Hype ↓
13:26 sabato 24 gennaio 2026
Kim Jong-un che fissa le persone mentre fanno il bagno alle terme è già il miglior meme del 2026 Il leader supremo della Corea della Nord ha festeggiato l'inaugurazione di un nuovo Centro vacanze fissando le persone che facevano il bagno e la sauna.
Un giornale portoghese ha scambiato Dario Ballantini, l’imitatore di Valentino, per il vero Valentino Lo ha fatto Jornal Expresso, che ha poi rimosso il post, anche se lo stesso Ballantini ha ammesso che «la nostra somiglianza in passato ha confuso pure Calvin Klein».
Il trasferimento del Leoncavallo in via San Dionigi è saltato e adesso non si sa che ne sarà del centro sociale A cinque mesi dallo sgombero di via Watteau, l'ipotesi via San Dionigi è definitivamente tramontata e ora non si sa come procedere.
Oltre 800 artisti hanno lanciato un appello per chiedere che la repressione delle proteste in Iran sia trattata come un crimine contro l’umanità Tra i firmatari ci sono anche Shirin Neshat, Jafar Panahi Juliette Binoche, Marion Cotillard e Yorgos Lanthimos.
Arctic Monkeys, Pulp, Blur, Fontaines D.C., Depeche Mode, Cameron Winter, King Krule, Wet Leg, Anna Calvi: l’album Help 2 è il sogno realizzato degli amanti dell’indie E questi sono solo alcuni degli artisti e delle band riuniti dalla War Child Records per questo album di beneficenza che uscirà il 6 marzo.
Jeremy Strong è talmente fan di Karl Ove Knausgård che lo ha anche intervistato per Interview I due hanno parlato del nuovo romanzo di Knausgård ma soprattutto di quanto entrambi odino essere famosi.
A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.
Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.

Corviale, le Vele, lo Zen

28 Giugno 2011

Di cosa si tratta: Il Corviale, le Vele e lo Zen sono tre complessi/strutture /quartieri residenziali di edilizia popolare che si trovano rispettivamente a Roma, Napoli e Palermo, edificati a cavallo tra anni ’60 e ’70 sotto l’egida di I.A.C.P. (Istituto Autonomo Case Popolari) secondo principi architettonici/urbanistici ispirati a Le Corbusier, al Neorealismo Architettonico, al Razionalismo Italiano, al Brutalismo e al Macrostrutturalismo.

Cos’erano Ieri: Una scommessa contro quelli che, in un’intervista dell’epoca, Mario Fiorentino architetto responsabile di Corviale, definiva “gli schemi super testati che l’edilizia pubblica in Italia ha accettato”. Rispetto a essi, Corviale rappresentava “la strada della sperimentazione”; un approccio semi-inedito, per il nostro paese, all’architettura e all’urbanistica, una fusione delle due discipline in un’unica “macchina per abitare”: l’edificio/città, l’alveare residenziale strutturato a partire da singole unità abitative sul modello de “les unitès d’habitation” di Le Corbusier: le cellule fondamentali di un organismo pluricellulare estensibile all’infinito delle necessità urbanistiche e abitative. Fu – o almeno lo voglio immaginare – con entusiasmo sincero e un armamentario di buone intenzioni che alcuni protagonisti del dibattito architettonico/urbanistico italiano a cavallo tra ’50 e ’60, raccolsero queste idee e le introdussero nel nostro paese, per dare risposte innovative al problema dell’edilizia civile prodotto dal boom demografico di quegli anni.

Fu così che – nelle periferie di diverse città italiane – spuntarono una serie di enclavi residenziali indipendenti, dotate di servizi autonomi (uffici comunali, Usl, negozi) integrati all’interno di un unico spazio edificato. Nelle intenzioni dei loro “demiurghi”, questi complessi avrebbero dato alloggio al maggior numero di famiglie possibile, garantendo contemporaneamente condizioni di vita dignitose ed efficienti in un contesto edilizio “predisposto” ad agevolarne l’inserimento.  Tra queste enclavi, le più celebri restano il Serpentone di un km ininterrotto di cemento armato costruito a Corviale (1972), gli edifici (oggi ne sono sopravvissute solo due) a forma di “Vela” di Scampia (1962 – 1975) e il quartiere ZEN (acronimo di Zona Espansione Nord) di Palermo (1969). Testimoniano di una scommessa – compiuta all’epoca della loro costruzione – più simile a un atto di fede che a un’utopia, sono i figli di una concezione dell’ “abitare come movimento eroico (…) che avrebbe fatto prevalere gli interessi collettivi su quelli privati” come scrive Franco Purini a proposito dell’idea di architettura che aveva Mario Fiorentini.

Cosa sono Oggi: A 40 anni dalla loro costruzione, Corviale, le Vele e lo Zen sono le vestigia residue di una macroscopica distopia: l’edilizia civile nostrana calata dall’alto cielo di principii nati e funzionati altrove (i modelli erano quartieri/costruzioni francesi e svedesi). Secondo alcuni, tra cui Massimiliano Fuksas, andrebbero abbattute immediatamente. Secondo altri – come l’australo-greco Salingaros – rappresentano archivi di idee che meritano il beneficio della bonifica. In attesa di scoprire che ne sarà di loro, per il momento sono complessi residenziali entrati nella leggenda del degrado sociale e dell’incuria di Stato; memorie della storica distanza tra politica e territorio in Italia. Distanza qui è quasi sinonimo di assenza.

Consegnate chiavi in mano da architetti visionari a gestori disinteressati, rapidamente si sono trasformate in circoscrizioni di crimine ed emarginazione, famigerate anche fuori dei nostri confini, e per questo immortalate da fotografi, scrittori e registi come accade a certe favela. È il caso in particolare delle Vele, ormai note a tutti per essere state il set di Gomorra (divenuto quasi un sinonimo di Scampia, dove la disoccupazione raggiunge il 75%).

Un’altra cosa che mi colpisce di Corviale, le Vele e lo Zen è che sembrano (sembrano!) rivelare fin dai loro nomi una densità problematica, quasi un destino: una suggestione che si verifica a volte con la toponomastica dei luoghi di guerra o di grandi tragedie. La loro grande tragedia (che è insieme anche il loro fascino) è quella di essersi trasformate in cattedrali postapocalittiche; mostruosi concistori di cemento dove, in ogni istante, si riaffermano – in forma di autoevidenza – le ragioni per cui le teorie (da sole) non salveranno il mondo; tombe delle migliori intenzioni finite a muri scrostati, vetri frantumati e armature di ferro a vista.

Ma, forse più di tutto, essi gettano un luce di tetraggine sull’arroganza fondamentale e sul versante osceno della grande architettura, ben riassunto da questa frase di Rem Koolhass: “fare in modo che il mondo accetti visioni che esso non vuole, costruendole”.

Nell’immagine, il Corviale, via corviale.it

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.