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21:28 venerdì 17 aprile 2026
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Anche le celebrità scrivono brutte poesie

07 Marzo 2017

«Se hai diciassette anni sai tutto, ma se ne hai ventisette e sai ancora tutto, vuol dire che sei rimasto a quando ne avevi diciassette». Questa citazione di Ray Bradbury compare in un bel pezzo pubblicato su LitHub firmato da Philippa Snow e intitolato “Il fascino adolescenziale delle brutte poesie scritte dalle celebrità”. «Come molti adolescenti», si legge, «le celebrità alle volte producono arte bruttissima e terribilmente seria. Qualche volta questa arte brutta è brutta poesia». Si cita qualche caso, a partire da Lindsay Lohan e dai suoi versi scritti su Instagram; una poesia, commenta Snow, «in parte sull’Isis, in parte sul disagio e l’agitazione di Lindsay Lohan stessa».

Sometimes I hear the voice of the one I loved the most
but in this world we live in of terror
who I am to be the girl who is scared and hurt
when most things that happen I cannot explain
I try to understand
when I’m sitting in bed at 3am
so I can’t sleep, I roll over
I can’t think and my body becomes cold
I immediately feel older . . .
then I realise, at least I am in a bed
I am still alive
so what can really be said?
just go on to bed and close the blinds
still and so on, I cannot help but want to fix all of these idle isis minds
because,
there has to be something I can figure out
rather than living in a world of fear and doubt
they now shoot, we used to shout
if only I can keep trying to fix it all
I would keep the world loving and small
I would share my smiles
and give too many kisses

Chiosa ironicamente l’autrice dell’articolo: «Quando si dice “le celebrità sono proprio come noi”, qualche volta è vero, o sarebbe meglio dire “sono come eravamo”». La seconda citazione la conquista Kristen Stewart con una poesia dall’originale titolo “Il mio cuore è una palla da wiffle/Asta della libertà” (il wiffle è uno sport simile al baseball che si gioca con una palla di plastica tutta traforata).

I reared digital moonlight
You read its clock, scrawled neon across that black
Kismetly . . . ubiquitously crest fallen
Thrown down to strafe your foothills
. . . I’ll suck the bones pretty.

Your nature perforated the abrasive organ pumps
Spray painted everything known to man
Stream rushed through and all out into
Something Whilst the crackling stare down sun snuck
Through our windows boarded up
He hit your flint face and it sparked.

And I bellowed and you parked
We reached Marfa
One honest day up on this freedom pole
Devils not done digging
He’s speaking in tongues all along the pan handle
And this pining erosion is getting dust in

My eyes
And I’m drunk on your morsels
And so I look down the line
Your every twitch hand drum salute
Salutes mine.

«Una poesia», sostiene Philippa Snow, «che come la Stewart è introspettiva e lunatica. Come lei ha qualcosa di indie, anticonformista e sincopato». Anche James Franco viene descritto come una specie di adolescente perpetuo, vista la sua ossessione per lo studio, l’università, la scuola. «Il suo problema non è necessariamente che l’arte che produce è cattiva, piuttosto che uno può diventare una prima scelta di Hollywood, posare come modello per Gucci e desiderare ancora di essere qualcosa di diverso». E, continua la Snow, anche il fatto che «sembra ogni volta dirci: “Non mi importa se pensi che sono pretenzioso perché a me interessano le cose profonde”, che è un atteggiamento profondamente adolescenziale». Uno dei suoi “lavori” più strani resta il poema augurale per la presidenza Obama del 2012.

Asheville is the place where the Black Mountain College once stood
And helped birth Rauschenberg, Twombly and Johns,
Cage and Cunningham; now I think it’s a Young Men’s Christian Association.
On the wall of the Grove Park, they have pictures of the famous guests;

I’m not up there, but Obama is. I was asked to write something

For the inauguration of his second term, but what could I write?
I was in Asheville, studying writing, but not the political sort;
I write confessions and characters, and that sort of thing.

I wrote my friend Frank about what I could do, but he was unresponsive.
I went to class and then the little burrito place where they know me,
And finally at night I got Frank’s email on my phone and pulled over
On the side of Warren Wilson Road, past the school barn with the WWC–

«Posso dire con certezza», conclude l’autrice dell’articolo, «che andrei a mangiare a un burrito, ma con altrettanta certezza non posso dire che questo testo sia una poesia, sebbene gli a capo sembrerebbero confermarlo».

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