Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Twitter permetterà di modificare i post solo se tutti indosseranno la mascherina
Un sogno, per chi passa le proprie giornate a twittare, è che la piattaforma possa inserire finalmente la funzione “modifica post”. Senza più refusi, dover postare e cancellare, parole ripetute. La società, da tempo, si è detta contraria, tanto che lo scorso gennaio lo stesso Ceo, Jack Dorsey aveva comunicato che «la risposta a questa vostra domanda è semplicemente no». Fino a questo momento. Twitter ha infatti annunciato che potrebbe presto “regalarci” la funzione tanto agognata a un’unica condizione: che tutti gli utenti si impegnino a indossare la mascherina.
Come riporta DesignTaxi, Il tweet con cui Twitter avrebbe avvertito gli utenti ha attirato l’attenzione di molti, e ispirato tantissime reazioni e meme: «Un pulsante di modifica è una cattiva idea e porterà le persone a cambiare i loro tweet una volta che sono stati ritwittati/citati su Twitter da qualcuno per far sembrare che abbiano condiviso qualcosa di terribile», come ha scritto un utente, sarebbe uno dei rischi più grandi. «È praticamente impossibile far indossare a tutti una mascherina, il che significa che non avremo un pulsante di modifica. Fine». Non è mancato il riferimento alla persona che, più di chiunque altro, potrebbe utilizzare la funzione: «Già mi immagino Donald Trump con il segno della mascherina con l’autoabbronzante». Al momento però, non ci sono state altre informazioni sull’effettiva “promessa” della piattaforma.
You can have an edit button when everyone wears a mask
— Twitter (@Twitter) July 2, 2020
When everyone wears a mask, they’ll just edit this Tweet. https://t.co/tBRC7NSLjg
— Dan McLaughlin (@baseballcrank) July 3, 2020
Soooo, that’s a NO then, right? pic.twitter.com/NYJsMFEbK3
— BrooklynDad_Defiant! (@mmpadellan) July 2, 2020
La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
In molti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra Zuckerberg e i dipendenti di Meta, però: lui non può essere licenziato e rimpiazzato dall'AI.
La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.
L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».