Di cosa si è parlato questa settimana

Una settimana di cose mai viste prima: l'Ue scopre che a Gaza c'è un genocidio, a Garlasco si ricordano di prove dimenticate per anni, a Belve si presenta un divo internazionale di cui nessuno aveva sentito parlare.

di Studio
24 Maggio 2025

Europa – Inversione a Ue
Il 20 maggio Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, ha annunciato che l’Ue avvierà una revisione del suo accordo di associazione con Israele. Cosa significhi esattamente ancora non si sa, ma si sa che a favore della revisione hanno votato la maggior parte degli Stati membri, una maggioranza nella quale (per la sorpresa di nessuno) non c’è l’Italia. Vista la disperata situazione nella Striscia, tanti stanno dicendo che è troppo poco e troppo tardi, che di Gaza non sarà rimasto niente quando la revisione sarà finita. Questa decisione dell’Ue, quella dell’Inghilterra di interrompere i rapporti commerciali con Israele e del ministro degli Esteri francese di riconoscere lo Stato palestinese, Netanyahu le ha commentate tutte con la stessa frase: «Un regalo a Hamas».

Cronaca – Indizio e pregiudizio
Garlasco è incredibilmente di nuovo al centro dell’attenzione pubblica e dei social italiani. Si è riaperta una voragine in cui i media si sono prevedibilmente gettati a capofitto, con speculazioni, frasi decontestualizzate, allusioni incontrollate, avvocati influencer, colpevolisti, innocentisti. Una voragine che, evidentemente, è stata lasciata aperta da una condanna basata su elementi poco solidi, su indizi, ma soprattutto su sospetti e pregiudizi. E il solo fatto di mettere in conto che Stasi abbia trascorso ingiustamente 10 anni in carcere (fino a questo momento) apre altre, e ben peggiori, voragini.

Stati Uniti – Neri per caso
È allo stesso tempo ammirevole e deprimente il contegno con il quale il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha superato quella che ormai è una vera e propria ordalia della politica internazionale: la conferenza stampa nello Studio Ovale assieme a Donald Trump. Ramaphosa è rimasto composto (forse impietrito) mentre Trump snocciolava false informazioni su un supposto genocidio di agricoltori bianchi che sarebbe in corso in Sudafrica, sostenendo i suoi argomenti con foto e video altrettanti falsi presi, probabilmente, da X (Musk è ossessionato da questa teoria complottista, lui e la sua AI Grok). È bastata mezz’oretta di fact checking per scoprire che molte delle foto mostrate da Trump non solo non c’entrano niente col genocidio, ma non hanno niente a che vedere nemmeno col Sudafrica: sono state scattate in Congo.

Polemiche – E-Morrone
Nel cinema italiano c’è un po’ tanto nervosismo: saranno le difficoltà del settore, sarà che siamo un Paese provinciale, sarà quel che sarà fatto sta che questi litigano a ogni occasione buona. Prima ai David di Donatello, dove Paolo Sorrentino e Luca Guadagnino non si sono presentati ma Pupi Avati se l’è presa un po’ con tutti (mentre Timothée Chalamet e Sean Baker erano ostaggio di una cerimonia imbarazzante) fino ad arrivare allo sfogo di Elio Germano, che invece ce l’aveva (giustamente) con il ministro Giuli. Alla fine, però, il più incazzato di tutti era Michele Morrone, autoproclamatosi a Belve divo internazionale, che in un post Instagram in cui scrive duce con la D maiuscola ha definito il cinema italiano un circoletto di sinistroidi. Poi ha chiesto scusa, ma intanto è già l’eroe di quelli che pensano che le Clarks (con la “s” finale, Michele) siano di sinistra.

Cinema – Cannesbis light
In attesa di sapere chi si aggiudicherà la Palma d’oro al Festival di Cannes che si conclude oggi, ci sono già alcuni film che si sono fatti notare e che aspettiamo di vedere, da Sound of Falling di Mascha Schilinski a Sentimental Value di Joachim Trier. Sul red carpet privato di naked-dress e trasparenze troppo azzardate per le donne, invece, alla fine a spiccare sono stati soprattutto gli uomini: Alexander Skarsgård con il total look Saint Laurent con stivalone fetish oppure con giacca di Magliano abbinata a un pantalone di paillettes Bianca Saunders, Pedro Pascal in Calvin Klein Collection by Veronica Leoni, Colman Domingo in Valentino e Jeremy Strong in rosa, con tanto di bucket hat abbinato, e svariati total look pastello.

Moda – Piccioli Brividi
Lo si mormorava da un po’ e lunedì scorso ne abbiamo avuto la conferma ufficiale: Pierpaolo Piccioli è il nuovo Direttore artistico di Balenciaga e debutterà a Parigi il prossimo ottobre. Lo stilista romano arriva nella Maison parigina, riportata negli ultimi dieci anni in auge da Demna, dopo l’addio a Valentino nel marzo del 2024. Tutti i tasselli iniziano insomma ad andare al loro posto, anche nel gruppo Kering: Demna, che con la couture di luglio concluderà la sua direzione creativa da Balenciaga, è infatti in carica da Gucci, Alessandro Michele, che ha costruito il successo di Gucci dal 2015 al 2022, è da Valentino, e ora Pierpaolo Piccioli arriva da Balenciaga. Buon lavoro Pierpaolo!

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