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07:39 martedì 8 settembre 2026
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.
L’ultima volta che un partito di estrema destra ha governato in Germania era QUEL partito di estrema destra Con la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt il Brandmauer, il muro che ha tenuto l'estrema destra fuori dai governi dal dopoguerra a oggi, potrebbe crollare.
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.

Charli D’Amelio, vita della regina di TikTok

A 16 anni, ha battuto ogni record ottenendo 100 milioni di follower.

24 Novembre 2020

Non essendo provvista di minorenni in famiglia, di figliolanza, nipoti, cugini under 20, fatico a ricordare come abbia conosciuto Charli D’Amelio. A un certo punto, semplicemente, ancora prima di aprire un account su TikTok, sono diventata depositaria di questo incredibile segreto-non segreto – “chi è Charli?”, “ma dai la conoscono tutti” – sapevo anche io chi fosse Charli, e che la maggior parte delle coreografie virali sulla piattaforma provenisse da questa comunissima sedicenne del Connecticut che tra il 21 e il 22 novembre è diventata la prima persona a raggiungere 100 milioni di iscritti al proprio profilo, aperto nel 2019: è record, non a caso la chiamano “la regina di TikTok”. E non c’è alcuna spiegazione, come aveva sostenuto lei stessa a MEL Magazine: «Vorrei potervi dire come abbia fatto ad avere successo, ma non ne ho idea». Perché Charli è “solo” finita nel turbinio dell’algoritmo e sospinta da un certo hype che si è generato intorno a lei, ha continuato a essere visualizzata innumerevoli volte.

A novembre dello scorso anno, nemmeno l’esperta di social e lifestyle per il New York Times, Taylor Lorenz, ci aveva capito molto. «Ogni tiktoker che conosco mi parla di @charlidamelio, ogni quattro video me ne spunta uno suo», aveva twittato. Quel mese, Charli è passata dall’essere una studentessa del secondo anno di superiori, che amava Judge Judy e i film dell’orrore, all’essere ufficialmente l’utente più popolare su TikTok. Ha iniziato una scuola online che consentiva di seguire un programma con orari più flessibili, lei, sua sorella Dixie e i genitori, Heidi e Marc, si sono trasferiti dalla casa con le pareti di pietra nella periferia del New England a Los Angeles, in un loft incredibilmente bianco, grandi vetrate, ideale per i video: luce perfetta. A ottobre, aveva 94 milioni di follower, circa 6 milioni in più rispetto a Rihanna su Instagram o Taylor Swift su Twitter. A marzo di quest’anno, il governatore dell’Ohio, Mike DeWine, l’ha arruolata in una campagna sui social media che incoraggiasse i giovani al distanziamento sociale. J.Lo le ha chiesto di partecipare al video musicale di “Pa Ti” perché per raggiungere la Gen Z Maluma non basta.

Eppure c’è mancato pochissimo. Come racconta BuzzFeed, pochi giorni prima di diventare un record, Charli era stata l’ultima vittima di un defollow generale, a causa di un video, “Cena con i D’Amelios”, pubblicato su YouTube insieme al beauty guru James Charles, loro ospite. Alla domanda «ma non ti bastano 95 milioni di follower?», lei aveva risposto che no, le piacciono i numeri pari. Nel giro di poche ore ha iniziato a perdere iscritti, qualcuno ha fatto riferimento all’atteggiamento spocchioso che avrebbe con la chef di famiglia, qualcun altro le ha augurato la morte, “per te siamo solo numeri”. Lei ha fatto una diretta Instagram completamente in lacrime, ha ammesso «potete dire che sono irrispettosa, che sono indecente, ma alla fine di tutto sono ancora una persona». Ed è avvenuto il miracolo. Per celebrare il raggiungimento del traguardo, ha detto che donerà 100 mila dollari all’American Dance Movement.

Il successo di Charli è stato un incidente di tempismo. Tanto che potremmo considerare la sua carriera – iniziata postando un primo lypsinc, normalissimo, insieme a una compagna di classe – inevitabilmente connessa all’ascesa di TikTok stesso, che da popolare app con trascurabile trazione negli Stati Uniti a metà del 2019 era diventato un colosso dei social media, che ha scosso l’industria dell’intrattenimento, la legge di internet, era il momento giusto e il posto giusto perché la persona giusta potesse emergere. E diventare una superstar.

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Charli è un modello accessibile, anche se prende lezioni di danza da quando aveva tre anni, quando balla “Thick” con il feat di Megan Thee Stallion non la balla meglio delle altre, le sue mosse sono disinvolte, praticabili, perfettamente coordinate ma senza esagerazioni, evita di dire parolacce quando parla, non partecipa a challenge che ritiene discutibili, il twerking non viene neanche preso in considerazione. Un modello replicabile, un po’ Nickelodeon ma meno lobotomizzato, democristiano, che piace alle figlie e piace alle mamme, un profluvio estetico di Brandy Melville, crop top con le spalle scoperte, anfibi, unghie a stiletto, i capelli mezzi colorati e mezzi no di Dua Lipa, beveroni di Dunkin’donuts, il ritmo rassicurante della normalità ostentata, un agglomerato di Gen Z da tramandare ai posteri.

La famiglia D’Amelio è stata rapida nel costruire un vero ecosistema intorno alla secondogenita, tanto che Highsnobiety ha parlato di “Keeping Up with the D’Amelios”, rivelando che il suo potrebbe essere il prossimo grande impero mediatico-familiare dopo quello delle Kardashian. L’account della sorella Dixie che ha una vena più comica è seguitissimo, così quelli della madre e del padre (si autodefinisce “Ceo of the D’Amelio’s family”), Charli e Dixie hanno anche avviato un podcast e sostenuto numerose cause, dal cambiamento climatico a Black Lives Matter. Ha iniziato a collaborare con Hollister, ha fatto la doppiatrice per un cartone animato, è apparsa nel Tonight Show di Jimmy Fallon, a luglio ha annunciato la sua collaborazione con il marchio cosmetico Morphe e il prossimo primo dicembre arriverà (anche in Italia, edito da Mondadori) il suo primo libro. Su Amazon si trovano felpe ispirate a lei e alle mega bibite che consuma quotidianamente. Nel frattempo, Charlie è diventata un mononimo. Un “nome”, quel tipo di individuo di cui una certa generazione si ricorderà per sempre, e la cui presenza online e le partnership offline potrebbero diventare emblematiche per il futuro dell’influencer marketing. Qualsiasi altra cosa farà, diventerà istantaneamente rilevante per la vita di milioni di giovani nel mondo.

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