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La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
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Gli impallinati di alieni sono convinti che gli Usa stiano per dire che gli alieni esistono perché il governo ha registrato il dominio aliens.gov Tutti quelli che non sono impallinati di alieni, invece, dicono che è solo un altro tentativo di Trump di distrarre l'opinione pubblica dagli Epstein Files.

Tutti i difetti dei romanzi italiani

Caccia allo Strega di Gianluigi Simonetti è una guida per imparare a leggere i libri finalisti senza farsi influenzare dalla promozione virale, le campagne del marketing e le bolle mediatiche.

20 Aprile 2023

Si parla di libri su Tik Tok e su Instagram. Si smania per romanzi solo annunciati, i book influencer riferiscono di notti in bianco, tra le lacrime, per finire l’ultima novità editoriale. Si parla di libri per incensarli, ogni uscita è l’alba di un nuovo capolavoro («il giudizio benevolo e l’elogio sperticato prevalgono inevitabilmente sul confronto critico», scrive Gianluigi Simonetti). I lettori lasciano recensioni e stelle su Amazon. Tutti parlano di libri, basandosi esclusivamente sulla propria percezione: “l’ho mollato dopo dieci pagine” oppure “mi ha travolto”. È come se tutti i meteorologi all’improvviso fossero svaniti nel nulla e ci si potesse confrontare solo tra temperature percepite, gli unici interlocutori rimasti fossero turisti scandinavi in bermuda e t-shirt in pieno inverno o romani col colbacco alla stazione di Milano. Ogni tanto, è un sollievo leggere le pagine di un critico, giudizi sulla lingua e sullo stile, frasi passate al setaccio, analisi dei contenuti.

I critici però molto spesso sono oscuri. Vivisezionano novellieri minori del Quattrocento, si perdono dietro poeti sperimentali, diffidano della forma romanzo. Gianluigi Simonetti insegna letteratura italiana contemporanea all’università, scrive recensioni sul Sole 24 Ore con un occhio al premio Strega. È un cosiddetto critico militante. Esce il 21 aprile un suo libro di critica che possono leggere tutti, su autori noti a chiunque, autori da classifica, romanzi da ombrellone, tutti legati al premio: si chiama Caccia allo Strega. Anatomia di un premio letterario (pubblicato da nottetempo). Simonetti nel premio Strega vede all’opera dinamiche e tendenze che attraversano tutto il panorama editoriale italiano, in alcuni libri rintraccia sì il bello e lo sciatto, ma soprattutto ritrova i tic della narrativa degli ultimi anni, quindi il discorso si allarga sempre, per cerchi concentrici. Negli ultimi decenni, secondo Simonetti, lo Strega avrebbe puntato i riflettori su «opere non troppo ardue e selettive: testi dalla solida e piana tenuta narrativa – leggibili e amichevoli verso il lettore medio in cerca di un passatempo smart o di un bagno veloce nei valori culturali – ma eventualmente capaci di interessare anche il cosiddetto non-lettore, ossia il consumatore occasionale, che legge un libro all’anno o nessuno». Romanzi lontani dalle sperimentazioni, con una lingua non sovversiva.

Tra i vincitori degli ultimi anni affronta cinque libri: Via Gemito di Domenico Starnone («porta per primo allo Strega, nel 2001, uno schema narrativo che da noi avrà grande fortuna nei vent’anni successivi: l’inchiesta su vicende reali (e spesso famigliari) effettuata da un narratore-testimone che è direttamente e fortemente invischiato nella storia raccontata»), Non ti muovere di Margaret Mazzantini («fra i romanzi di cui dobbiamo occuparci, Non ti muovere è certo quello che più da vicino sfiora il feuilleton – per il patetismo a volte caricaturale delle situazioni narrative»), La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano («L’energia che il romanzo innegabilmente possiede non risiede evidentemente nel lavoro sul linguaggio, o nella qualità della scrittura, che paga una coabitazione impossibile tra semplicità sintattica di fondo e improvvise impennate metaforico-culturaliste»), Resistere non serve a niente di Walter Siti («Per un romanziere come Walter Siti il problema, di fronte allo Strega, è opposto: si tratta di sottrarre, non di aggiungere, e di ammorbidire, non certo di ispessire; si tratta di rendere appetibile a un pubblico non di nicchia (quello che è naturalmente e storicamente il suo pubblico) un modo di scrivere che per ambizione e stile impegna e quasi provoca il lettore, col preciso scopo di scuoterne le certezze»), M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati («Ma il compendio giornalistico, il prelievo da Wikipedia, il tono da divulgatore e la documentalità esibita si alternano a un altrettanto esibito estetismo, con pretese iperletterarie: il dannunzianesimo più trito, condannato sul piano dei contenuti espliciti, viene inconsciamente riabilitato sul piano dello stile»).

