Cultura | Società

Le automobili e noi

Una mostra al Victoria & Albert Museum di Londra celebra le creature su quattro ruote che hanno definito il ventesimo secolo.

di Germano D'Acquisto

© 2019 Nathanael Turner

«L’automobile è diventata il guscio protettivo ed aggressivo dell’uomo urbano e suburbano», diceva Marshall McLuhan. E la mostra Cars – Accelerating The Modern World, allestita fino al 19 aprile al Victoria & Albert Museum di Londra, non è altro che la trasposizione visiva e concreta dell’assunto enunciato dal critico canadese. Perché, dalle parti di South Kensington, per quasi cinque mesi, le vetture saranno esposte come quadri di Picasso, Matisse e Van Gogh. E racconteranno meglio di chiunque altro il ventesimo secolo, con tutto il suo ammasso di accordi e disaccordi, coerenze e contraddizioni. Queste creature mitologiche su quattro ruote sono state contemporaneamente sogno eroico della velocità e simbolo dell’alienazione contemporanea, strumento in grado di annientare le distanze e nemico pubblico numero uno di ambiente ed ecosistema. Curata da Brendan Cormier e Lizzie Bisley, l’esposizione ci rivela come l’auto sia riuscita a rivoluzionare la nostra idea di velocità, di come abbia stravolto il modo in cui facciamo muovere l’economia, produciamo e vendiamo e di come abbia alterato il paesaggio che ci circonda trasformando le campagne in metropoli.

Oggetto del desiderio, metafora del consumismo e status symbol, l’auto è stata la cartina tornasole del progresso, dell’economia ma anche del desiderio e della fantasia dell’ultimo secolo e mezzo. Non ha risparmiato nessuno: dalle cantanti dure e pure come Janis Joplin che, alla fine degli anni Sessanta, epoca tutta natura e fratellanza, invocava Dio cantando «Oh Lord, won’t you buy me a Mercedes Benz» fino a supereroi come Batman che senza la sua batmobile rischieremmo di vivere in una Gotham City dominata da Joker, Pinguino e L’Enigmista. Roland Barthes considerava le automobili come l’equivalente moderno delle cattedrali gotiche. «Sono la suprema creazione di un’epoca concepita con passione da artisti sconosciuti». Ma subito dopo aggiungeva: «Una creazione distrutta nell’uso da un’intera popolazione che se ne è impossessata come semplice oggetto magico».

A Londra sono esposte quindici vetture icona e quasi trecento oggetti, tutti divisi in aree tematiche. Si parte dai primissimi modelli, che sembrano uscire dalla mente di squinternati visionari; si passa ai prototipi avveniristici degli anni Sessanta (come le Pontiac Firebird, macchine-superveloci costruite da una divisione della General Motors); fino ad arrivare agli ultimissimi veicoli a guida autonoma con droni. Dalla preistoria alla fantascienza in un battito di ciglia.

Nella sezione “Going Fast” della mostra viene svelato, attraverso magazine, ritagli, appunti, fotografie e film, come la macchina, fin dagli albori, sia riuscita nel miracolo di farci immaginare il futuro. Madre di tutte le vetture è la leggendaria Benz Patent Motorwagen 3 (soprannominata anche Velociped), considerata la prima prima autovettura nella storia con motore a scoppio. Venne presentata al pubblico nel 1886 sulla Ringstraße di Mannheim. Il modello originario non aveva il carburatore e doveva essere rabboccato di benzina ogni cento metri. Una via Crucis che aveva mandato in depressione il povero progettista, Karl Benz. La svolta arrivò nell’agosto del 1988 grazie a sua moglie Bertha che, di nascosto dal marito, si impossessò di quel geniale macinino e, insieme alle due figlie, percorse come se nulla fosse i circa 90 chilometri che la separavano dalla casa dei genitori, per poi rientrare a casa la sera giusto in tempo per la cena. Da quel giorno nulla fu più come prima.

Pubblicità francese (1934) for the Tatra 77
General Motors Firebird I (XP-21), 1953 © General Motors Company,LLC
Pop.Up Next © Italdesign

È invece tutto incentrato sul consumismo il capitolo “Making More”. A rappresentare in modo piuttosto autorevole il concetto è stavolta la superlussuosa Hispano-Suiza Tipo H6B, realizzata minuziosamente a mano nel 1922. Realizzata in Spagna da una società fondata dal catalano Damià Mateu i Bisa e dallo svizzero Marc Birkigt, era considerata all’epoca alla stregua delle Rolls-Royce e delle mitiche Isotta Fraschini.

“Shaping Space”, infine, esplora l’influenza che l’auto ha avuto sul paesaggio, gli Stati e le città puntando soprattutto l’attenzione sulla scarsità delle fonti energetiche e sulla ricerca di nuove alternative. A raccontare la sezione sono due mezzi degni dei film di fantascienza. La leggendaria Ford Nucleon: auto progettata nel 1958 per essere alimentata con energia nucleare, non prevedeva un sistema di combustione interno ma un piccolo reattore nucleare nella parte posteriore. Il motore doveva sfruttare la fissione dell’uranio, un po’ come avviene oggi con i sottomarini nucleari. E l’altrettanto avveniristica  Pop.Up Next, vera e propria macchina volante, progettata da Italdesign, Airbus e Audi che mixa come in un frullatore le quattro principali innovazioni della guida: energia elettrica, guida autonoma, orientamento ai servizi e volo.

Fra i quindici modelli messi in scena a Londra, anche la storica Fiat 600 Multipla, la prima monovolume della storia. La vettura arriva dal dipartimento FCA Heritage ed è solitamente esposta nel Centro Storico Fiat di Torino. «Presentata al Salone di Bruxelles del 1956», hanno raccontato alla Fiat, «la 600 Multipla proponeva una linea mai vista prima e uno spazio interno eccezionale. Con i sedili disposti su tre file poteva infatti ospitare comodamente sei persone oppure, con quattro sedili ribaltati, offrire un ampio piano di carico. Per la sua versatilità e il suo comfort, la “Multipla” è stata la beniamina dei tassisti e delle famiglie italiane per oltre un decennio».

La mostra Cars – Accelerating The Modern World è accompagnata da un catalogo di 223 pagine scritto dal curatore Brendan Cormier insieme a Lizzie Bisley e Esme Hawes (V&A Publishing).

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