Hype ↓
23:56 martedì 6 gennaio 2026
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.
A nemmeno quarantott’ore dal colpo di Stato in Venezuela, Trump ha già minacciato altri quattro Paesi Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.
Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.
Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.

Tradito a morte

Raffaele La Capria e il suo ultimo libro, "Passione" di Turturro, Napoli. Storia di un tradimento

29 Maggio 2012

La leggerezza di un grande maestro
contro la falsa profondità

Dalla quarta di copertina di Esercizi superficiali

Quanti scrittori hanno tradito i propri romanzi? Sarebbe interessante compilare una lista di tradimenti raccogliendo articoli, dichiarazioni, riflessioni di romanzieri che hanno contraddetto involontariamente o implicitamente le loro opere in una fase della carriera successiva alla pubblicazione dell’opera stessa. Interessante e doloroso, per il lettore affezionato. A chiunque sarà capitato di avvertire una fitta leggendo in qualche forma le parole di uno scrittore con cui credeva di avere stabilito una relazione di complicità e di amicizia sotterranea grazie a un romanzo. Il cuore infranto per un pensiero o una frase che rimette tutto in discussione. Molto spesso è la vecchiaia a essere cattiva consigliera. Il sentimentalismo e la nostalgia spingono a camminare al contrario. “Caro mio”, vi sarà capitato di dire con il pensiero rivolto allo scrittore ignaro, “questo non me lo dovevi fare”.

Ho provato una sensazione simile leggiucchiando la raccolta di scritti di Raffaele La Capria Esercizi superficiali (Mondadori 2012), che ricalca già dal titolo, e fin troppo, la stra-citata leggerezza delle lezioni di Calvino, come conferma la frase in quarta di copertina che dovrebbe spiegare il senso della raccolta: «La leggerezza di un grande maestro contro la falsa profondità». Boh… Inevitabile, viste le mie origini e il mio domicilio, che l’occhio cadesse subito sui due capitoletti “Napoli ferita” e “Napoli ferita 2”, considerato anche il fatto che reputo Ferito a morte non solo uno dei migliori romanzi della tradizione novecentesca italiana, ma anche la più emblematica rappresentazione letteraria della borghesia cittadina e dei rapporti difficili e contraddittori che da almeno un secolo questa intrattiene con il cosiddetto popolino.

Leggendo scopro che nei due capitoletti La Capria si sdilinquisce per Passione di John Turturro, una via di mezzo tra un documentario e un musical sulla canzone napoletana uscito nelle sale nel 2010. Quando lo andai a vedere, con riluttanza, trascinato da una coppia di amici, uscii dal cinema pensando che era il tipo di film su Napoli e l’Italia che sarebbe potuto piacere a un americano di campagna, o a un suburbano del Minnesota, tanti erano gli stereotipi che il grande attore newyorkese aveva inanellato uno dietro l’altro (ma a dire il vero c’erano napoletani, accanto a me, che piangevano e battevano le mani, auto-consolati). Raffazzonato, pessimamente recitato (difficilmente dimenticabile il siparietto di Malafemmena con Massimo Ranieri e Lina Sastri) e con un messaggio da far rabbrividire dichiarato esplicitamente dalla voce dello stesso regista alla fine del film, sul genere: Napoli è una città piena di problemi, ma anche un posto dove la gente canta in mezzo alla strada (?!) e quindi pervaso da una bellissima energia.

Ed ecco, invece, il grande intellettuale borghese auto-esiliato che si commuove: 1) «Dai suoi bassi, dai suoi miserabili abiuri, dalla sua vita precaria, si levava un canto che aveva qualcosa di antico e barbarico, si levava come una feroce e ilare sfida all’avverso destino, come un’indomita e passionale volontà di dichiararsi davanti al mondo per quello che si era». 2) «Tutto questo si coagulava in un sentimento unico che colmava il mio cuore di un’immensa pietà, di una sconfinata simpatia, di un malcelato orgoglio». 3) «Piango per la penache provo per la mia città. Mi spiego così perché mi sono commosso sentendo le canzoni napoletane cantate nel film Passione di John Turturro, un americano che sembra capire Napoli più di tanti italiani». 4) «[…] è la risposta al destino avverso che perseguita i napoletani e alla modernità vincente che li sta mettendo da parte come un avanzo del passato che non passa».

Ma come, mi sono detto, uno dei pochissimi autori napoletani che è riuscito a liberarsi dalle catene della rappresentazione presepiale, nel racconto di una borghesia stretta tra desiderio di fuga e auto-compiacimento, una volta diventato vecchio, si trasforma nel calligrafo della più banale pubblicistica sulla napoletanità? Pietà? Pena? Destino avverso che perseguita i napoletani? Sarà la lontananza, sarà la nostalgia, ma anche La Capria, il romanziere che descriveva la città come un terreno di “Sabbie Mobili” che offrono “assoluzione da ogni condanna” ed “enorme straripante indulgenza”, ha ceduto a quello che Adolfo Scotto di Luzio, nel saggio più acuminato e intelligente scritto sulla città in questi anni, Napoli dei molti tradimenti (Il Mulino 2008), ha definito “il ricatto dell’autentico”.

Si tratta del ricatto subito dallo stesso autore del saggio e da altri giovani di estrazione borghese della sua generazione, che negli anni Novanta decisero di trasferirsi a vivere nel centro storico della città, fianco a fianco con gli autoctoni dei quartieri popolari, coltivando l’utopia di «unificare quello che la storia aveva diviso, gli intellettuali (noi) e la plebe (i nostri vicini di casa)». Non proprio una gentrification, ma una forma di convivenza con l’esotico e quindi con il supposto autentico destinata miseramente a fallire. In senso più esteso il ricatto dell’autentico è un fenomeno ancora oggi estremamente diffuso presso quello che resta delle classi borghesi della città. Classi che non hanno saputo prendere in mano il destino e il futuro di Napoli, soggiacendo al predominio territoriale plebeo e criminale, e che quindi hanno sintomaticamente finito per subire il fascino dell’immaginario popolare, perpetrando l’illusione che in questo immaginario risiedesse un nucleo di verità e, appunto, di autenticità, impossibile da trovare nel resto dell’Occidente. Come Turturro conferma.

«Lo sguardo sulla città che producono i suoi ceti colti è costantemente offuscato da questa indulgenza liricizzante ed egocentrica e dall’incredibile insensibilità che finisce per generare», scrive a ragione Scotto di Luzio ed è proprio la stessa indulgenza che ho letto nelle parole di La Capria sul film di Turturro. Una rappresentazione che fa del popolo napoletano una vittima predestinata e priva di responsabilità, che sa cantare così bene il suo dolore. Il fatto che uno dei più illuminati borghesi napoletani self-hating si sia convertito alla causa dell’autentico ci dice probabilmente che la sabbie mobili ci hanno ormai inghiottito.


Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.