Hype ↓
15:05 venerdì 23 gennaio 2026
Jeremy Strong è talmente fan di Karl Ove Knausgård che lo ha anche intervistato per Interview I due hanno parlato del nuovo romanzo di Knausgård ma soprattutto di quanto entrambi odino essere famosi.
A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.
Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.
La comunità scientifica è strabiliata da una mucca che ha imparato a usare una scopa per grattarsi La mucca si chiama Veronika, ha 13 anni, vive in Austria ed è il primo esemplare di bovino a dimostrare questa capacità con scientifica certezza.
Dopo quattro anni di silenzio, finalmente è uscita una nuova canzone degli Arctic Monkeys Fa parte dell'album benefico di War Child Records che uscirà a marzo e che, oltre a riunire band e artisti strepitosi, vanta la collaborazione di Jonathan Glazer.
Metà delle città più popolose del mondo sono a rischio siccità perché consumano più acqua di quanta ne abbiano L’analisi mostra livelli critici di stress idrico in molte metropoli. In Italia Roma, Napoli e l'intera Sicilia sono già in fascia rossa.
Sinners è diventato il film con più candidature agli Oscar di tutti i tempi Sono 16 le nomination per i vampiri di Ryan Coogler: mai così tante per un film nella quasi centenaria storia degli Academy Awards.
L’ultima sfilata di Jonathan Anderson per Dior è ispirata (anche) a Mk.Gee Il polistrumentista del New Jersey ha anche fornito la colonna sonora allo show, con due brani presi dal suo album del 2024, Two star & the Dream Police

Eddie Murphy e Beverly Hills Cop sono invecchiati benissimo

Il quarto capitolo della saga è in cima alla classifica dei film più visti su Netflix: capita raramente, ma stavolta l'operazione nostalgia funziona.

08 Luglio 2024

Per la sorpresa di nessuno, in questo momento in cima alla classifica dei film più visti su Netflix c’è Beverly Hills Cop: Axel F, quarto capitolo della saga in Italia ribattezzata Un piedipiatti a Beverly Hills. Axel F doveva essere girato negli anni Novanta e sarebbe andata così se Beverly Hills Cop III non fosse stato il disastro che è stato (anche a causa dei pessimi rapporti tra Murphy e il regista John Landis, il Klaus Kinski e il Werner Herzog del cinema americano: sul set del Principe cerca moglie Murphy aveva cercato di strangolare Landis, in seguito i due si terranno il broncio per trent’anni). E in effetti, Axel F è diretto proprio come una action comedy degli anni Novanta e funziona unicamente, esattamente per questo: il regista Mark Molloy è un esordiente al quale Netflix ha affidato centocinquanta milioni di budget, uno dei franchise più amati del cinema popolare Usa e uno dei pochissimi attori ai quali – abbiamo scoperto proprio grazie alla campagna promozionale di Axel F – ha ancora senso attribuire un esteso, notevole star power. A parte quello di essere un buonissimo esempio del suo genere, il merito maggiore di Axel F è quello di aver convinto Murphy a uscire dalla sua semi-reclusione – anche se l’attore si è sempre opposto a questo ritratto di lui diffusosi negli ultimi anni: «I reclusi non si lavano il culo», ha detto una volta in una delle due interviste concesse negli anni Duemila (una a Rolling Stone, l’altra al New York Times), spiegando che lui ci tiene troppo alla sua igiene ed immagine personale per essere definito tale – e tornare a fare cinema nazional popolare. Di nuovo: buonissimo cinema nazional popolare.

Nonostante la diffidenza che è giusto avere nei confronti di tutte queste operazioni tra il nostalgico e il cinico, bisogna ammettere che Axel F è appunto una action comedy anni Novanta. Vale a dire una action comedy che funziona: è ben diretta, fa ridere, lascia a Murphy la libertà che il suo carisma, il suo passato e il suo ingaggio pretendono. Molloy è bravissimo a lavorare negli interstizi che la presenza di Murphy gli lascia, a metterlo al centro della scena con un tempismo nella regia che si adatta a quello comico dell’attore. Molloy ha raccontato, senza imbarazzi, di essersi affidato a Murphy anche nella scrittura della sceneggiatura, soprattutto (ovviamente) nelle parti comedy di questa action comedy. Che per un regista al primo lungometraggio significa essenzialmente mettersi nei panni del novizio e lasciar fare al veterano: se il veterano Eddie Murphy dice che una battuta che scritta sulla carta non fa tanto ridere farà sganasciare quando sarà lui a dirla, il novizio Mark Molloy ha tutte le ragioni per pensare che andrà proprio così. Ed è proprio così che va ed è così che viene fuori la migliore battuta di tutto il film, infatti. La riporto qui: «Lo sappiamo che sei stratificato. Come una bellissima cipolla». Non fa ridere finché non sentirete Murphy che la dice, appunto.

