Polemiche ↓
17:49 venerdì 10 aprile 2026
Per la prima volta Kill Bill 1 e 2 tornano al cinema ma stavolta come un unico film lungo 281 minuti, senza tagli e con tante scene inedite Questa nuova versione si intitola Kill Bill: The Whole Bloody Affair e arriverà al cinema per una settimana soltanto, dal 28 maggio al 3 giugno.
Sabina Guzzanti ha pubblicato su YouTube il suo documentario sul centro sociale Spin Time di Roma Il film è uscito nel 2021, ma Guzzanti lo ha pubblicato adesso online perché vuole «far conoscere questa realtà prima che sia troppo tardi», cioè prima che arrivi lo sgombero.
Nei suoi primi 100 giorni da sindaco di New York, Mamdani ha fatto una cosa meglio di tutti i suoi predecessori: aggiustare le buche per strada Il sindaco ha appena sigillato la centomillesima buca della sua amministrazione, un traguardo raggiunto nei cento giorni dall'insediamento. E di cui va molto fiero.
I Nine Inch Nails hanno annunciato un nuovo album che uscirà tra neanche una settimana Si intitola Nine Inch Noize, uscirà il 17 aprile ed è l'ufficializzazione del trio Trent Reznor, Atticus Ross e Alexander Ridha, in arte Boys Noize.
Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce&Gabbana In una nota riportata oggi si specifica che la scelta del co-fondatore del brand nato nel 1985 non avrà però alcun impatto sul suo contributo creativo al gruppo.
Una ricercatrice è riuscita a completare la prima mappa dei nervi del clitoride E grazie a questa mappa si è scoperto che le informazioni che avevamo sul clitoride non solo erano pochissime ma in molti casi anche sbagliate.
Il governo pakistano si è inventato due giorni di festa nazionale per svuotare Islamabad ed evitare disordini durante il negoziato tra Usa e Iran La capitale al momento è deserta: per strada non c'è quasi nessuno, ci sono poliziotti e soldati ovunque, in attesa dell'arrivo delle delegazioni di Usa e Iran.
Per la prima volta in dieci anni non c’è neanche un film italiano in corsa per la Palma d’oro al Festival di Cannes Le ultime speranze riguardavano il nuovo film di Nanni Moretti, Succederà questa notte. Che però, a quanto pare, non è ancora finito.

Per evitare il prossimo Coronavirus bisogna vietare il commercio di selvaggina?

25 Febbraio 2020

Tra i tanti interrogativi che stanno emergendo in questi giorni di confusione a proposito del nuovo Coronavirus c’è anche quello sollevato da Rachel Nuwer sul New York Times: se la trasmissione del virus agli uomini in Cina è dipeso dal loro stretto e poco igienico contatto con il mondo animale, non sarebbe meglio che questo contatto venisse ridotto o persino eliminato per evitare il prossimo virus? D’altronde non è neppure una novità: anche le epidemie più recenti, quella di SARS e quella di MERS, erano scoppiate a partire dal contagio dell’uomo da parte di animali. Motivo per cui nella diffusione di quest’ultimo virus (mercato del pesce, pipistrelli o pangolini che siano) i più prudenti vedono una lezione da tenere a mente: se vogliamo prevenire un’epidemia trasmessa dagli animali, bisogna farla finita con il commercio di animali vivi.

È un tema di cui si è parlato anche in Cina, che nelle parole di Nuwer è «il fulcro del commercio illegale» di selvaggina. Lo scorso mese il governo centrale di Pechino ha stabilito un divieto nazionale (ma solo temporaneo) al commercio di animali; divieto che include il loro trasporto e la loro vendita nei mercati, nei ristoranti e tramite le piattaforme online. Intervistato dal Nyt, l’esperto di politica interna cinese Peter Li ha spiegato che molti cittadini cinesi sono arrabbiati perché «hanno capito che il commercio di selvaggina ha ancora una volta causato una crisi sanitaria nazionale», e perché «un piccolo numero di commercianti continua a tenere in ostaggio l’intero paese».

I mercati di selvaggina, osserva Nuwer, sono dei laboratori particolarmente adatti alla diffusione di nuove malattie: quando gli animali sono stressati tendono a spargere di più i virus, e sono al contempo più suscettibili a infezioni. Senza tener conto del fatto che le casse in cui vengono rinchiusi sono spesso una sopra l’altra, a stretto contatto: l’igiene di quei luoghi, insomma, è ampiamente sotto i requisiti minimi. È anche per questo motivo che alcuni esperti si sono schierati a favore di un divieto nazionale e permanente del commercio di animali vivi: senza questo divieto, secondo loro, il prossimo Coronavirus sarà solo una questione di tempo. Ma le posizioni in merito sono più d’una. Per Peter Daszak, Presidente della EcoHealth Alliance, basterebbe monitorare le specie più pericolose; altri sostengono invece che un divieto di questo tipo sia non solo non necessario, ma soprattutto non praticabile.

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