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13:55 martedì 10 marzo 2026
Il bilocale che fu la prima casa di Pasolini a Roma è diventato un museo e si può visitare L'appartamento fu acquistato nel 2024 dal produttore Pietro Valsecchi, che lo ha poi donato al Ministero della Cultura.
Diecimila scrittori hanno pubblicato un libro vuoto per protestare contro le aziende che “rubano” le loro opere per addestrare le AI Si intitola Don't steal this book e tra i firmatari ci sono anche Kazuo Ishiguro e Mick Herron, l'autore di Slow Horses.
Milena Gabanelli è diventata meritatamente virale per aver detto che «Dio non ci ha ordinato di metterci a 90 gradi» davanti agli Usa Lo ha detto durante un collegamento con il TgLa7 di Enrico Mentana, rimasto anche lui piuttosto sorpreso dalla severissima uscita della collega.
L’Unione europea ha scorte di petrolio sufficienti per tre mesi e c’è chi inizia a essere seriamente preoccupato Con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile e lo Stretto di Hormuz chiuso, l'Europa inizia a guardare con una certa inquietudine alle sue riserve energetiche.
Un bambino di 9 nove anni ha presentato la sua collezione couture alla fashion week di Parigi Si chiama Max Alexander, ha quasi 6 milioni di follower su Instagram, Sharon Stone come cliente, e in sogno ha scoperto di essere la reincarnazione di Guccio Gucci.
Tutti i teatri dell’opera del mondo stanno massacrando Timothée Chalamet, compresa la Scala di Milano L'attore ha detto che «a nessuno importa del balletto e dell'opera». Il teatro ha risposto con un video piuttosto piccato.
L’Iran ha fatto un altro cortometraggio in stile Lego The Movie per dare tutta la colpa della guerra a Usa e Israele Era già successo nello scorso giugno, durante i precedenti attacchi di Usa e Israele. Anche in quel caso, i protagonisti era Trump, Netanyahu e Satana.
Il video del nuovo singolo di Olivia Rodrigo è un montaggio di video fatti dai bambini di Gaza, del Sudan, dell’Ucraina e dello Yemen Lo ha pubblicato su Instagram per promuover l'uscita del disco di beneficienza Help(2), per il quale ha realizzato una cover di "The Book of Love".

Fare gli scongiuri alla Tate

Due mostre, Damien Hirst e Edvard Munch, non proprio all'insegna della gioia di vivere

22 Luglio 2012

Londra. C’è di tutto in questa fatale estate londinese 2012 di Giubilei e Olimpiadi e anche la Tate Modern dà il suo meglio e offre un Damien Hirst più Edvard Munch, col solito accostamento pop che l’ha resa famosa, in questo caso un po’ mortifero. E l’impressione si sente già arrivando dal Millennium Bridge sotto un grigio acquazzone di luglio (e 15 gradi). In lontananza si vede lugubre il Tower Bridge coi suoi anelli olimpici appesi, un po’ posticci, ma in questa estate 2012 di scandali Libor e di corvi vaticani, se ci si gira si può vedere, anche più vicino, il Blackfriars bridge, il ponte dei Frati Neri, sotto cui, esattamente 30 anni fa, il 18 giugno 1982, veniva trovato appeso Roberto Calvi.

Le code per la doppietta Hirst-Munch, ma soprattutto per l’imaginifico sezionatore di mucche e ovini e squali, sono micidiali, al primo piano di questo enorme scatolone di ferro e mattoni che già sta allargandosi in propaggini con nuove architetture di Herzog & De Meuron (proprio ieri hanno aperto i Tanks, serbatoi della enorme Bankside Power Station), che si affacciano su nuove urbanizzazioni con grattacieli grigi d’acciaio e cemento, con grandi cartelloni che recitano numeri di telefono, e “ancora 20 appartamenti disponibili”, e prezzi “a partire da 1 milione di sterline”. E non pare che vadano a ruba, mentre i cartelloni pubblicitari stingono sotto l’acqua.

