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20:23 sabato 20 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

Retwitto Lammerda

Intervista a Vendommerda, supereroe di Twitter che ci spiega il lato oscuro della Rete

02 Marzo 2012

In questi mesi Twitter ha preso possesso dei mass media. Se ne parla come uno strumento utile per l’organizzazione delle rivoluzioni (dalle rivolte in Iran del 2009 a Occupy Wall Street, passando per la Primavera araba). Si discute del suo enorme potenziale giornalistico, mentre le maggiori testate di tutto il mondo tentano di convincere i propri reporter a scrivere gli scoop per loro, prima che su un tweet. Twitter è ovunque. Fiorello si è iscritto pochi mesi fa e ha finito per chiamare il suo one-man show dei record #Ilpiùgrandespettacolodopoilweekend, col cancelletto iniziale, come fosse una hashtag (le parole chiavi con cui gli utenti organizzano i propri messaggi sul social network). Lo scrittore statunitense Bret Easton Ellis lo utilizza per tenersi in contatto con i propri lettori e dare prova del proprio genio in brevi periodi da 140 caratteri. Nicholas Sarkozy si è iscritto recentemente, ultimo di un lunghissimo elenco di leader mondiali. È arrivato anche Rupert Murdoch, che nel 2005 comprò un social network, MySpace, sperando di fare il colpaccio – e invece. I grandi del mondo – politici, giornalisti, imprenditori, opinion leader – sono tutti lì, a cinguettare.

Eppure Twitter non è solo partecipazione, impegno e discorsi intellettuali. Esiste un lato nascosto del nuovo fenomeno, un lato in cui non si parla né di politica né di rivoluzioni, che viene evitato dagli addetti al lavoro per non rischiare di rovinare la magia del sito in cui l’Umanità si organizza, si informa e discute di un futuro migliore. Un sottobosco in cui non c’è spazio per discussioni sui massimi sistemi ma solo per fan di Justin Bieber, uomini alla ricerca disperata di una ragazza che si dicono disposti a pagare una cena – mica cotica – e altri utenti che sembrano finiti lì per sbaglio, e si lamentano: «Dove sono tutti?», «Marco, ci sei?». E così via. Il lato oscuro di Twitter, lo avrete intuito, è pieno di fuffa. Anzi, di mmerda.

Retwitto Lammerda è un account creato nel settembre scorso da due anonimi utenti. Mentre scrivo ha quasi 24 mila follower, una rubrica fissa su Radio Deejay e una comunità di lettori fedele. @vendommerda, questo è il suo nome sul social network, ha una sola arma: il retweet. Se un utente scrive qualcosa degno di nota (leggi: di stupido), viene intercettato e punito. Come? Vendommerda clicca su “retweet” e la frase incriminata compare sulla sua bacheca, per il morboso lubridio dei suoi utenti (tra cui c’è buona parte della redazione di Studio, il sottoscritto incluso, nda). Essere ritwittati da Retwitto Lammerda diventa a volte un fiore all’occhiello, un evento da ricordare («Quella volta che @vendommerda mi ha ritwittato…»). In poco tempo, il giustiziere mascherato ha portato alla luce i tesori nascosti del social network. Ha seguito con attenzione utenti che sono diventati piccole star del web. Ha fatto incazzare Claudio Lippi. Ha ritwittato Fiorello, che però l’ha presa con ironia. E c’è chi crede che dietro al nickname si celi Nicola Savino.

E allora chi è Retwitto Lammerda? Per capirlo, abbiamo rischiato la pelle e lo abbiamo contattato per parlare del dark side of the social web, quello su cui non si organizzano conferenze e non si scrivono editoriali futuristi – anche se ne varrebbe la pena – per scoprire che non tutto Twitter è avanguardia. Per molti utenti italiani, per esempio, è solo un modo di contattare Rita Dalla Chiesa.

Chi è Vendommerda
I fondatori dell’account sono due anonimi e dall’età imprecisata, «ma appena i follower sono iniziati a crescere assieme al loro desiderio di avere sempre più mmerda» ci hanno spiegato i fondatori dell’account, «abbiamo deciso di chiamare un terzo aiutante». Una sorta di stagista, insomma. La missione del collettivo è «di dare voce agli ultimi. O forse solamente creare una discarica di Twitter».

