necessità di far contribuire i visitatori stranieri alla manutenzione dei parchi, compensando così per i tagli ai fondi federali voluti dallo stesso Trump. In Francia invece, i rincari per i turisti “extracomunitari” appaiono come parte di una strategia più ampia per sostenere finanziariamente le istituzioni culturali, in un momento in cui il museo più grande al mondo è alla ricerca di ulteriori fondi per il miglioramento della propria sicurezza dopo il clamoroso furto del 19 ottobre.
Il curioso cambio di nome è stato necessario per evitare la cancellazione, decisa da una sentenza di un tribunale di Varsavia per questioni finanziarie.
In passato ha usato così tante volte l'alias John Barron che c'è una pagina Wikipedia dedicata, con tutte le dichiarazioni e interviste fatte con questo falso nome.