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LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

La maggior parte delle notizie sul conflitto israelo-palestinese viene da sette account X

24 Ottobre 2023

Nei giorni successivi all’attacco di Hamas contro Israele, il Center for an Informed Public della University of Washington ha portato avanti una ricerca sugli account X più coinvolti nella discussione sul conflitto israelo-palestinese. Come riporta Gizmodo, l’istituto ha ora pubblicato i risultati di questa ricerca: si intitola The New Elites e leggendolo si scopre che la gran parte dei contenuti relativi al conflitto (notizie, fotografie, video) provengono da sette account appena. Questi sette account – Visegrad 24, Mario Nawfal, OSINTDefender, The Spectator Index, War Monitor, Collin Rugg, Censored Men – hanno accumulato 1.6 miliardi di visualizzazione soltanto nei primi tre giorni del conflitto, tra il 7 e il 9 ottobre. Più dei profili di istituzioni mediatiche come il New York TimesCnn Bbc, per fare tre esempi. Nello stesso giorno è uscita anche un’altra ricerca, questa prodotta da NewsGuard, che tanti stanno mettendo assieme per dimostrare il pessimo stato in cui versa l’informazione sui social (su questo argomento ha scritto un bel pezzo Kyle Chayka sul New Yorker): la ricerca di NewsGuard dice che il 74 per cento della notizie false presenti su X è prodotto da account che hanno acquistato la spunta blu tramite l’apposito programma di abbonamento istituito da Elon Musk.

Tutti i sette profili citati nella ricerca della University of Washington sono utenti verificati. Molti di questi sono conosciuti per avere in passato diffuso notizie false. La maggior parte di questi account sono gestiti da una sola persona o da redazioni piuttosto piccole. Alcuni si sono solo recentemente convertiti all’informazione: Censored Men, per esempio, fino al giorno prima dell’inizio della guerra in Medio Oriente si occupava soprattutto di difendere Andrew Tate. Ci sono però account che rappresentano media company propriamente dette: nel pezzo di Gizmodo si fa l’esempio di Visegrad24, un account che ha guadagnato seguito e visibilità in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, e attualmente è gestito da una redazione composta da dodici persone. Uno dei dati più interessanti sottolineati da questa ricerca è l’asimmetria che si registra tra il numero di follower di questi profili e la diffusione dei loro contenuti. Per quanto riguarda il mondo dell’informazione, gli account X più seguiti sono sei e appartengono a Bbc, Cnn, New York Times e Reuters: 298.1 milioni di follower totali. I sette, invece, ne hanno appena 3.2 milioni. Eppure i loro contenuti in questi giorni hanno superato il miliardo e mezzo di visualizzazioni, contro i 112 milioni accumulati dai cosiddetti media tradizionali (sempre tenendo in considerazione i primi tre giorni di conflitto in Medio Oriente). Il solo Visegrad 24 ha raccolto più di 370 milioni di views.

La spiegazione di questa larghissima vittoria numerica sta nei cambiamenti recentemente apportati all’algoritmo di Twitter e alla nuova politica in fatto di contenuti adottata da Elon Musk. Che potrebbe essere lui stesso un fattore nei successi di questa Nuova Élite di X: in passato Musk ha consigliato ai suoi follower che volessero saperne di più sul conflitto israelo-palestinese di seguire sia OSINTDefender che War Monitors, nonostante entrambi gli account abbiano in passato diffuso fake news (Musk ha cancellato il tweet in questione dopo che il Washington Post aveva sottolineato la stranezza delle sue preferenze in fatto di informazione). Resta infatti, però, che Musk ha partecipato ai live stream di Mario Nawfal, ha interagito con almeno un post pubblicato dai membri della Nuova Élite – tranne Spectator Index – ne segue personalmente tre ed è anche un abbonato ai profili di Nawfal, OSINTDefender, Collin Rugg e War Monitors.

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