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In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta l’accusato è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse qualcosa.
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.
La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
I cittadini di Minneapolis hanno organizzato una festa per il licenziamento di Greg Bovino davanti all’hotel dove alloggiava Cori, canti, balli, musica, festeggiamenti. Fino a quando la polizia non è intervenuta per interrompere violentemente il party improvvisato.
Ad Amsterdam saranno installate lungo i canali delle mini scale per aiutare i gatti che cadono in acqua Centomila euro che il Comune ha deciso di investire nella costruzione di quelle che tecnicamente si chiamano “scale per l’uscita della fauna selvatica”.
Dopo il litigio con il figlio Brooklyn, una canzone di Victoria Beckham di 25 anni fa è arrivata in cima alle classifiche inglesi A 23 anni dal lancio, "Not Such An Innocent Girl" raggiunge la vetta di ben due classifiche inglesi, grazie al pubblico litigio tra Victoria e David da una parte e il figlio Brooklyn dall'altra.

Viaggio nel mondo di Carlo Scarpa

Controverso, rivoluzionario, architetto senza laurea, un nuovo bellissimo libro raccoglie tutte le opere italiane visitabili.

04 Dicembre 2020

Prendete dal vostro immaginario l’idea più tradizionale di architetto e poi stravolgetela, rimescolatela e carteggiatela fino a vederne le ossa. Il risultato sarà Carlo Scarpa, una delle figure più controverse e rivoluzionarie dell’architettura, che lo scrittore inglese John Ruskin definiva «l’adattarsi delle forme a forze contrarie». Onorato da morto per aver creato un linguaggio personale e unico, osteggiato in vita, per non essersi mai laureato (per la cronaca non lo erano nemmeno Le Corbusier e Mies Van Der Rohe). Per anni si è dovuto sorbire sia le cause intentategli dall’Ordine degli architetti che lo accusavano di esercitare la professione illegalmente che gli insulti degli studenti politicizzati nella Venezia degli anni Settanta. Poi, quando nel 1978 la laurea gli fu offerta honoris causa, non riuscì mai a ritirarla perché, mentre si trovava in Giappone, scivolò dalle scale e morì.

Veneziano doc, classe 1906, Scarpa è stato sempre avvolto da un’aura mitica. Ha iniziato collaborando con i maestri vetrai di Murano, ha insegnato all’Istituto Superiore di Architettura di Venezia, ha lavorato per la vetreria artistica di Murano MVM Cappellin & Co, è stato direttore creativo della vetreria Venini, ha esposto i suoi lavori alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano. Ma soprattutto ha creato dimore, padiglioni, chiese, università (Ca’ Foscari a Venezia è opera sua). Prendeva il caffè con Felice Casorati e passava i pomeriggi con Ungaretti. Non era ricco, viveva essenzialmente del suo lavoro. Eppure trascorreva le sue vacanze in Roll’s Royce accompagnato dall’autista, indossava scarpe fatte a mano e per i suoi schizzi usava una carta preziosissima che si faceva arrivare direttamente dal Giappone.

Per tutta la sua vita ha flirtato con l’arte, elevando l’artigianalità alla sfera intellettuale, grazie a sofisticati dettagli e a una spiccata sensibilità per i materiali. Dal cemento, di cui esaltava la fisicità e la purezza materica, al legno, spesso accostato al calcestruzzo; dal vetro, studiato fin da ragazzo e sfruttato per valorizzare le opere d’arte, all’ottone, trasformato in raffinatissima finitura decorativa. Passando, infine, per l’acqua, considerata – da buon veneziano – elemento integrante dell’architettura. Per molti è stato il più grande allestitore di mostre di tutti i tempi. Leggendario l’impianto concepito per ospitare l’opera di Paul Klee alla Biennale del 1948. A cui se ne aggiungono altri, altrettanto clamorosi, per le monografiche di Piet Mondrian e Marcel Duchamp, per le collaborazioni con Lucio Fontana e Arturo Martini contraddistinte, dirà qualcuno,  da “libertà quasi insolenti e incomparabile poesia”.

