Oggi, giovedì 19 febbraio, a Washington si riunisce per la prima volta il Board of Peace di Donald Trump, da alcuni già ribattezzato l’anti Onu, da altri già paragonato alla Legion of Doom, l’alleanza dei supercattivi dei fumetti DC. Stando a quanto riportano i media di tutto il mondo, l’affluenza a questa prima riunione non sarà altissima: 20 Paesi hanno accettato l’invito a unirsi al Board of Peace, previo versamento di un miliardo di dollari nelle case della neonata organizzazione, somma che nelle intenzioni di Trump dovrebbe servire a realizzare l’inquietantissimo progetto di New Gaza.
Scopriamo oggi che tra i Paesi che hanno rifiutato l’invito a unirsi al prestigioso consesso c’è anche la Citta del Vaticano. L’invito sarebbe arrivato nella cassetta della posta di Papa Leone XIV alla fine di gennaio e sarebbe stato immediatamente rifiutato a causa della «particolare natura del Vaticano, che evidentemente non è uno Stato come tutti gli altri», ha spiegato Pietro Parolin, il Segretario di Stato della Santa Sede alla fine di un incontro bilaterale con il governo italiano tenutosi a Palazzo Borromeo. Governo italiano che, invece, il suo posto nel Board of Peace potrebbe anche prenderselo in futuro, la manifestazione d’interesse c’è stata, tanto che a rappresentarci in questa circostanza sarà il ministro degli Esteri Antonio Tajani, già atterrato a Washington e pronto a partecipare alle discussioni con i colleghi e omologhi, per il momento in veste di osservatore.
Lo stesso Parolin, però, ha spiegato che nella decisione del Vaticano di non unirsi al Board of Peace ci sono anche preoccupazioni della Santa Sede per l’ordine geopolitico e la stabilità istituzionale. «Una delle preoccupazioni riguarda il fatto che a livello internazionale dovrebbe essere l’Onu a occuparsi delle crisi. Questo è uno dei punti sui quali abbiamo maggiormente insistito». La notizia, in ogni caso, non ha certo colto di sorpresa: da quando è diventato Papa Leone XIV, Robert Francis Prevost si è sempre espresso in maniera piuttosto chiara su temi come politiche migratorie, politica estera e crisi climatica. Su nessuna di queste questioni sembra esserci molta concordia tra il Vaticano e Washington.