A Berlino, a Parigi e da qualche tempo anche a Milano si sta diffondendo, soprattutto tra i più giovani, una maniera diversa di fare serata: si resta sobri, si balla, si mangia, e soprattutto non si fa tardi.
I prezzi dei club di Berlino sono aumentati così tanto che è stato necessario inventarsi il termine technoinflazione
Tutto è partito dal Berghain, ovviamente, che negli ultimi tre anni ha aumentato il costo del biglietto del 20 per cento. E tutti gli altri hanno seguito.
L’inflazione è come il cielo, ormai: ci siamo tutti sotto, ci siamo sotto quando camminiamo tra gli scaffali del supermercato e ci siamo sotto quando proviamo a fare serata in un club berlinese. Possono sembrare le cose più distanti e slegate del mondo, l’inflazione e il clubbing, ma ovviamente non è così, in questo mondo tutto si tiene, soprattutto quando si tratta di alzare i prezzi al consumo. Di questa vicinanza tra inflazione e clubbing se ne sono accorti, loro malgrado, a Berlino, capitale mondiale del clubbing se ce n’è una. Negli ultimi dieci anni, i prezzi per entrare nei locali sono aumentati talmente tanto che è emersa la necessità di inventarsi una parola nuova per definire il fenomeno. E la parola è stata inventata, infatti: technoinflazione (ci siamo rimasti un po’ male scoprendo che la parola non era una di quelle parole tedesche tanto oscure nella pronuncia quanto impeccabili nel significato).
In uno studio realizzato incrociando i dati di Google Maps e le testimonianze dei clubber berlinesi, si è scoperto che il prezzo per l’entrata nei locali della città è passato da poco più di 10 euro a una media di 25, aumento che, secondo tutte le previsioni, è destinato a continuare nei prossimi anni. Primo tra tutti i club “accusati” di essere la causa della technoinflazione è ovviamente il Berghain, che ha portato il costo del biglietto di ingresso a 30 euro, aumentandolo non di poco e facendo arrabbiare parecchio i suoi frequentatori più e meno assidui. Nel 2022, il biglietto costava 25 euro: parliamo, quindi, di un aumento del 20 per cento in appena tre anni, ai quali bisogna aggiungere l’aumento del prezzo per i drink e per il guardaroba. E poiché non esiste solo il Berghain, questo è stato solo l’inizio, dopo sono arrivati anche tutti gli altri più famosi locali della città ad aumentare i loro prezzi: tra questi il Sisyphos, l’RSO, il Kitkat, il Tresor, l’OST, il Renate, il Kater Blau, l’Oxi. Va detto che l’aumento dei prezzi è anche l’unico strumento a disposizione dei gestori per salvarsi dalla crisi che sta portando alla chiusura di diversi locali. Anche questo fenomeno, come l’inflazione, è ormai conclamato, sono tanti gli articoli e i reportage che parlano della morte imminente della club culture berlinese. La chiusura dello Schwuz, il più longevo queer club della città, annunciata nell’agosto del 2025, non ha fatto altro che aggravare la situazione e costretto molte persone, gestori e frequentatori dei locali, che fino a quel momento avevano provato a negare la gravità del momento sperando che fosse solo una delle tante crisi passeggere, ad ammettere che qualcosa di serio e forse irreparabile sta succedendo.
Visualizza questo post su Instagram
Secondo recenti sondaggi, circa un terzo di tutti i visitatori di Berlino cita “la vita notturna e la cultura dei club” come motivo principale del proprio viaggio nella capitale tedesca. Nel 2024, la città ha accolto 12,7 milioni di visitatori, di cui 4,2 milioni di “turisti dei club”. Secondo la Clubcommission, un’associazione che rappresenta oltre 100 locali della città, la cultura del clubbing nella capitale tedesca fa guadagnare circa 1,5 miliardi di euro all’anno.
Degenerata nel vero senso della parola: due agenti sono finiti al pronto soccorso e la polizia sta dando la caccia a due degli "aggressori".
I lingotti valgono circa tre milioni e mezzo di euro, esattamente la cifra di cui il Comune aveva bisogno per completare le ristrutturazioni.
La metratura del bar verrà raddoppiata, nonostante le polemiche secondo le quali servire panini e gazzose in un luogo così sacro sia quasi peccato.