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A San Francisco hanno organizzato una manifestazione in difesa dei miliardari ma non si capisce se sia un’iniziativa seria o una burla L'obiettivo (pare) è proteggere i miliardari residenti in California da una proposta di patrimoniale del 5 per cento sui patrimoni dal miliardo in su.
In Portogallo il centrodestra sta chiedendo ai suoi elettori di votare per i socialisti al ballottaggio pur di non far vincere l’estrema destra Diversi esponenti del centrodestra hanno annunciato che l'8 febbraio voteranno António José Seguro, perché è l'unico modo di difendere la democrazia portoghese.
In vista dell’uscita del film di Cime tempestose, la Gen Z sta recuperando il libro e lo sta trovando difficilissimo Oppure noioso: qualcuno dice che per arrivare alla fine ha deciso di leggere soltanto i dialoghi, altri consigliano di partire dal capitolo 4.
Un programmatore ha creato un social che possono usare solo i chatbot e i chatbot lo stanno usando per lamentarsi degli esseri umani Si chiama Moltbook, somiglia molto a Reddit e anche i chatbot si comportano in modo molto simile agli utenti Reddit: si lamentano e insultano.
Il governo Usa si è dimenticato di censurare i volti e i corpi delle donne ritratte nella tranche di Epstein Files appena pubblicata Alcune di queste sarebbero addirittura minorenni: se ne sono accorti i giornalisti del New York Times, grazie a loro le foto sono state rimosse.
Nel nuovo trailer del Diavolo veste Prada 2 c’è Miranda Priestly che, come tutte le direttrici del mondo, va alla ricerca di soldi per il suo giornale Ambientato a Milano, il trailer mostra una Miranda Priestly alle prese, persino lei, con la crisi dell'editoria.
Nonostante abbia vinto il premio per l’Album dell’anno, a Bad Bunny è stato vietato di esibirsi dal vivo ai Grammy Stavolta non c'entra la politica ma un grosso concerto che Bad Bunny terrà l'8 febbraio durante un evento piuttosto importante.
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.

Peter Thiel, il cattivo della Silicon Valley

È uno dei maggiori sostenitori di Trump, ha fondato PayPal e fatto chiudere Gawker: come un iperlibertario diventa nemico del progresso.

di Studio
27 Gennaio 2017

Peter Thiel, tra le altre cose che si possono dire sul suo conto, non è certamente un uomo come gli altri. La sua azienda di venture capital, Founders Fund, ha un manifesto sul suo sito che fino a poco tempo fa iniziava con le parole: «We wanted flying cars, instead we got 140 characters». In altre parole, siamo sicuri che il futuro sia soltanto Twitter? Perché non è sempre stato così: nella sua lunga carriera di investitore e fondatore di aziende di successo – Thiel è nato a Francoforte nel 1967 – ha ricordato spesso che fino agli anni Sessanta “futuro” significava altri mondi da colonizzare, città sottomarine, case completamente robotizzate, come nei Jetson. Oggi, invece, c’è la colonizzazione di Marte immaginata da Elon Musk, e poco altro.

Un bellissimo ritratto uscito nel 2011 sul New Yorker, a firma di George Packer, aiuta a comprendere meglio non solo il personaggio in sé, ma anche il suo controverso ruolo politico da fervente sostenitore di Donald Trump. La militanza pro-Trump del miliardario e primo investitore di Facebook ha scioccato l’America: tra i primi suggerimenti delle ricerche su Google col suo nome, si trova stabilmente «Why Peter Thiel supports Donald Trump?». E la vicinanza fra i due non è solo simbolica: a dicembre Thiel ha organizzato il summit fra The Donald e i grand commis della Silicon Valley, e la tv l’ha ripreso mentre il neo presidente gli teneva la mano con fare, si sarebbe detto, affettuoso. Alla convention repubblicana nella sua Cleveland ha tenuto un discorso per Trump, che ha risposto dicendo «saremo amici per sempre» e l’ha nominato consigliere scientifico del suo team.

