Hype ↓
11:47 mercoledì 17 giugno 2026
Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.
Un regista ha deciso di distribuire il suo primo film esclusivamente in videocassetta per protestare contro l’AI È la prima volta che succede in 22 anni. Il film si intitola This is How the World Ends e lo ha diretto Robert dos Santos.
In Cina hanno cancellato più di 12 mila corsi di laurea perché l’AI li ha resi obsoleti I tagli si sono concentrati soprattutto (come sempre in questi casi) nelle arti e nelle discipline umanistiche, ma ce ne sono stati parecchi anche nelle lingue straniere e nella gestione aziendale.
Una ricerca ha dimostrato che andare in bici fa così bene a corpo e mente che dovrebbe rientrare nelle politiche di salute pubblica La ricerca comprende 87 studi da 19 Paesi e conferma che la bici è uno dei più efficaci strumenti per migliorare la qualità della vita in città.
È disponibile in streaming Free Party: A Folk History, uno dei più bei documentari di sempre sulla storia dei rave Presentato nel 2023, il film di Aaron Trinder racconta la nascita della scena rave britannica e soprattutto il leggendario festival di Castlemorton, uno dei più grandi rave di tutti i tempi.
Ci vorranno almeno sei mesi per rimuovere tutte le mine piazzate nello Stretto di Hormuz e riaprirlo davvero Ma prima bisogna capire se queste mine ci sono, perché l'Iran potrebbe come non potrebbe averle piazzate.
La Cassazione ha stabilito che se i tuoi colleghi ti causano ansia e stress il tuo capo deve risarcirti (e tanto, anche) Dopo la sentenza il lavoratore in questione è stato riassunto e il datore di lavoro costretto a pagare un risarcimento di 80 mila euro.
A Berlino ci sarà la più grande retrospettiva mai dedicata a Ryuichi Sakamoto Si intitola seeing sound, hearing time e, dopo Tokyo e Pechino, arriva finalmente anche in Europa, dall'11 settembre 2026 al 23 maggio 2027.

Vita e letteratura

Libri che parlano di libri, che parlano di esistenza. Può la letteratura salvare la vita? Ne parlano due autori, dall'Italia all'America.

19 Marzo 2013

Da circa un mese, è uscito negli Stati Uniti per Knopf How literature saved my life, il nuovo libro di David Shields, autore conosciuto soprattutto per aver scritto il molto discusso, specie nella comunità letteraria americana e anglosassone, Fame di realtà, pubblicato nel 2011 in Italia da Fazi.

Il molto discusso Fame di realtà consiste in un ramificato collage di citazioni, proprie e altrui, tutte indirizzate a sostenere l’incombente inefficacia rispetto ai tempi della finzione pura (i racconti, i romanzi), valutando per contro come vera incarnazione dello spirito della nostra epoca la literary non fiction e, in particolare, quelle forme dove elementi autobiografici, o di presa diretta della realtà tipo il reportage, si uniscono al saggio utilizzando tecniche della narrativa (memoir, personal o lyric essay, etc). Oltre a essere un illuminante breviario di sociologia e critica della letteratura contemporanea, Fame di realtà è anche una dichiarazione di poetica, l’atto di fondazione della nuova estetica di Shields, in cui la letteratura della realtà si esprime attraverso il collage e il campionamento, con una tecnica dichiaratamente mutuata dal rap e dall’arte contemporanea.

Come Carrère, Shields è di fatto un romanziere convertito alla realtà. Come Carrère, Shields ha scritto un bel po’ di romanzi prima di capire che non avrebbe più scritto un romanzo. E per una ragione molto semplice: la crescente difficoltà di sospendere la propria incredulità leggendo romanzi. E quindi, dal punto di vista della scrittura, la perdita della fede necessaria per dare vita a una storia di finzione.

D’altra parte, a differenza del francese, che ci tiene spesso a dichiarare nei suoi libri l’aderenza ai fatti, Shields si guarda dal definire la non fiction come un oggetto obbligatoriamente privo di elementi di fiction. In proposito, proprio in questo ultimo libro, prende a esempio l’ambiguità di statuto (fiction o non fiction?) di un libro dell’amico Fred Moody sulla sua esperienza di seminarista presso un’istituzione religiosa finita sotto accusa per trascorsi abusi sessuali. E racconta che quando la moglie di questo Fred Moody chiese al marito che genere di libro avesse scritto, se un memoir o un romanzo, lui le rispose che ci stava ancora pensando. Nello stesso paragrafo, Shields cita la lettera che mandò a Lorrie More, editor della New York Review of Books, in risposta a una recensione di Fame di realtà: «Fame di realtà», si legge, «cerca di sganciarsi dalla potenziale banalità della non fiction (il significato alla lettera di ‘fatti’, ‘verità’, ‘realtà’) per mettere in piedi un palcoscenico dove investigare le più importanti questioni epistemologiche ed esistenziali: Che cos’è il ‘vero’?’ Che cos’è la conoscenza? Che cos’è un ‘fatto’? Che cos’è la memoria? Che cos’è l’io? Che cos’è l’altro?». Una lettera che inquadra con una consapevolezza ammirevole il suo lavoro e che al tempo stesso può essere considerata un utilissimo contributo classificatorio per tutta la letteratura di non finzione.

