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20:37 venerdì 19 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

Tradito a morte

Raffaele La Capria e il suo ultimo libro, "Passione" di Turturro, Napoli. Storia di un tradimento

29 Maggio 2012

La leggerezza di un grande maestro
contro la falsa profondità

Dalla quarta di copertina di Esercizi superficiali

Quanti scrittori hanno tradito i propri romanzi? Sarebbe interessante compilare una lista di tradimenti raccogliendo articoli, dichiarazioni, riflessioni di romanzieri che hanno contraddetto involontariamente o implicitamente le loro opere in una fase della carriera successiva alla pubblicazione dell’opera stessa. Interessante e doloroso, per il lettore affezionato. A chiunque sarà capitato di avvertire una fitta leggendo in qualche forma le parole di uno scrittore con cui credeva di avere stabilito una relazione di complicità e di amicizia sotterranea grazie a un romanzo. Il cuore infranto per un pensiero o una frase che rimette tutto in discussione. Molto spesso è la vecchiaia a essere cattiva consigliera. Il sentimentalismo e la nostalgia spingono a camminare al contrario. “Caro mio”, vi sarà capitato di dire con il pensiero rivolto allo scrittore ignaro, “questo non me lo dovevi fare”.

Ho provato una sensazione simile leggiucchiando la raccolta di scritti di Raffaele La Capria Esercizi superficiali (Mondadori 2012), che ricalca già dal titolo, e fin troppo, la stra-citata leggerezza delle lezioni di Calvino, come conferma la frase in quarta di copertina che dovrebbe spiegare il senso della raccolta: «La leggerezza di un grande maestro contro la falsa profondità». Boh… Inevitabile, viste le mie origini e il mio domicilio, che l’occhio cadesse subito sui due capitoletti “Napoli ferita” e “Napoli ferita 2”, considerato anche il fatto che reputo Ferito a morte non solo uno dei migliori romanzi della tradizione novecentesca italiana, ma anche la più emblematica rappresentazione letteraria della borghesia cittadina e dei rapporti difficili e contraddittori che da almeno un secolo questa intrattiene con il cosiddetto popolino.

Leggendo scopro che nei due capitoletti La Capria si sdilinquisce per Passione di John Turturro, una via di mezzo tra un documentario e un musical sulla canzone napoletana uscito nelle sale nel 2010. Quando lo andai a vedere, con riluttanza, trascinato da una coppia di amici, uscii dal cinema pensando che era il tipo di film su Napoli e l’Italia che sarebbe potuto piacere a un americano di campagna, o a un suburbano del Minnesota, tanti erano gli stereotipi che il grande attore newyorkese aveva inanellato uno dietro l’altro (ma a dire il vero c’erano napoletani, accanto a me, che piangevano e battevano le mani, auto-consolati). Raffazzonato, pessimamente recitato (difficilmente dimenticabile il siparietto di Malafemmena con Massimo Ranieri e Lina Sastri) e con un messaggio da far rabbrividire dichiarato esplicitamente dalla voce dello stesso regista alla fine del film, sul genere: Napoli è una città piena di problemi, ma anche un posto dove la gente canta in mezzo alla strada (?!) e quindi pervaso da una bellissima energia.

Ed ecco, invece, il grande intellettuale borghese auto-esiliato che si commuove: 1) «Dai suoi bassi, dai suoi miserabili abiuri, dalla sua vita precaria, si levava un canto che aveva qualcosa di antico e barbarico, si levava come una feroce e ilare sfida all’avverso destino, come un’indomita e passionale volontà di dichiararsi davanti al mondo per quello che si era». 2) «Tutto questo si coagulava in un sentimento unico che colmava il mio cuore di un’immensa pietà, di una sconfinata simpatia, di un malcelato orgoglio». 3) «Piango per la penache provo per la mia città. Mi spiego così perché mi sono commosso sentendo le canzoni napoletane cantate nel film Passione di John Turturro, un americano che sembra capire Napoli più di tanti italiani». 4) «[…] è la risposta al destino avverso che perseguita i napoletani e alla modernità vincente che li sta mettendo da parte come un avanzo del passato che non passa».

Ma come, mi sono detto, uno dei pochissimi autori napoletani che è riuscito a liberarsi dalle catene della rappresentazione presepiale, nel racconto di una borghesia stretta tra desiderio di fuga e auto-compiacimento, una volta diventato vecchio, si trasforma nel calligrafo della più banale pubblicistica sulla napoletanità? Pietà? Pena? Destino avverso che perseguita i napoletani? Sarà la lontananza, sarà la nostalgia, ma anche La Capria, il romanziere che descriveva la città come un terreno di “Sabbie Mobili” che offrono “assoluzione da ogni condanna” ed “enorme straripante indulgenza”, ha ceduto a quello che Adolfo Scotto di Luzio, nel saggio più acuminato e intelligente scritto sulla città in questi anni, Napoli dei molti tradimenti (Il Mulino 2008), ha definito “il ricatto dell’autentico”.

Si tratta del ricatto subito dallo stesso autore del saggio e da altri giovani di estrazione borghese della sua generazione, che negli anni Novanta decisero di trasferirsi a vivere nel centro storico della città, fianco a fianco con gli autoctoni dei quartieri popolari, coltivando l’utopia di «unificare quello che la storia aveva diviso, gli intellettuali (noi) e la plebe (i nostri vicini di casa)». Non proprio una gentrification, ma una forma di convivenza con l’esotico e quindi con il supposto autentico destinata miseramente a fallire. In senso più esteso il ricatto dell’autentico è un fenomeno ancora oggi estremamente diffuso presso quello che resta delle classi borghesi della città. Classi che non hanno saputo prendere in mano il destino e il futuro di Napoli, soggiacendo al predominio territoriale plebeo e criminale, e che quindi hanno sintomaticamente finito per subire il fascino dell’immaginario popolare, perpetrando l’illusione che in questo immaginario risiedesse un nucleo di verità e, appunto, di autenticità, impossibile da trovare nel resto dell’Occidente. Come Turturro conferma.

«Lo sguardo sulla città che producono i suoi ceti colti è costantemente offuscato da questa indulgenza liricizzante ed egocentrica e dall’incredibile insensibilità che finisce per generare», scrive a ragione Scotto di Luzio ed è proprio la stessa indulgenza che ho letto nelle parole di La Capria sul film di Turturro. Una rappresentazione che fa del popolo napoletano una vittima predestinata e priva di responsabilità, che sa cantare così bene il suo dolore. Il fatto che uno dei più illuminati borghesi napoletani self-hating si sia convertito alla causa dell’autentico ci dice probabilmente che la sabbie mobili ci hanno ormai inghiottito.


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