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03:31 giovedì 5 febbraio 2026
Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.

Avere trent’anni secondo Reitman

Young Adult: ridere amaramente di una trentenne (Charlize Theron) incapace di crescere

20 Marzo 2012

Èffiglio, direbbe Vulvia, ma non è del tutto vero, dato che meno di cinque anni fa Jason Reitman, figlio d’arte (di Ivan “Ghostbusters” Reitman) veniva giornalisticamente incasellato come «astro nascente del cinema americano».

Questo accadeva all’uscita di Juno, il film con Ellen Page minorenne incinta. Nel contempo, la boria di una certa fazione indie veniva colta – non a torto – da un rigurgito acido, sentendosi violata nell’intimo da una trentenne malcelata da una sedicenne che ascolta i Moldy Peaches e il cui unico cambiamento interiore non consiste nel prendere la “coraggiosa decisione” di avere un figlio, ma nel passare da “spocchiosa egoista con battute sterili” a “spocchiosa egoista con battute sterili che ha avuto un figlio”.

Ora, Reitman aveva già goduto di un esordio (ben più) brillante, con una serie sorprendente di corti e Thank you for smoking, ottima commedia con un unico colpetto di coda reazionario verso il finale (sottolineiamo qui come il colpo di coda reazionario sia una marca di stile del Reitman della maturità). L’approccio bidimensionale e fumettistico ai personaggi era perfettamente funzionale al film; il trattamento ipercoloristico delle scene verrà portato avanti nei film successivi, e avrà sempre una motivazione narrativa. Il film, basato su un romanzo, era stato scritto da Reitman stesso. Vedi un po’ cosa accade a circondarsi degli amici sbagliati: Reitman conosce Diablo Cody. Lei gli scrive Juno e vince un Oscar, va avanti realizzando una serie di deprecabili stronzate (United States of Tara, Jennifer’s Body). Poi, Reitman si appassiona a un romanzo sui «tagliatori di teste», lo riaggiorna alla crisi economica del 2008 e ne trae un suo film tipico: Personaggio Cinico colto in un punto critico della vita. A un certo punto, Personaggio Cinico avrà una qualche epifania, ma poi chissà. Ah, come è dura cambiare!

A questo punto del suo percorso, Reitman è unanimemente (e specialmente dal Festival del Cinema di Roma) osannato come il nuovo genio della commedia indipendente americana (lo è in parte: possiamo parlare di budget “indipendenti”, ma le case di produzione alle spalle – la Fox, la Paramount – non lo sono).

Arriviamo quindi a “Charlize-Theron-con-pretese-vuole-riprendersi-l’uomo-che-ama”: Young adult. Diablo Cody è tornata alla sceneggiatura; la gente, in sala, rideva istericamente, ma il film è uno dei più amari ritratti di trentenne che mai vedremo al cinema e non è – guai a chi pensa il contrario – una commedia. Semplicemente per il fatto che Cody è una macchina disumana e mostra compassione verso i personaggi soltanto quando in loro si innesca una sorta di cambiamento (qui si tratta di discesa agli inferi, ma la compassione emerge soltanto nei rari punti del film in cui il disprezzo sembra farsi da parte. Il mio accompagnatore, al cinema, l’ha definita «aridità passivo-aggressiva»). È come se, dopo Thank you for smoking, Reitman avesse la smania di rendere i propri personaggi nella maniera meno bidimensionale possibile. Non c’è niente di comico nel vedere una persona che si comporta unicamente in modo sbagliato in tutti i momenti sbagliati. O meglio, c’è, a patto che il personaggio non venga reso simpatico soltanto dalla serie di azioni goffe che compie. (È questo il caso).

Come “tragedia dell’età adulta” per un pubblico di massa, il film potrà funzionare ottimamente. Tutti recitano bene. Ci sono troppi primi piani perché si pensi anche solo di ridere. In Young adult c’è anche un buffo cagnetto.

(dal numero 7 di Studio, attualmente in edicola)

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