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15:35 sabato 20 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

Fare gli scongiuri alla Tate

Due mostre, Damien Hirst e Edvard Munch, non proprio all'insegna della gioia di vivere

22 Luglio 2012

Londra. C’è di tutto in questa fatale estate londinese 2012 di Giubilei e Olimpiadi e anche la Tate Modern dà il suo meglio e offre un Damien Hirst più Edvard Munch, col solito accostamento pop che l’ha resa famosa, in questo caso un po’ mortifero. E l’impressione si sente già arrivando dal Millennium Bridge sotto un grigio acquazzone di luglio (e 15 gradi). In lontananza si vede lugubre il Tower Bridge coi suoi anelli olimpici appesi, un po’ posticci, ma in questa estate 2012 di scandali Libor e di corvi vaticani, se ci si gira si può vedere, anche più vicino, il Blackfriars bridge, il ponte dei Frati Neri, sotto cui, esattamente 30 anni fa, il 18 giugno 1982, veniva trovato appeso Roberto Calvi.

Le code per la doppietta Hirst-Munch, ma soprattutto per l’imaginifico sezionatore di mucche e ovini e squali, sono micidiali, al primo piano di questo enorme scatolone di ferro e mattoni che già sta allargandosi in propaggini con nuove architetture di Herzog & De Meuron (proprio ieri hanno aperto i Tanks, serbatoi della enorme Bankside Power Station), che si affacciano su nuove urbanizzazioni con grattacieli grigi d’acciaio e cemento, con grandi cartelloni che recitano numeri di telefono, e “ancora 20 appartamenti disponibili”, e prezzi “a partire da 1 milione di sterline”. E non pare che vadano a ruba, mentre i cartelloni pubblicitari stingono sotto l’acqua.

Prima Hirst; e l’effetto mortifero è subito lì, c’è la famosa Pharmacy, opera del 1992, con tutti gli scaffali pieni di medicinali, e non si sa se vengano cambiati a scadenza, e apparecchio ammazza-insetti al soffitto; ci sono numerose varianti (scaffali inox con strumentazione operatoria inox), e poi ancora classici come la mucca sbudellata e lo squalo e una Pecora Nera, e spesso si legge sul catalogo che “attenzione, è una metafora!”. C’è anche un posacenere gigante con dentro milioni di sigarette (metafora anche questa?) ma il pezzo forte è senz’altro nella room 5, stanzone altissimo e umidissimo con soffioni di vapore a mantenere in vita migliaia di farfalle tropicali che svolazzano impazzite in faccia agli incolpevoli visitatori o sui piatti di frutta messi lì per invogliarle. É la celebre In and Out of Love del 1991 e anche qui, metafora: è il ciclo della vita! ogni giorno migliaia di uova vengono portate qui, ogni giorno migliaia di uova si schiudono, nascono bruchi, poi diventano crisalidi, infine magnifiche farfalle, che vivono in media 10-15 giorni, salvo poi schiantarsi al suolo, infine schiacciate dai visitatori. (Tra l’altro proprio in questi giorni sir David Attenborough, presidente della Butterfly Conservation e documentarista della Bbc, ha lanciato un appello per lo sterminio delle farfalle inglesi in corso: l’estate piovosa e fredda pare stia mettendo a rischio molte specie. In questo caso l’opera di Hirst dovrebbe essere doppiamente metaforica).

Passare a Munch non è una gran botta di vita: si arriva subito a una versione del famoso Sick Child qui del 1907, in cui una bambina moribonda riceve l’ultima visita da una mamma poco empatica che si copre la faccia con un braccio, passando da decine di multipli ritrattini di pura alienazione campagnola, strade blu da attacco di panico e ponticelli da cui buttarsi subito, con facce e ambientazioni che sembrano il prequel o il sequel dell’Urlo (che qui però manca). Qui non c’è neanche la metafora, ma invece molta biografia spiegata: la morte prematura della mamma, del papà, della sorellina. Il ricovero e l’elettroshock dell’artista nel 1908. Note a margine di una vita assente: «Sono nato morendo. Malattia, infermità mentale e morte sono stati gli angeli neri che hanno vegliato su di me e mi hanno seguito per tutta la mia vita». Allegria. Però, anche, anni di bohème norvegese a Cristiania (non ancora Oslo): e qualche dannunzianesimo pre-hippy con molte foto di allegri gruppi seminudi su spiagge nordiche. Foto, multipli, una specie di factory: insomma è moderno il pittore norvegese (la mostra si intitola appunto Edvard Munch, The Modern Eye) e più che simbolista o pre-espressionista sembra soprattutto un proto-Warhol: sperimenta la fotografia, con decine di autoritratti in diverse pose; prova il cinema trasferendo sulla tela l’effetto dello schermo, creando l’illusione di attori in movimento verso lo spettatore; vuole capire la luce elettrica, che effetto fa sui palcoscenici teatrali. Col teatro, poi, molte collaborazioni: con il Deutsches Theater, commissionate da Max Reinhardt, una serie di dodici tele, più le scenografie per degli Spettri di Ibsen.

Depresso ma prolifico, quindi: mica come Hirst. L’Evening Standard ha accusato l’artista di Leeds di avarizia produttiva: in questa “magra retrospettiva” di sole 73 opere, la maggior parte sono classici con tempi di gestazione intorno ai 25 anni. “Ci ha mai messo così tanto un artista del rinascimento o del barocco?” si chiede il giornale della sera, e attacca: “Meglio pensare a Hirst come un artigiano, piuttosto che un artista. Un artigiano peraltro di beni stravaganti, desiderabili da mogli di calciatori e da collezionisti ansiosi mossi dall’invidia e dall’inferiorità sociale piuttosto che dalla cultura”. Un giudizio in punta di penna, insomma. (Il giorno dopo, poi, visitando il reparto macelleria di Fortnum & Mason, a Piccadilly, ecco quarti di bovino elegantissimi in scaffali inox e marmo nero, e dunque il sospetto di trovarsi di fronte all’ispirazione – o forse solo alla citazione – di tanta metaforica Young British Art).

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