«Non credo più nel Grande Uomo Solitario in una Stanza che scrive il Capolavoro».

Come si vede da questo passo, l’auto-analisi critico-letteraria continua a essere presente, tanto da farne quasi un seguito di Fame di Realtà, in How literature saved my life, libro bello e indefinibile, nuovo nella costruzione e convincente nell’ideologia di fondo. Ma non è il solo e unico aspetto. Composto da sette capitoli tematici, Hlsml è un viaggio che ripercorre la vita e la personalità del suo autore attraverso i prodotti culturali che l’hanno attraversata. Quindi i libri soprattutto, ma anche i film, la musica, le opere d’arte. Ogni capitolo mette a fuoco una grande questione esistenziale (l’amore, la morte, il rapporto tra arte e vita, il suicidio), ed è a sua volta composto da paragrafi che danno forma a un collage, appunto, di aneddoti, biografie, critica letteraria, filosofia. Tutto è indirizzato verso la grande questione contenuta nel titolo, se cioè la letteratura possa salvare la vita. Questione che Shields letteralmente accerchia, affrontandola da tutti i lati e fornendo soluzioni diverse e contraddittorie. Perché se da una parte l’autore trova nei libri e, più in generale, nell’arte una risposta alle sue sofferenze, dall’altra il suo atteggiamento verso la scrittura è spesso scettico e anti-romantico, e viene continuamente dimostrato da frasi come: Non credo più nel Grande Uomo Solitario in una Stanza che scrive il Capolavoro, oppure: Amo ancora l’arte, o solo la vita abbellita artisticamente?

Così, alla fine è difficile attribuire ad How literature saved my life un significato ultimo, una risposta definitiva in tema di utilità marginale della letteratura. E probabilmente la sua bellezza sta proprio in questa onesta indecisione, in questo scontro tra l’amore viscerale per la scrittura e la tentazione di ridimensionare la sua idealizzazione romantica.

Mascheroni trasforma ogni copertina in una raffigurazione sacra, si concentra sull’oggetto (l’edizione, le macchie di caffè, le spiegazzature) e lo interpreta come un simulacro sentimentale.

Curiosa coincidenza che proprio in queste settimane sia uscito in Italia un altro libro che parla di libri e in cui la memoria dei libri si mescola all’autobiografia. S’intitola Non avere paura dei libri ed è stato scritto da Christian Mascheroni e pubblicato da Hacca Edizioni. È un libro che ha alcuni difetti, riconducibili soprattutto al fatto di consistere, troppo visibilmente, nel travaso dei contenuti di un blog, ma è un libro pieno di vita, a tratti commovente, e che non ti lascia distrarre. Parla di un figlio, di un padre e, soprattutto, di una madre e di come i libri punteggino la vita, di come la memoria possa trasformarli in altrettante pietre miliari, in segnalibri per orientarsi nel passato. Altra curiosa coincidenza è cha sia Shields sia Mascheroni, anche se il secondo in un modo decisamente più drammatico, condividono l’esperienza di essere stati figli di un genitore depresso. Ma le analogie finiscono qui. Perché il ruolo che i libri interpretano nel memoir di Mascheroni si trova all’estremo opposto della dimensione demitizzata con cui figurano in How literature saved my life. E provando a spiegare la differenza con un’immagine: Shields prende i volumi, li disseziona, strappa un foglio e ritaglia una frase; Mascheroni trasforma ogni copertina in una raffigurazione sacra, si concentra sull’oggetto (l’edizione, le macchie di caffè, le spiegazzature) e lo interpreta come un simulacro sentimentale.

Da queste due prospettive opposte, si può però ricavare un tentativo di risposta alla Grande Domanda: se dico che libri non salvano la vita, non significa che ogni esperienza estetica non sia in senso lato una forma di ricerca di salvezza. Il capitolo 4 del libro di Shields, che forse è anche il più criptico di tutto il libro – Our ground time here will be brief – ha il seguente sottotitolo: Parziale risposta alla domanda formulata nel capitolo precedente: siamo l’unico animale che sa di dover morire.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.