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Il caso Matzneff

Molto noto in Francia, lo scrittore e collaboratore di Le Monde è stato un pedofilo protetto dal mondo della cultura?

di Studio
09 Gennaio 2020

Ad ottantatré anni compiuti, e dopo numerosi libri in cui non ha mai nascosto la sua predilezione sessuale per i giovanissimi, lo scrittore francese Gabriel Matzneff è al centro di un caso: una notifica da parte della procura di Parigi che lo informava di un’indagine in corso a suo nome, a partire da un libro di memorie che lo ha messo sotto accusa. Ad accendere la vicenda è stata Vanessa Springora, quarantasette anni, direttrice della casa editrice Éditions Julliard, che conobbe Matzneff quanto ne aveva quattordici ed ebbe una relazione con lui, che invece ne aveva cinquanta. Springora, che in oltre trent’anni non ha mai voluto parlare del suo rapporto con lo scrittore, lo ha fatto scrivendo a sua volta: «Non era una brava persona», ha detto  la donna nel suo memoir, Le consentement, uscito in Francia la settimana scorsa. «Anzi, era esattamente quel genere di persona che fin da bambini ci viene consigliato di evitare: un orco».

Nel libro, ha scritto Liberation, Springora descrive e analizza la sua relazione con Matzneff, la passione reciproca, l’impatto che ha avuto sulla sua vita (depressione, dipendenza), e l’impunità di cui l’uomo ha sempre potuto beneficiare. E proprio questa passata e scontata impunità sembra essere l’aspetto chiave, quello che più ha contribuito a lanciare la storia tanto sui media nazionali che su quelli internazionali. Il New York Times si è soffermato a questo proposito sul ruolo che personaggi e giornali culturali di riferimento hanno avuto nella “protezione” di Matzneff fino a poco tempo fa. Il libro, si legge sul quotidiano americano, fa luce su un periodo in cui le principali voci del mondo intellettuale francese – da Sartre a Foucault, da Liberation a Le Monde – hanno promosso «la pratica come forma di liberazione dell’uomo, o quantomeno si sono schierati in sua difesa».

Le inclinazioni di Matzneff, insomma, sono state tacitamente accettate o almeno comprese per decenni. E soprattutto mai nascoste dal diretto interessato, che è stato insignito di alcuni tra i più prestigiosi riconoscimenti letterari in Francia (tra cui il premio Amic consegnato direttamente dall’Accademia Francese) e ha pubblicato circa quaranta scritti tra libri, saggi e opere in versi in cui, come si diceva, è sempre stato evidente non solo il fatto che mantenesse rapporti sessuali con adolescente e pre-adolescenti, ma anche la cura e la precisione che Matzneff metteva nel descrivere i dettagli materiali ed emotivi di quei rapporti. La principale critica mossa nei confronti dell’unico suo libro tradotto in Italia, I minori di sedici anni, è per l’appunto il libertinismo sessuale dello scrittore, che fondamentalmente rivendica il suo diritto ad avere rapporti sessuali con i minori. In ogni caso, almeno in Francia, Matzneff ha sempre goduto di una certa fama intellettuale. Poi è arrivato, inaspettato, il libro di Springora: Le Figaro ha scritto che le 20mila copie della prima tiratura sono andate esaurite in pochi giorni, ma la casa editrice che lo ha pubblicato ne ha già fatte ristampare altre 45mila. Su Amazon, dove è stato terzo tra i bestseller in Francia, è al momento disponibile soltanto in formato e-book.

Un successo che ha avuto una serie ripercussioni non indifferenti sulla reputazione di Matzneff, apparso fin da subito abbastanza disorientato. «I contenuti riportati dal libro sono ingiusti ed eccessivi», ha scritto in una lettera a Le Parisien, parlando con una certa eleganza della «bellezza dell’amore che abbiamo condiviso, Vanessa ed io». La storica casa editrice dello scrittore, Gallimard, gli ha voltato le spalle e ha tolto dal commercio l’ultimo dei suoi Diari, opera della quale ha già pubblicato nove volumi a partire dalla prima metà dei ’90. La stessa decisione è stata presa a ruota da un altro marchio del gruppo di cui fa parte Gallimard, che deteneva i diritti dei volumi precedenti pubblicati tra il 1979 ed il 1992. «La sofferenza espressa da Vanessa Springora in Le Consentement», dice il comunicato della casa editrice, «trasmette un messaggio la cui forza giustifica questa misura eccezionale».

Oltre al provvedimento preso dai suoi editori Matzneff si è trovato anche di fronte alla reazione del governo francese. Il ministro della cultura Franck Riester si è schierato dalla parte delle vittime dello scrittore, e ha annunciato che il governo valuterà se revocare il sussidio pubblico che gli era stato riconosciuto in qualità di scrittore. Il dubbio che trapela da alcuni media, però, è che non si capisce bene come mai la condanna a Matzneff sia arrivata tutto ad un tratto con questa intensità.

Come detto la sua inclinazione alla pedofilia era cosa ben nota già nel 1995, quando il governo francese lo insignì dell’Ordine delle Arti e delle Lettere, e il fatto che la reazione dell’opinione pubblica sia stata tanto accesa ha aperto dei punti interrogativi. Il Nyt ha provato a scioglierli con una riflessione che in breve funziona così: Matzneff è stato travolto dalla corrente del cambiamento dell’approccio dei francesi verso il sesso, radicalmente opposto rispetto a quello del passato: «Matzneff è un prodotto e un beneficiario di lunga data del ’68 in Francia», ha scritto il quotidiano, «quando con lo slogan vietato vietare i movimenti si ribellavano contro ogni forma di autorità». Un contesto profondamente diverso da quello odierno, utile a interpretare lo smarrimento di Matzneff di fronte ad un prezzo da pagare per le sue azioni che difficilmente avrebbe potuto immaginare fino a pochissimi anni fa.

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