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Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
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La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.

Come Un paese ha cambiato la storia della fotografia

Pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1955, torna in libreria il grande classico nato dalla collaborazione tra lo scrittore Cesare Zavattini e il fotografo Paul Strand.

02 Dicembre 2021

Quando si passa dell’Emilia, o dalla Romagna, si ha l’impressione che se dovessimo trovare l’epicentro della fotografia italiana, sarebbe forse giusto indicare questo punto. Non si offendano gli altri “centri della fotografia” che hanno contribuito al racconto del Paese, la Napoli di Mimmo Jodice, la Senigallia di Giacomelli, la Venezia di Berengo Gardin, o ancora Gibellina, o Scanno, dove nel tempo sono arrivati tutti. Ma è in Emilia Romagna, con i suoi paesi contadini, le piazze, la Via Emilia e la nebbia senza la quale il Po sarebbe solo un fiume, è qui che sono nate quelle storie fotografiche che ancora oggi hanno la forza di essere raccontate e trasmesse al mondo.

Un paese, nato dalle immagini di Paul Strand e dai testi di Cesare Zavattini, è uno di questi racconti. Pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1955, ripubblicato da diversi editori all’interno dei cataloghi di varie esposizioni in Italia e nel mondo, oggi torna in libreria in una nuova edizione Einaudi. Innanzitutto Un paese è un lavoro da contestualizzare nel luogo e nel tempo. Nel 1955 la fotografia è il mezzo che gli americani usano per raccontare il loro paese, ed è il mezzo che gli italiani usano per raccontare i paesi degli altri. I fotografi italiani cercano storie in un mondo turbolento, gli americani vanno alla scoperta delle loro radici contraddittorie. È l’anno, per esempio, in cui Robert Frank attraversa gli Stati Uniti per raccontare The Americans (la prima edizione di Delpire è del 1958). Ma è anche un periodo nel quale i fotografi vengono messi – dalle redazioni, dagli editori, o per loro scelta, per legami di amicizia e stima – a lavorare insieme agli scrittori, alla ricerca di un equilibrio nel quale le fotografie non siano le illustrazioni in bianco e nero dei testi, e d’altra parte i testi non abbiano la sola funzione di spiegare le immagini.

© Paul Strand Archive/Aperture Foundation

© Paul Strand Archive/Aperture Foundation

Fotografi e scrittori: gli esperimenti sono numerosi, la maggior parte poco nota, come per esempio quella volta in cui il fotografo italiano Romano Cagnoni viene inviato (dai magazine inglesi) a raccontare il Sud America accanto a Graham Greene. Ma anche The Americans uscì con la prefazione di Jack Kerouac. È di dieci anni dopo, 1965, il libro Feste religiose in Sicilia di Ferdinando Scianna e Leonardo Sciascia. Esperimenti nei quali ognuno fa la propria parte, nessuno è al servizio dell’altro. Nel caso di Un paese a lavorare insieme sono un fotografo americano impegnato ad affermare l’utilizzo della macchina fotografica non come semplificazione tecnica della pittura, ma come uno strumento per raccontare la società – forse persino trasformarla – e uno scrittore, sceneggiatore, giornalista immerso nel racconto realista del proprio paese.

Il paese di Cesare Zavattini non è solo l’Italia del dopoguerra, ma è proprio Luzzara, il paese dove è nato, trenta chilometri da Reggio Emilia, e quando Paul Strand ci arriva ha già fotografato scenari analoghi nella Francia profonda, accanto al giornalista Claude Roy. La sequenza delle ottantotto fotografie che nascono in questo contesto raccontano cos’altro, se non la realtà di un paese? Sono i ritratti in bianco e nero dei contadini, dei commercianti, le scene delle mattine al mercato, dei giocatori di carte seduti ai tavolini. L’eredità di questo lavoro è incredibile, buona parte della fotografia italiana della seconda metà del Novecento deve qualcosa a Un paese di Paul Strand e Cesare Zavattini. Ammettere l’ispirazione, tornare sulle tracce di questo lavoro, diventa un valore, ed è uno dei rari casi nel quale il debito è reso evidente, non è stato nascosto dietro il dito dell’interpretazione. Nel 1976, Gianni Berengo Gardin torna a Luzzara e, insieme e Zavattini, realizza Un paese vent’anni dopo. Nel 1993 è un altro americano, Stephen Shore, ad arrivare a Luzzara, esattamente quarant’anni dopo Paul Strand.

© Paul Strand Archive/Aperture Foundation

© Paul Strand Archive/Aperture Foundation

Le ragioni per cui le fotografie della vita di un piccolo paese emiliano abbiano trovato il modo di ispirare e fare scuola sono molte. La coesistenza della tradizione con il moderno, per esempio. O forse la semplicità, con la sua buona dose di nostalgia. È così che è andata, come l’ha raccontata Zavattini, quando ha incontrato questo fotografo arrivato dall’altra parte del mondo, da altre dimensioni, altre prospettive: lo portai là, gli feci conoscere un po’ di gente, entrammo in sintonia, poi è rimasto con loro, “impaesandosi”.

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