Cultura | Libri

Oltre a essere un romanzo formidabile, Il mago del Cremlino è il libro perfetto per capire la Russia di oggi

Appena uscito, lo ha scritto l'italiano Giuliano da Empoli, ma è stato pubblicato prima in Francia, dove ha avuto un'ottima accoglienza.

di Lorenzo Camerini

Giuliano da Empoli è nato a Neuilly-sur-Seine, in Francia, da famiglia italiana. Erede di economisti, capelli sale e pepe, look da accademico, insegna politica comparata a Sciences-Po a Parigi. Ha fondato e collabora con diversi think tank, è stato assessore alla cultura a Firenze, ex membro del consiglio d’amministrazione della Biennale di Venenzia, ha scritto saggi tradotti in varie lingue. Adesso, a 49 anni, debutta da romanziere: e meno male, perché scopriamo un talento formidabile. È uscito ieri Il mago del Cremlino, da leggere subito, è il libro dell’anno. E la sua prima particolarità è quella di essere stato pubblicato prima in Francia, da Gallimard, dove ha venduto molto bene e ha ottenuto ottime recensioni. Meritatissime.

“Il mago del Cremlino” che dà il nome al romanzo è Vadim Baranov, il Rasputin (ma anche il Morisi) di Putin, potente consigliere dello Zar fin dal suo ingresso in politica nel ’99, capo della propaganda, ispirato a Vladislav Surkov. Discreto, mai un’intervista, temutissimo. Si è dimesso da qualche anno, all’improvviso. Sparito nel nulla, in perfetto stile russo: su di lui girano leggende e congetture. Sarà isolato a pregare sul monte Athos, fra sassi e lucertole? Qualcuno giura di averlo visto dimenarsi in una villa di Sotogrande, in un nugolo di modelle cocainate. In realtà si è ritirato in un palazzo nei boschi fuori Mosca, dove vive in un lusso discreto, da medico calvinista di Amburgo. Lì si reca in visita il narratore, un topo da biblioteca francese, trasferitosi in Russia qualche mese per studi letterari. A farli incontrare è la passione comune per Evgenij Zamjatin, scrittore realmente esistito, autore del romanzo Noi, uscito nel 1922. Nelle intenzioni, una critica al sistema sovietico in costruzione. In pratica, una preveggente descrizione di quella che sarebbe diventata la nostra società digitale. Baranov, seduto su una poltrona davanti al camino, sorseggiando whisky in una stanza con libri fino al soffitto, inizia a raccontare con tono confidenziale la storia della sua carriera politica e noi stiamo ad ascoltarlo ammaliati. È difficile abbandonare il romanzo dopo averlo iniziato.

Perché è il libro dell’anno? Perché è quello che meglio spiega, fra mille instant book inutili usciti sull’Ucraina, la rinnovata prepotenza imperialista della Russia, e risponde alle domande che molti di noi si sono posti ultimamente: Putin è impazzito completamente? Perché i russi non sono mai scesi in piazza a protestare? Da mesi osserviamo sbigottiti questa guerra così antica e violenta, che ci sembra senza senso, e probabilmente un senso non ce l’ha. Ma ha una sua logica, della quale capiamo niente o pochissimo. Il mago del Cremlino spiega con lucidità sbalorditiva questa logica: è insieme un romanzo e un saggio, c’è pochissimo di inventato – qualche nome cambiato qua e là, una storia d’amore – e molte analisi illuminanti sulla società russa, i suoi meccanismi e i princìpi che la regolano, e sulla decadenza della società occidentale.

Qualche esempio: «Il motore primario di cui bisogna tenere conto resta la rabbia. Voi occidentali – benpensanti – siete convinti che possa essere riassorbita. Che la crescita economica, il progresso della tecnologia, che so io, le consegne a domicilio e il turismo di massa faranno sparire la rabbia del popolo, la sorda e sacrosanta rabbia del popolo che affonda le sue radici nell’origine stessa dell’umanità. Invece non è così: i delusi, i frustrati, i perdenti ci saranno sempre, in ogni epoca e sotto qualsiasi regime. Il problema è cosa farne». Oppure: «Ora è chiaro che, nella vostra ipocrisia, voi occidentali pensate che sia una roba un po’ arcaica, la forza. Credete nelle regole, voi, negli avvocati che si scambiano mail certificate e risolvono le questioni a colpi di parcelle da milioni di dollari. Credete nei panel di Davos e negli studi dell’Ocse, nelle archistar che costruiscono grattacieli a Rotterdam e a Pechino e negli chef che aprono bistrot gastronomici a Bali e a Zermatt. Già l’idea di una cravatta vi mette a disagio, è diventata il marchio del subalterno, il portiere d’albergo, l’impiegato dell’agenzia di autonoleggio. Figuriamoci l’uniforme del militare o del poliziotto. Roba da museo, buona per i bambini in gita scolastica». E anche: «Ne è venuto fuori un sistema corrotto, dice? Un sistema nel quale i ministri sono allo stesso tempo dei capiazienda, come vorrebbero dimostrare i blogger moscoviti con i jeans da trecento dollari che si ostinano a denunciare le nostre ville, le nostre barche, i nostri jet privati? Può darsi, ma non è forse vero che quand’era Primo Lord dell’ammiragliato, Churchill aveva a disposizione l’Enchantress, lo yacht della marina, a bordo del quale intratteneva i suoi amici miliardari e ricambiava l’ospitalità che gli avevano dato nelle loro case in Svizzera e in Costa Azzurra?».

L’abbiamo già detto, lo ripetiamo, Il mago del Cremlino è un romanzo ispiratissimo. Si incontrano Limonov al bar e Kasparov a una festa in casa, entrambi ubriachi. Scopriamo che Putin si sveglia a mezzogiorno e non si perde un telegiornale, capiamo perché lavorare anni al controspionaggio, dove il suo mestiere era essere paranoico, gli ha fottuto il cervello, si descrive un’affascinante teoria complottista che giustifica la guerra in Cecenia. E poi analisi spericolate sul perché la Russia è l’unica nazione al mondo dove comunismo e capitalismo siano stati messi in pratica nella loro espressione più pura, e perché in realtà gli americani non hanno vinto la Guerra Fredda. Tutto annaffiato da vodka e cetriolini sott’aceto e con una scrittura da best seller, sia detto come un complimento. È anche profetico: consegnato all’editore francese nel gennaio 2021, Il mago del Cremlino allude a un’operazione militare in Ucraina, e questo dà al talento di romanziere di Giuliano da Empoli tonalità ancora più profetiche, simili a quelle di Zamjatin. Non siamo più all’inizio degli anni Zero, quando i libri vendevano centinaia di migliaia di copie e influenzavano il discorso pubblico. Ci siamo anche assuefatti alla guerra in Ucraina, e a tirarla fuori a cena con gli amici si rischia di fare la figura dei noiosoni. Nonostante ciò, se si ha un po’ di amore per la curiosità, Il Mago del Cremlino va subito comprato e letto: per capire meglio, dalla voce di Baranov, che cos’è successo in Russia negli ultimi trent’anni, quali siano le origini della guerra in Ucraina e che cosa abbia spinto il Paese più vasto del mondo, grande circa sessanta volte l’Italia, a farsi odiare così tanto dal resto dell’Europa.