A questi cinque testi incoronati dallo Strega Simonetti aggiunge curiosamente un romanzo vincitore del Campiello, Le assaggiatrici di Rosella Postorino («la carenza complessiva di spessori si riflette in una lingua piatta e sintatticamente disossata, che cerca affannosamente di accendersi in immagini icastiche, ma scivola – come in Mazzantini e Scurati – su metafore morte (“mi si spaccò il cuore”), o fuori fuoco (cosa sono gli “aloni di pioggia”?)». È sin troppo banale chiedersi se l’inclusione di Rosella Postorino in un libro sul premio Strega, con l’edizione del 2023 in corso, non valga come una premonizione, una profezia capace di auto avverarsi.

Come si intuisce da questi brani, il tono del libro tradisce insoddisfazione per i libri scelti. Ci si potrebbe chiedere allora il perché di questo campione. Cosa sarebbe avvenuto, per esempio, se le analisi avessero avuto al centro Inseparabili di Piperno o La scuola cattolica di Edoardo Albinati? Se invece delle Assaggiatrici avesse prelevato dal Campiello Madrigale senza suono di Andrea Tarabbia oppure Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio di Remo Rapino? A quali altre conclusioni si sarebbe arrivati? La spiegazione viene data nella terza e ultima parte del libro: «Per diverse ragioni, i sei romanzi che abbiamo appena letto – cinque vincitori dello Strega negli ultimi vent’anni più un sesto, vincitore del Campiello – possono essere considerati rappresentativi del paesaggio letterario valorizzato oggi dai premi più importanti». Ognuno di questi libri infatti è l’esito di attitudini letterarie già in circolazione – si tratti di una spolverata di ricostruzione storica, di autofiction, di trame pronte per trasformazioni cinematografiche – così come fa da modello per altre scritture che ne saranno influenzate.

Caccia allo Strega non è, come si potrebbe pensare, un libro sui pettegolezzi legati al premio, una ricostruzione di retroscena e polemiche su cinquine e vincitori. Si tratta invece di una guida su come leggere i libri oltre la promozione virale, oltre le campagne del marketing, spogliati da tutte le bolle mediatiche. Che cosa rimane dei testi? I difetti riscontrati in questi romanzi sono tanti: banalità, volgarità, luoghi comuni, sciatteria mescolata a frasi iperletterarie, eccesso di semplicità, eccesso di intrattenimento (un intrattenimento a volte appesantito da una vena pedagogica), “piallatura formale”, cliché linguistici e cliché usati nel costruire i personaggi. Prodotti medi, che sono insieme sia commerciali che impegnati. Non tutto però è così, ovviamente.

Cosa salva Simonetti? Cosa disapprova? Come è naturale che sia, alcune indicazioni rilevanti si trovano ai margini del libro. In una nota, fa riferimento a un paio di “grandi” romanzi italiani rimasti lontani dallo Strega: Leggenda privata di Michele Mari e Le ripetizioni di Giulio Mozzi. Così come sembra apprezzare la radicalità di Claudia Durastanti e salvare La più amata di Teresa Ciabatti: «scritto sgangheratamente, come spesso capita a Ciabatti, eppure depositario di un vissuto più vivace e interessante». Mentre in una parentesi si lascia andare a tutta la severità possibile: Hitler di Giuseppe Genna e La linea del colore di Igiaba Scego sarebbero «testi paradigmatici di cosa vuol dire scrivere male». Per giudicare i libri bisogna confrontarli con altri simili (Scurati è letto insieme a Jonathan Littel), bisogna decostruire le mitologie sugli autori come nel caso di Mario Desiati («il meno outsider dei sette finalisti, il meno spatriato nella Repubblica delle Lettere»), bisogna abbassare il volume generato dal successo e dalle vendite: «La misura del tempo di Gianrico Carofiglio funziona come onesto crime novel, scritto nell’italiano di plastica di molti romanzi di consumo».

La vittoria dei premi letterari rappresenta – e lo Strega in particolare – l’ambizione più o meno segreta di chi scrive. È la fama in vita, il riconoscimento della propria opera, la consacrazione. La critica letteraria segue un percorso più lento, segue altri processi, altre strade, altri nomi, forma altri canoni. A volte premi e critica convergono. Spesso no. Quando non convergono è utile sapere perché e Simonetti è bravo a spiegarlo. È utile che la critica letteraria si occupi dei premi, dedichi pagine ad analizzare i romanzi vincitori e popolari; è utile che i giurati che candidano e votano libri per i premi leggano testi di critica letteraria.

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