Come lavora
I retweet della brigata Lammerda sono molto vari: vanno dal ragazzino solo e disperato alle belieber (le fan di Justin Bieber), passando per politici e giornalisti. Il team non è disposto a spiegare come riescono a trovare le perle di saggezza («I trucchi del mestiere non si rivelano», ci risponde saggiamente uno di loro) ma ultimamente sono gli utenti stessi a segnalargli le cose migliori come in una forma anomala di crowdsourcing. Ma perché hanno scelto proprio Twitter e non Facebook, per esempio? «Ci siamo conosciuti proprio su Twitter», spiegano, «e poi la funzione “retweet” è molto più efficace per un “lavoretto” come questo». È vero: è potente e piena di grazia allo stesso tempo. Basta un clic.

Nuovi modi di chiedere l’autografo
Giornali e televisioni parlano sempre di più del “popolo del web” o delle varianti “popolo di Facebook” e “popolo di Twitter” per indicare la società civile che si mobilita online. Il punto è che tali popoli non esistono. Esistono i popoli del web. Al plurale. E Vendommerda si è specializzato in uno di questi: il popolo che ha scoperto il web guardando la TV. Il popolo che si iscrive ai social network perché sente Alfonso Signorini parlarne durante il Grande Fratello. «Per molti Twitter è un modo per stare vicino a questi VIP del piccolo schermo», ci spiegano i Retwitto Lammerda, spiegando come il social network crei l’illusione di un contattto più diretto. Una quasi-amicizia illusoria con lo showman di turno. «Sembra quasi che schiacciando il tasto follow il Gerry Scotti di turno diventa subito un grande amico dell’utente, invece si ottiene lo stesso effetto che schiacciare il tasto “diventa fan” su Facebook: far crescere di un numero l’indicatore dei follower».

Le vittime, i fan
Tra i bersagli principali del trio e della sua community ci sono gli utenti alle prime armi, che non capiscono come funziona il sito e tentano disperatamente di mettersi in contatto con persone, amici, i soliti VIP, con risultati esilaranti e a tratti inspiegabili. Sono loro le fondamenta di Vendommerda, anche se «molti non sanno nemmeno che vengono retwittati:il loro uso di Twitter si limita a cercare i vip nella casella che serve a scrivere un tweet». Ma come reagiscono quelli che scoprono di essere caduti nelle vostre grinfie? «Chi se ne accorge solitamente è divertito, alcuni magari si arrabbiano e inveiscono contro di noi, ma dopo che anche i loro insulti vengono retwittati, di solito si arrendono. Le reazioni più divertenti sono forse quelle dei VIP, da Fiorello che esordisce a volte con un “me lo aspettavo” a Claudio Lippi che smette addirittura di twittare per alcuni giorni».

Twitter, oltre lammerda
Tra la mmerda e la presa di coscienza digitale, ci deve però essere qualcosa, una zona intermedia. L’errore dei giornalisti è proprio quello di voler etichettare il social network sulla base dell’utilizzo che ne fa una piccola élite. Può darsi che i tweet-mmerda siano di molto superiori a quelli riguardo le proteste in Siria. Vendommerda sembra essere nato per provare la varietà di contenuti di cui la rete è fatta: «I media tessono le lodi di Twitter mostrando i rivoluzionari e i giornalisti che nascono su questa piattaforma, Vendommerda mette in risalto il degrado e il tetro sottobosco». È la risposta alla retorica del “popolo di Twitter” che a nulla pensa se non alla pace nel mondo e alla crisi economica. Un tentativo di far notare – discretamente, lo si vede dal nome che si sono scelti – che c’è del marcio anche su Twitter.

A proposito, abbiamo chiesto ai ragazzi di Vendommerda cosa rappresenta Twitter per loro. «Per noi è una miniera d’oro», ci hanno detto. «Anzi, dimmerda». Ecco, appunto.

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