Prima Hirst; e l’effetto mortifero è subito lì, c’è la famosa Pharmacy, opera del 1992, con tutti gli scaffali pieni di medicinali, e non si sa se vengano cambiati a scadenza, e apparecchio ammazza-insetti al soffitto; ci sono numerose varianti (scaffali inox con strumentazione operatoria inox), e poi ancora classici come la mucca sbudellata e lo squalo e una Pecora Nera, e spesso si legge sul catalogo che “attenzione, è una metafora!”. C’è anche un posacenere gigante con dentro milioni di sigarette (metafora anche questa?) ma il pezzo forte è senz’altro nella room 5, stanzone altissimo e umidissimo con soffioni di vapore a mantenere in vita migliaia di farfalle tropicali che svolazzano impazzite in faccia agli incolpevoli visitatori o sui piatti di frutta messi lì per invogliarle. É la celebre In and Out of Love del 1991 e anche qui, metafora: è il ciclo della vita! ogni giorno migliaia di uova vengono portate qui, ogni giorno migliaia di uova si schiudono, nascono bruchi, poi diventano crisalidi, infine magnifiche farfalle, che vivono in media 10-15 giorni, salvo poi schiantarsi al suolo, infine schiacciate dai visitatori. (Tra l’altro proprio in questi giorni sir David Attenborough, presidente della Butterfly Conservation e documentarista della Bbc, ha lanciato un appello per lo sterminio delle farfalle inglesi in corso: l’estate piovosa e fredda pare stia mettendo a rischio molte specie. In questo caso l’opera di Hirst dovrebbe essere doppiamente metaforica).

Passare a Munch non è una gran botta di vita: si arriva subito a una versione del famoso Sick Child qui del 1907, in cui una bambina moribonda riceve l’ultima visita da una mamma poco empatica che si copre la faccia con un braccio, passando da decine di multipli ritrattini di pura alienazione campagnola, strade blu da attacco di panico e ponticelli da cui buttarsi subito, con facce e ambientazioni che sembrano il prequel o il sequel dell’Urlo (che qui però manca). Qui non c’è neanche la metafora, ma invece molta biografia spiegata: la morte prematura della mamma, del papà, della sorellina. Il ricovero e l’elettroshock dell’artista nel 1908. Note a margine di una vita assente: «Sono nato morendo. Malattia, infermità mentale e morte sono stati gli angeli neri che hanno vegliato su di me e mi hanno seguito per tutta la mia vita». Allegria. Però, anche, anni di bohème norvegese a Cristiania (non ancora Oslo): e qualche dannunzianesimo pre-hippy con molte foto di allegri gruppi seminudi su spiagge nordiche. Foto, multipli, una specie di factory: insomma è moderno il pittore norvegese (la mostra si intitola appunto Edvard Munch, The Modern Eye) e più che simbolista o pre-espressionista sembra soprattutto un proto-Warhol: sperimenta la fotografia, con decine di autoritratti in diverse pose; prova il cinema trasferendo sulla tela l’effetto dello schermo, creando l’illusione di attori in movimento verso lo spettatore; vuole capire la luce elettrica, che effetto fa sui palcoscenici teatrali. Col teatro, poi, molte collaborazioni: con il Deutsches Theater, commissionate da Max Reinhardt, una serie di dodici tele, più le scenografie per degli Spettri di Ibsen.

Depresso ma prolifico, quindi: mica come Hirst. L’Evening Standard ha accusato l’artista di Leeds di avarizia produttiva: in questa “magra retrospettiva” di sole 73 opere, la maggior parte sono classici con tempi di gestazione intorno ai 25 anni. “Ci ha mai messo così tanto un artista del rinascimento o del barocco?” si chiede il giornale della sera, e attacca: “Meglio pensare a Hirst come un artigiano, piuttosto che un artista. Un artigiano peraltro di beni stravaganti, desiderabili da mogli di calciatori e da collezionisti ansiosi mossi dall’invidia e dall’inferiorità sociale piuttosto che dalla cultura”. Un giudizio in punta di penna, insomma. (Il giorno dopo, poi, visitando il reparto macelleria di Fortnum & Mason, a Piccadilly, ecco quarti di bovino elegantissimi in scaffali inox e marmo nero, e dunque il sospetto di trovarsi di fronte all’ispirazione – o forse solo alla citazione – di tanta metaforica Young British Art).

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