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Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.
La comunità scientifica è strabiliata da una mucca che ha imparato a usare una scopa per grattarsi La mucca si chiama Veronika, ha 13 anni, vive in Austria ed è il primo esemplare di bovino a dimostrare questa capacità con scientifica certezza.
Dopo quattro anni di silenzio, finalmente è uscita una nuova canzone degli Arctic Monkeys Fa parte dell'album benefico di War Child Records che uscirà a marzo e che, oltre a riunire band e artisti strepitosi, vanta la collaborazione di Jonathan Glazer.
Metà delle città più popolose del mondo sono a rischio siccità perché consumano più acqua di quanta ne abbiano L’analisi mostra livelli critici di stress idrico in molte metropoli. In Italia Roma, Napoli e l'intera Sicilia sono già in fascia rossa.
Sinners è diventato il film con più candidature agli Oscar di tutti i tempi Sono 16 le nomination per i vampiri di Ryan Coogler: mai così tante per un film nella quasi centenaria storia degli Academy Awards.
L’ultima sfilata di Jonathan Anderson per Dior è ispirata (anche) a Mk.Gee Il polistrumentista del New Jersey ha anche fornito la colonna sonora allo show, con due brani presi dal suo album del 2024, Two star & the Dream Police
Trump dice che a Davos sono tutti entusiasti del suo accordo sulla Groenlandia, ma in realtà a Davos nessuno sembra saperne niente Il Presidente sostiene di aver avuto tutto quello che chiedeva, ma per il momento i suoi colleghi sembrano non avere idea di cosa stia dicendo.
Una ragazza a Los Angeles ha fatto causa ai social per averle causato una “tossicodipendenza” dall’algoritmo K.G.M, 19 anni, sostiene che Instagram, TikTok, YouTube e Snapchat le abbiano causato gravi problemi e vuole chiamare a processo tutti i loro Ceo.

La “Tinder Horror Story” è la leggenda metropolitana del momento

16 Febbraio 2017

Madeleine Davies ha raccontato su Jezebel una storia che ha ascoltato ormai parecchie volte: è una vicenda molto spiacevole, tramandata oralmente come un mito antico, che di solito comincia nell’hinterland di Boston. Una giovane ragazza, dice la storia, si trasferisce in Massachusetts per iniziare un corso di laurea. Una zia le offre la sua casa in un sobborgo della metropoli, come sistemazione temporanea, in attesa che trovi un posto suo. La zia parte per l’Europa per un anno.

La ragazza – è stato riferito a Davies da una sua amica che giurava che il tutto fosse capitato a «un’amica di un’amica» – inizia a sentire strani rumori nel seminterrato, ma inizialmente attribuisce il fatto al naturale assestamento degli edifici di costruzione più vecchia. I sibili e gli strani suoni però persistono, e alla fine l’inquilina chiama la polizia: al ricevitore trova una persona che la tranquillizza dicendole che probabilmente è soltanto paranoia, ma che per sua sicurezza invierà una pattuglia, tra circa 40 minuti. Nemmeno tre minuti dopo, tuttavia, diverse auto della polizia arrivano sgommando nel cortile della casa; i poliziotti ispezionano la casa e trovano un uomo nel seminterrato, insieme ad alcuni strumenti di tortura. La ragazza lo riconosce come un ragazzo che aveva di recente conosciuto su Tinder, e che riaccompagnandola a casa dopo un appuntamento aveva scoperto che viveva da sola. Viene fuori che il centralino delle forze dell’ordine si era accorto che qualcuno stava origliando la chiamata, e aveva finto da lì in avanti.

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Come tutte le leggende metropolitana, la “Tinder Horror Story” ha tratti tipici: è capitata ad “amici di amici”, non c’è alcuna traccia che sia successa davvero (come l’autrice di Jezebel ha avuto modo di provare), e prende un fatto ordinario – la persona conosciuta su Tinder – per renderlo un thriller angosciante. Davies indica, ironicamente, il fatto che una Millennial usi un telefono fisso invece che il solito smartphone come un «campanello d’allarme» per l’affidabilità della storia; quando l’ha sentita la prima volta, scrive, le è stato assicurato che la malcapitata avrebbe scritto un resoconto della sua terribile esperienza sul magazine Seventeen, ma finora nulla di tutto ciò è stato confermato, né Seventeen ha risposto alle richieste di chiarimenti di Jezebel. Come si diceva, non c’è alcuna prova tangibile a corredo di questa storia, nemmeno in forum e siti specializzati negli aneddoti dell’orrore (come creepypasta), ma negli Stati Uniti è diventata molto popolare.

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