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20:28 martedì 31 marzo 2026
Per la prima volta dopo quasi 40 anni, “Guernica” di Picasso potrebbe lasciare Madrid L'ultimo "spostamento" dell'opera risale al 1992. Adesso potrebbe succedere di nuovo, per ragioni che hanno anche a che vedere con la tenuta del governo Sánchez.
Delle spillette a forma di cappio sono diventate l’accessorio preferito dai politici israeliani a favore della legge sulla pena di morte ai terroristi palestinesi A sfoggiare questa spilla con il maggiore entusiasmo è stato ovviamente il Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir.
Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
In occasione del 50esimo anniversario, Allegro non troppo, il capolavoro di Bruno Bozzetto, uscirà finalmente in versione restaurata Ma c'è un ma: al momento, questa versione restaurata verrà distribuita, paradossalmente, solo negli Usa e non in Italia.
Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.

GOP, tredicesimo piano

Primarie repubblicane. Jon Stewart difende (per due volte e mezza) il "libertario invisibile" Ron Paul

14 Settembre 2011

Dunque, uno è uno dei più celebri volti della satira politica americana, generalmente percepito come filo-democratico – be’, Larry King l’ha definito un Democrat, e lui ha risposto di vedersi più come “un socialista o un indipendente”, tutto questo per dirvi che non passa spesso per un conservatore; l’altro è uno dei candidati più conservatori delle primarie repubblicane – be’, in realtà dipende da che cosa si intende per “conservatore”, stiamo parlando di uno che considera la Social Security e Medicare anticostituzionali, che vorrebbe abbassare le tasse “prossime allo zero,” ma che si oppone alle guerre in Iraq e in Afghanistan perché “è meglio farci i fatti nostri,” insomma uno che è stato definito “una miscela unica di conservatorismo tradizionale e pensiero libertarian.”

Il primo è Jon Stewart, storico conduttore di The Daily Show. L’altro è Ron Paul, congressista del Texas nonché “candidato alla candidatura”.

Premessa numero uno: mancano ancora cinque mesi alle primarie repubblicane. Premessa numero due: sì, lo sappiamo, i due frontrunner sono Mitt Romney e Rick Perry – così almeno ci pare di capire guardando un po’ di tv – e c’è anche chi dice che ormai il gioco è tutti contro Perry. Ma non vi parliamo di Mitt Romney e Rick Perry perché, per l’appunto, alle primarie manca parecchio, e poi perché l’argomento meriterebbe di essere trattato in maniera più approfondita. Ergo vi parliamo di Jon Stewart, di Ron Paul e della bizzarra attrazione che il primo nutre per il secondo. Come dimostrato da una serie di performance televisive.

L’episodio più recente? La puntata di The Daily Show dedicata a quello che Jon Stewart definisce “uno dei cinque pilastri della religione repubblicana,” ovvero il “pellegrinaggio alla Regan Library” da parte dei candidati alle primarie Repubblicane (qui tutto lo sketch, vedere minuto 4). Vanno in onda le chicche del dibattito, tra cui le critiche di Ron Paul nei confronti del Secure Fence Act, il progetto di un recinto di oltre 120 chilometri lungo il confine messicano, che secondo lui sarebbe stato pensato per “tenere gli americani dentro.”
Stewart approva in pieno: “Credetemi, è per questo che abbiamo bisogno di lui: è l’unico politico, in qualsiasi partito, che si rende conto del fatto che prima o poi saremo noi a volerci intrufolare in Messico.” E ancora: “Non so se Paul debba essere presidente, o avere qualsiasi tipo di potere, ma mi piace come il nostro ‘tizio delle idee’. Produce un sacco di idee”.
Stewart conclude dicendo che Ron Paul potrebbe essere per l’America quello che Kramer è stato per Seinfeld – un aiuto per chi non si annovera tra i nostalgici della sit-com di Jerry Seinfeld: Cosmo Kramer era il tipo alto e disadattato che produceva idee imperdibili, come un’acqua di colonia alla sabbia, ristoranti di pizza-fai-da-te, e via dicendo.

E non è la prima volta che Jon Stewart difende Ron Paul dal set di The Daily Show. Lo scorso mese aveva dedicato un intero sketch a quello che lui definiva “il volere fingere, per qualche ragione, che Ron Paul non esista” da parte dei media. L’episodio – sottotitolato “Even when the media does remember Ron Paul, it’s only to reassure themselves that there’s no need to remember Ron Paul” – può essere visto qui. La parte migliore arriva al minuto 1:58, quando parlando di uno straw poll il giornalista Msnbc parla del primo, del secondo e del quarto classificato… ma non del terzo, ovvero Ron Paul.
Domanda di Stewart “Com’è che il libertario Ron Paul si è trasformato nel tredicesimo piano di un hotel?”

Se spulciamo un po’ negli archivi, scopriamo che la difesa del libertario invisibile Ron Paul è da tempo un pallino di Jon Stewart. Già lo scorso anno il conduttore del Daily Show, ospite del programma di Bill O’Reilly, aveva accusato la Fox (in quel caso la squadra di casa) di avere ingiustamente ignorato le idee Paul. Stewart e O’Reilly stavano discutendo del Tea Party, di interventi militari e di conservatorismo fiscale. Stewart prima accusa la Fox di avere “promosso” il Tea Party, poi di avere mantenuto un atteggiamento ondivago nei confronti della spesa pubblica legata alla guerra in Iraq, argomento prima ignorato (secondo Stewart) dalla destrorsa Fox, ma poi sollevato quando il Tea Party ha cominciato a protestare.
Domanda di Stewart (minuto 6:20): “Perché non avete trattato meglio Ron Paul, quando sono almeno otto anni che dice queste cose?”
Risposta di O’Reilly: “Non possiamo fare pubblicità a Mounds e Almond Joy. Ti riferivi a Peter Paul, giusto?”
Per chi è poco avvezzo ai dolciumi Usa: Mounds è la versione americana del Bounty, Almond Joy è lo stesso snack con in più una mandorla, entrambi prodotti dalla Peter Paul Candy, da cui il celebre jingle sometimes you feel like a nut, sometimes you don’t.

Comunque, non faceva ridere neppure in inglese – la battuta di O’Reilly, non il jingle.

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