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Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.

Il presente nero e il futuro ignoto di Airbnb

La piattaforma per gli affitti brevi sta affrontando per l'emergenza Coronavirus un momento difficilissimo.

di Studio
24 Aprile 2020

Gli host l’hanno chiamata “L’Apocalisse di Airbnb”. Per alcuni di loro, il rischio che il Coronavirus potesse causare inestimabili danni alla piattaforma degli affitti brevi, era nell’aria da fine gennaio, quando, numerosi, hanno iniziato a confrontarsi sul forum della community del servizio, circa le modalità per correre ai ripari. «L’azienda dovrebbe immediatamente trovare soluzioni per darci una mano. Sento che la situazione potrebbe peggiorare», si legge in un messaggio che risale al 30 gennaio. E si avverte un senso sinistro, profetico nel rileggerlo adesso che, come ha scritto  Wired, il Coronavirus potrebbe decretare la fine di Airbnb perché «i numeri sono devastanti».

Secondo AirDNA, una società di analisi degli affitti online, le prenotazioni su Airbnb sarebbero in calo dell’85 per cento, e le cancellazioni vicine al 90 per cento: tanto che le entrate generate dalla piattaforma, nel solo mese di marzo, sono diminuite del 25 per cento (su base annua). Si dirà che ora il mondo si è fermato, ma «è improbabile che i numeri possano risalire presto», fase 2 o fase 3 che sia. Basti pensare che nel caso specifico italiano, come ha spiegato in un’intervista alla Stampa Rocco Lomazzi, Founder & Chairman di Sweetguest, primo partner italiano di Airnbnb, «il nostro settore è indubbiamente tra i più colpiti. Dopo due settimane di Coronavirus in Italia abbiamo registrato cancellazioni che ci fanno prevedere una perdita del 40 per cento su tutto il 2020». Proprio nell’anno del debutto in borsa di Airbnb, con una valutazione tra i 50 e i 70 miliardi di dollari, e che adesso sarebbe già precipitata a 26 miliardi secondo il Financial Times.

«Gli effetti negativi dell’emergenza Covid-19 non potevano che ricadere sulla più utilizzata piattaforma per l’affitto di appartamenti privati per le vacanze», continua Temperton su Wired. In un periodo in cui il turismo è stato obbligatoriamente azzerato, e in un momento in cui il solo provare a immaginare le nostre future mete estive è diventato motivo di dolorosa nostalgia – anche se secondo l’Atlantic pianificare un viaggio post pandemia potrebbe confortarci – il problema di Airbnb è anche un altro e riguarda pulizia e sanificazione degli ambienti che fino a questo momento non erano garantiti.

In seguito a un iniziale momento di disordine, come ha scritto il Wall Street Journal, a causa soprattutto della confusione circa le politiche di cancellazione nelle proprietà sparse per tutto il mondo che ha logorato i rapporti tra padroni di casa e ospiti (dopo che questi si sono lamentati per la mancanza di un rimborso completo a causa delle cancellazioni avvenute per la quarantena), il Ceo di Airbnb, Brian Chesky, attraverso un finanziamento di 1 miliardo di dollari, ha approvato un piano per rimborsare i soggiorni degli ospiti che avevano già prenotato entro il 14 marzo 2020. Con un’azione che ha fatto infuriare notevolmente numerosi padroni di casa, essendo questi in larga parte investitori a cui ora è venuta meno la prima e (spesso) unica fonte di reddito.

E intanto, nuove soluzioni hanno iniziato a essere adottate. Legali, e meno. Come in Australia, dove alcuni host starebbero convertendo i propri appartamenti in luoghi in cui passare una serena quarantena a prezzi convenienti – basta scorrere sul sito per accorgersi che il costo medio di una notte, in generale, si è praticamente dimezzato. In Italia, poi, su base chiaramente volontaria, Airbnb ha deciso di mettere a disposizione gli appartamenti per ospitare medici e infermieri, così da evitare possibili contagi tra i propri familiari. E tutto mentre la società ha modificato la propria offerta, promuovendo in homepage solo ipotesi di soggiorni più lunghi, aggiungendo al proprio sito una sezione dedicata alla cura degli alloggi durante la pandemia, “Come i soggiorni più lunghi aiutano la tua attività di host”, “Come infondere tranquillità agli ospiti”, “Non tralasciare le tende durante la pulizia dell’appartamento”.  È l’Apocalisse, si fa quel che si può, ma ricordati che “Vanno lavati sempre anche i tappeti”.

Chesky, in un video messaggio per i proprietari, ha provato a tranquillizzare tutti: «Quando questo finirà, la gente continuerà a viaggiare, e lo farà ancora di più». Ma, certo, il futuro della piattaforma, come di una buona parte della sharing economy, traballa.

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