Per quanto facile e appagante sia attribuire alle piattaforme streaming la responsabilità di ogni male che affligge l’industria dell’intrattenimento, va poi riconosciuto anche a Netflix il merito di aver restituito al cinema pop americano uno dei suoi fenomeni (un’operazione in cui la piattaforma si sta dimostrando assai capace: una cosa simile è successa con Adam Sandler, controintuitivamente e brillantemente scelto come protagonista di Uncut Gems), prima con il sottovalutatissimo Dolemite Is My Name e adesso con questo sequel. Uno di questi fenomeni che, abbiamo constatato negli anni della sua semi reclusione, si sono dimostrati impossibili da replicare. Hollywood ci ha provato e in parte ci è anche riuscita, per esempio con Chris Rock e con Kevin Hart. Ma proprio il fatto che questi ultimi siano – al di fuori dell’hip hop – gli afroamericani più famosi del mondo, e che nonostante questo non arrivino nemmeno a sfiorare la fama che Eddie Murphy aveva nel 1984 (anno in cui uscì il primo Beverly Hills Cop), fa capire cosa siano stati questo attore, questa saga all’epoca. Come spesso accade con i film di genere, soprattutto quelli che mescolano il genere alla commedia, si tende a sottovalutare l’immensa influenza che Beverly Hills Cop ha avuto sul cinema pop americano prima e mondiale poi: se il buddy cop movie esiste, esiste grazie anche e soprattutto a questa saga. Meglio ancora: grazie anche e soprattutto a questo attore. Il casting di Murphy nel ruolo di Axel Foley è uno di quei punti di svolta, di quelle circostanze impreviste e favorevoli che hanno fatto la fortuna del cinema americano. All’inizio, il ruolo era stato pensato prima per Mickey Rourke, poi per Al Pacino e James Caan, infine per Sylvester Stallone. Alla fine fu scelto Murphy solo per questioni di budget (assai ristretto: il primo Beverly Hills Cop costò 13 milioni di dollari, e ne incassò quasi 300 al botteghino mondiale): era la celebrity più famosa disponibile a girare un film per quell’ingaggio. Diventerà il primo attore afroamericano a prendersi tutto lo schermo, tutti gli schermi, portando a compimento una storia che a Hollywood era cominciata con Sidney Poitier. In un momento, tra l’altro, particolarmente difficile persino nella disgraziata storia afroamericana: siamo nel mezzo dell’epidemia del crack, con l’opinione pubblica, cioè i bianchi, che accusano i neri di essere fautori della loro stessa disgrazia.

In questi casi si usa la definizione “sliding doors”: provate a immaginare Axel Foley interpretato da Rourke, da Pacino, da Caan o da Stallone (o diretto da Scorsese o Cronenberg, la prima e la seconda scelta registica della produzione all’epoca), provate a immaginare questi attori pavoneggiarsi con quella varsity jacket dei Detroit Lions o sfoggiare quelle adidas Country (diventate ovviamente degli indispensabili nell’armadio di tutti i giovani americani di queli anni), cercate di immaginare la scena “Axel gets a room” interpretata da chiunque altro che non sia Murphy. Ma il contributo di Murphy a quel primo, leggendario capitolo della saga è spesso sottovalutato, ridotto “soltanto” alla sua interpretazione. In realtà, Murphy portò a quel film la sua passione per i kung fu movie – ha sempre detto che la sua principale ispirazione per la parte di Axel Foley è stata Bruce Lee – per i film blaxploitation e, ovviamente, per la stand up comedy.