Negozio Olivetti, Venezia. Scorcio della scala. Foto: Lorenzo Pennati

Fondazione Querini, Venezia. Scorcio dell’aula Luzzatto con l’accesso vetrato al giardino. Foto: Lorenzo Pennati

Il libro Carlo Scarpa. Oltre la materia, edito da Rizzoli, racconta tutto questo. Ma anche molto di più. Attraverso le parole di Patrizia Piccinini e le immagini di Lorenzo Pennati, si intraprende un tour che tocca i luoghi scarpiani per eccellenza: Venezia, ça va sans dire, ma anche Treviso, Verona, il Trentino e Bologna. Le 224 pagine del volume sono un viaggio fatto di volteggi e rotture, armonie e distonie apparenti. Ci sono musei e negozi, uffici e università. Tutti ci raccontano come l’“architetto non architetto” concepiva le sue opere. Come approcciava i volumi architettonici, curava gli allestimenti fin nei minimi dettagli, esplorava il potenziale della materia conferendole volume grazie alla luce e, soprattutto, riusciva a donare poesia a forme e linee iper essenziali. Piccinini lo definisce “un outsider poetico”, che negli anni ha condotto una ricerca quasi testarda. «Mi sono innamorata di lui quando studiavo architettura», racconta l’autrice, «È uno dei pochi architetti capace di generare forti emozioni. Quando entri in uno dei suoi spazi avverti subito la magia dei volumi, della materia e della luce. Te ne accorgi quando attraversi per la prima volta la porta del Negozio Olivetti di Venezia, con quella scala così potente ma allo stesso tempo leggera o ammiri la sala scarpiana del Museo Gipsotheca Canova di Possagno, innondata di luce. Ogni progetto pare immerso in una atemporalità sospesa, in cui la potenza dell’architettura si riverbera su linee, super­fici e volumi, conferendo all’insieme la classicità monumenta­le propria dei templi greci».

Secondo Piccinini la cosa che più stupisce dell’universo del grande maestro è il ritmo che Scarpa riusciva a dare ai suoi spazi. Un racconto in musica, un’opera sinfonica realizzata in cemento, metallo e pietra. «È “il tremar della forma”, come racconta lo stesso Scarpa quando in una sua lezione spiega agli studenti la necessità di dare un ritmo alla progettazione», spiega sempre l’autrice, «”Che cosa sono in fin dei conti le vibrazioni, se non dei piccolissimi rapporti”. E il compositore Luigi Nono lo sapeva bene, visto che ha dedicato all’amico il brano orchestrale “A Carlo Scarpa, architetto, ai suoi infiniti possibili”, caratterizzato da un tessuto musicale fatto di frammenti, pause e silenzi, di anticipi e tensioni. Forse è proprio questo tessuto a rendere Scarpa un’icona per i giapponesi che si recano in pellegrinaggio a Possagno per vedere il suo lavoro, senza avere la minima idea di chi sia Canova!».

Il volume Carlo Scarpa. Oltre la materia non è dunque una fredda catalogazione, né uno studio critico, ma un racconto fatto di episodi avvincenti ed effetti speciali. Che parte dall’aula Baratto di Ca’ Foscari e arriva al negozio Gavina di Bologna e alla Banca Popolare di Verona con quelle scale definite dall’architetto «una passeggiata nello spazio». Si muove dalla Tomba Brion e tocca poi la Fondazione Querini Stampalia, la Gipsoteca Canoviana di Possagno (che Scarpa spiegò con un poetico “Volevo ritagliare l’azzurro del cielo”) e il Museo di Castelvecchio. «Abbiamo scelto solo architetture visitabili», fa sapere Piccinini, «quasi una guida, utile in un momento storico in cui si parla di turismo di prossimità». Sì, perché il nome di Scarpa è intrinsecamente legato ai luoghi che visitiamo ogni giorno, quelli che ci appartengono e fanno parte del nostro vissuto. «Molti di coloro che viaggiano in Italia lo conoscono senza saperlo», scriveva negli anni settanta lo storico dell’arte francese André Chastel. E sta forse in questa testimonianza, tanto imponente quanto discreta, uno degli elementi più intensi (e poetici) di tutta l’arte di Carlo Scarpa, sempre presente, eppure silenzioso.

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