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19:54 martedì 7 luglio 2026
Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.
La mattina in passerella, la sera sul red carpet: la rocambolesca storia dell’abito Schiaparelli indossato da Zendaya all’anteprima dell’Odissea La velocità della moda ha raggiunto nuovi livelli: persino gli abiti couture passano immediatamente dalla passerella alle celebrity. A patto di avere Law Roach come stylist.
Il luddismo è talmente tornato di moda che a New York gli hanno dedicato anche un nuovo festival, il Summer of Ludd Ovviamente il festival non aveva né sito né social, quindi per sapere cosa succedeva bisognava chiamare un numero telefonico pubblicato su un volantino.
C’è una lista di tutte le organizzazioni, iniziative e progetti musicali che devolvono i loro incassi in beneficenza a Gaza L'ha fatta Crack Magazine e si intitola "In solidarity with Gaza: A guide to the music and resources that support the humanitarian effort".
Si è sciolto A23, il più grande iceberg del mondo, ed è una buona notizia (anche se non sembra) Era grande quasi 4 mila km quadrati e pesava mille miliardi di tonnellate. Il suo scioglimento farà bene all'oceano, dicono gli scienziati.
Un pantalone di Zara è diventato famosissimo per la sua capacità di far inciampare e cadere le persone Soprannominato "The deadly Zara trousers", a causa della sua fattura ha causato migliaia di infortuni diventando il trend più divertente degli ultimi tempi.
Ford aveva licenziato centinaia di ingegneri per sostituirli con l’AI, ma poi ha scoperto che l’AI non è capace di fare il loro lavoro ed è stata costretta a riassumere gli ingegneri I dirigenti hanno ammesso di aver sopravvalutato l'AI e sottovalutato l'intuito e l'esperienza degli ingegneri.
I membri del nuovo governo di Gaza non possono entrare a Gaza perché Netanyahu glielo vieta Sono 13 palestinesi riuniti nel Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza che da gennaio sono bloccati al Cairo su ordine del Primo ministro israeliano.

Internet non è un diritto, lo dice uno dei suoi fondatori

05 Gennaio 2012

Vinton Cerf

Col rischio di scatenare qualche crisi di panico a casa Beppe Grillo, oggi l’edizione online del New York Times presenta un articolo provocatorio che pare destinato a fare discutere. Il suo autore è Vinton Cerf, ingegnere, considerato tra i padri di Internet, sviluppatore del protocollo TCP/IP, e dal 2005 Chief Internet Evangelist (capo-evangelista di Internet) di Google. Una figura a metà tra il pionere, il guru e l’esploratore, uno dei pochi che, guardando una pagina web può dire: “Questo l’ho fatto io”.

Ed è proprio questo a rendere la sua presa di posizione ancora più interessante. Il suo corsivo, intitolato “L’accesso a internet non è un diritto umano”, si scaglia contro la retorica del web-libero-per-tutti e della libera connessione in libero stato, sottolineando come la Rete sia solo uno strumento tecnologico. Uno strumento attraverso cui esercitare le proprie libertà personali, che rimangono ovviamente inviolabili, ma non una libertà a se stante. Cerf, insomma, suggerisce che la filosofia alla base del Vangelo Internettiano (ancora più forte dopo i fatti di Piazza Tahrir e simili) sia in realtà il proverbiale sguardo al dito invece che alla luna.

L’asticella oltre la quale qualcosa diventa un diritto è molto alta. Possiamo però dire che un diritto è  tra le cose di cui l’uomo necessità per restare in salute, avere una vita significativa, non poter essere torturato e avere libertà di pensiero. È un errore considerare  una tecnologia tra queste, visto che nel corso degli anni abbiamo finito per dare troppo valore agli oggetti sbagliati. Per esempio, un tempo per vivere bene dovevi possedere un cavallo. Ma in questo caso il diritto fondamentale è quello di vivere bene, non di possedere un cavallo.

Il punto è e rimane, secondo Cerf, la difesa e la tutela dei diritti personali di ciascun abitante del pianeta, non la difesa di uno dei mezzi attraverso il quale possiamo esercitarli. Il fatto che le Nazioni Unite abbiano invece considerato Internet un diritto è un errore, secondo l’ingegnere. Per spiegare il quale, Cerf ha paragonato la connessione Internet al telefono: entrambe sono due innovazioni tecnologiche strepitose che in tempi diversi hanno rivoluzionato la vita comune delle persone (e non solo: anche il commercio, la politica, la finanza, la guerra). Eppure hanno ricevuto un trattamento diverso.

Mentre gli Stati Uniti non hanno mai decretato il diritto al telefono, ci siamo avvicinati a quella di servizio universale – l’idea che il servizio telefonico (e l’elettricità, e ora la connessione Internet)  debba essere disponibile anche nelle parti più remote del Paese. Se accettiamo questa idea, sposiamo l’idea di Internet come un diritto civile (non umano, ndr), perché assicurarne l’accesso è un azione svolta dal governo.

La presa di posizione dello studioso non vuole togliere il titolo di “diritto” al web ma vuole modificarlo, ricordando a tutti che i diritti umani (la libertà di pensiero, di religione ecc.) sono a se stanti, non dipendono da prodotti tecnologici; la possibilità di comunicare via telefono e via web, e quella di avere luce e acqua corrente in casa, invece, riguarda invece il governo.

Immagine WikiMedia

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