Trump Holds Summit With Technology Industry Leaders

Se altrove si è preoccupati dalle prime avvisaglie di quattro anni di presidenza scriteriata e deleteria, Thiel, invece, parlando col New York Times in un bar di Manhattan si è detto impensierito dall’esatto contrario, ovvero «che faccia troppo poco». Il miliardario è un radicale anticonformista nelle definizioni pure dei due termini: ha raccolto più di molti altri i frutti dorati della Silicon Valley, ma non ha mai nascosto di considerare quest’epoca come concettualmente limitata, e – per conseguenza – tecnologicamente insoddisfacente. Sì, dunque, per usare le sue stesse parole «anche se ci sono aspetti di Trump che sono retrogradi e sembrano volerci ricondurre al passato, credo che molte persone vogliano tornare a un passato futuristico: Star Trek, I Jetson». I Jetson: ecco spiegato perché anche un iperlibertario gay della valle più liberal-progressista del mondo può schierarsi con chi vuole «Make America Great Again».

A cinquant’anni ancora da compiere, Peter Thiel è stato tantissime cose: a Stanford era uno studente di filosofia che ha aperto un giornale per «sfidare le ortodossie prevalenti all’interno del campus»; quindici anni fa ha deciso con l’amico Elon Musk di quotare in borsa la loro azienda, Paypal, ottenendone cinquantacinque milioni di dollari; due anni dopo ha puntato sull’idea di un ex studente di Harvard, Mark Zuckerberg, con cinquecentomila dollari che oggi valgono più del Pil di molti Paesi.

Non ha mai fatto mancare motivi per parlare di lui, anche prima di Trump: in un essay del 2009 ha portato il suo nichilismo politico fino alla messa in dubbio del senso di far votare le donne (d’altronde la politica è insensata di per sé, no?), e negli ultimi mesi le cronache hanno fornito dettagli sul suo coinvolgimento nella vicenda della chiusura di Gawker: Thiel ha speso almeno dieci milioni di dollari per aiutare il wrestler Hulk Hogan, di cui il sito aveva pubblicato parte di un sex tape, a far fallire con una causa la testata di Nick Denton, pare soprattutto per questioni di rivalsa personale (il miliardario era spesso nel mirino dei canali più critici della Silicon Valley di Gawker, primo fra tutti il blog di Sam Biddle, Valleywag).

Republican National Convention: Day Four

Al New York Times, Thiel ha dichiarato con piglio serioso che «ci sono risonanze tra Hulk Hogan che batte Gawker e Donald Trump che batte l’establishment di questo Paese». È pur sempre l’uomo dietro Seasteads, il progetto tecno-futurista finale che si propone di costruire città-Stato galleggianti sugli oceani in grado di sfuggire utopicamente a tasse e burocrazie, e una persona attivamente impegnata nel superamento del vecchio problema della morte, attraverso finanziamenti di esperimenti sulla parabiosi e un manipolo di altre attività collaterali (senza contare che si è personalmente iscritto a un programma di criogenia).

Donald Trump deve sembrargli anche piuttosto banale. Il suo nemico ha un altro nome, e anche, per quanto controintuitivo possa sembrare, altre idee politiche: «Il problema sono sempre le élite: sempre portate all’ottimismo», diceva già nel 2011 lui, che invece del pessimismo ha fatto una bandiera e una chiave di volta della sua filosofia. La tecnologia che ci ha portato sulla Luna ora è nei dieci centimetri dei nostri iPhone, ma ci accontentiamo di usarla per giocare ad Angry Birds o condividere gif di gattini. Come ha giustamente notato il New York, Peter Thiel è ormai «pronto per diventare un cattivo nazionale», un Martin Shkreli del tech, ma c’è il rischio che stupisca e confonda tutti un’ultima volta, dimostrando di aver ragione.

Nelle immagini: in testata Peter Thiel al Fortune Brainstorm Tech di Aspen (Kevin Moloney/Fortune); nel testo il tech summit alla Trump Tower con Trump e Mike Pence (Drew Angerer/Getty Images) e Thiel alla convention repubblicana (Chip Somodevilla/Getty Images)
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