Nel 1984 Murphy era già l’uomo che aveva radicalizzato la comicità americana: l’anno prima aveva stravolto l’America con uno spettacolo, Delirious, in cui pronunciava la parola “fuck” 230 volte e quella “shit” 171 – in 70 minuti – e diceva cose (sugli afroamericani, sugli omosessuali, sull’Aids, sull’America, sul mondo) oggi semplicemente inconcepibili. Ma quando arrivò sul set di Beverly Hills Cop, Murphy era anche, e questa è forse la parte meno riconosciuta e più trascurata di tutta la sua carriera, un action star propriamente detta: prima ancora del successo di Una poltrona per due – un film molto più amato in Italia che in tutto il resto del mondo, tra l’altro – c’era stato quello di 48 ore di Walter Hill, il regista che per primo capì che i poliziotteschi italiani potevano funzionare benissimo anche negli Stati Uniti, bastava trovare attori che tra di loro avessero la chimica giusta. In quel caso furono Nick Nolte ed Eddie Murphy: tocca usare una brutta espressione e dire che il resto è storia, da Arma letale a Bad Boys, passando per Rush Hour e, appunto, Beverly Hills Cop.

L’incredibile successo di Beverly Hills Cop si misura anche nelle tracce di sé che ha lasciato nella cultura pop che dell’esistenza di questa saga si è ormai dimenticata o che, addirittura, quell’esistenza l’ha sempre ignorata. Un esempio: nella campagna promozionale del film Netflix ha messo anche un crossover tra Axel Foley e Crazy Frog, la rana antropomorfa interprete di uno dei remix di maggior successo del pezzo di Harold Faltermeyer che fece della colonna sonora di Beverly Hills Cop uno dei dischi più ascoltati del 1984 (merito anche di “The Heat is On”, pezzo anche questo composto da Faltermeyer, soundtrack della leggendaria scena d’inseguimento automobilistico con cui si apre la saga). Non a caso, uno dei momenti più riusciti di Beverly Hills Cop: Axel F è quello in cui parte per la prima volta il beat synth di Faltermeyer. Anche se il più bello in assoluto è quello in cui Murphy pronuncia per la prima volta le parole “ni**a”, “fuck” e “shit”: ovviamente con la solita velocità, con quel piglio da spoken poetry che lascia a chi ascolta l’impressione di essersi appena preso uno sputo in faccia. Per essere davvero perfetto, per diventare l’omaggio nostalgico e l’operazione commerciale perfetta, a Beverly Hills Cop: Axel F manca soltanto una cosa: la leggendaria risata di Eddie Murphy (“tradotta” in italiano dal compiantissimo Tonino Accolla). Ha detto di essere stato costretto a cambiarla, Murphy, perché si era stufato di fan che gli si avvicinavano e la imitavano, aspettandosi da parte sua divertimento e ammirazione. «These motherfuckers» è stato il suo unico, lamentoso, commento sulla questione, ovviamente.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Jeremy Strong è talmente fan di Karl Ove Knausgård che lo ha anche intervistato per Interview

I due hanno parlato del nuovo romanzo di Knausgård ma soprattutto di quanto entrambi odino essere famosi.

A$AP Rocky è un uomo molto impegnato, ma ha comunque trovato il tempo di fare uno dei migliori dischi rap degli ultimi anni

Dopo un attesa lunga otto anni e un'infinità di progetti tra moda, design e cinema, A$AP Rocky è tornato con un disco, Don't Be Dumb, che lo conferma come uno dei rapper più ambiziosi e diversi che ci siano.

Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza

Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.

Dopo quattro anni di silenzio, finalmente è uscita una nuova canzone degli Arctic Monkeys

Fa parte dell'album benefico di War Child Records che uscirà a marzo e che, oltre a riunire band e artisti strepitosi, vanta la collaborazione di Jonathan Glazer.

Sinners è diventato il film con più candidature agli Oscar di tutti i tempi

Sono 16 le nomination per i vampiri di Ryan Coogler: mai così tante per un film nella quasi centenaria storia degli Academy Awards.

Il nuovo film di Tom Ford, Cry to Heaven, sarà girato tutto in Italia, tra Roma e Caserta

Le riprese sono appena iniziate ma già si parla di una possibile prima alla Mostra del cinema di Venezia.