Gli Ugg sono tornati ma c’è chi non ha mai smesso di amarli

Ultimamente sono diventati cool: ma per qualcuno – comprese le star paparazzate intorno al 2000 – lo sono sempre stati.

17 Dicembre 2020

È un processo che abbiamo visto così tante volte che ormai è diventato più che prevedibile: prendi qualcosa di molto identificabile ma considerato brutto da decide cosa è elegante e cosa no, mettilo nelle mani di uno o più designer cool, trasformalo in un nuovo oggetto del desiderio. È successo alle Crocs e alle Buffalo (due casi tra mille), adesso è il turno degli Ugg. Cristallizzati nella nostra memoria in forma di tozze calzature beige farcite di lana bianca, guilty pleasure, insieme ai Moon Boot, delle vacanze invernali a Madonna di Campiglio, si sono reinventati fino a diventare irriconoscibili ciabatte pelose dai colori stupendi da indossare a casa ma anche fuori (si chiamano Fluff: eccoli ai piedi di Peggy Gou e Jessica Wang), sabot con la zeppa proposti dalla regina del tulle Molly Goddard o shopping bag morbidose disegnate dal Re Mida delle borse – Telfar – e lanciate, insieme al resto della collezione, con una campagna che coinvolge anche la piccola irresistibile Earth, figlia dell’artistoide Alexandra Marzella. Sui social funziona bene anche la versione Mini, super corta, che sfiora la caviglia – giusto per togliersi anche l’ultima ragione che poteva convincere qualcuno ad indossare gli Ugg in città (oltre alla comodità, ovviamente): infilate in quei due tronconi grossi e tozzi dal ginocchio in giù, le gambe sembravano più snelle. I Mini Ugg stanno di merda pure a Emrata, ma è proprio questo il loro bello: quando qualcosa sta male a tutti, sta bene a tutti – che liberazione. Per completare l’opera, diffidare dalle “raffinate” versioni nere, cioccolato fondente o grigio tortora: meglio optare direttamente per il fucsia.

Ma tra gli appassionati dell’ultim’ora, quelli che un tempo avremmo chiamato fashion victim, c’è anche chi, come me, continua ad amare e apprezzare la versione classica. È un circolo di eletti, una specie di setta, che degli Ugg (e delle loro imitazioni, ovviamente) continua ad apprezzare l’aura primi anni 2000. Ecco le istruzioni per essere accettati in questo club esclusivo: indossare degli Ugg alti, preferibilmente beige, grigi o neri con i pantaloni del pigiama (se si possiede ancora un briciolo di dignità vanno bene anche i pantaloni della tuta o dei jeans un po’ consumati), una pelliccia voluminosa (sintetica, certamente), grossi occhiali da sole. L’effetto star paparazzata – più o meno vent’anni fa, ma funziona ancora oggi – è assicurato.

Rihanna con gli Ugg in aeroporto nel 2018

Kate Moss nel 2000

Tra gli innamorati degli Ugg, quindi, c’è chi non ha mai smesso di amarli e chi ha cominciato ad apprezzare le loro virtù soltanto adesso, nel momento in cui hanno iniziato ad andare a braccetto con la moda (tipo Justin Bieber, recentemente sorpreso con un paio di Fluff ai piedi: anni fa aveva pubblicamente dichiarato la sua avversione per gli Ugg). E poi c’è un gruppo a sé stante, composto dall’essere divino comunemente conosciuto col nome di Rihanna, che due anni fa ha indossato un paio di Ugg versione cuissardes al Coachella, durante l’esibizione di Beyoncé: su Instagram la foto del suo look da concerto ha accumulato qualcosa come 3 milioni di like. Di Rihanna immersa negli stivali e dell’«altamente improbabile ma perfettamente prevedibile ritorno degli Ugg» ha recentemente parlato Max Berlinger in questo articolo del New York Times, che riporta il timido ma importante (considerata la situazione) incremento del profitto dell’azienda, aumentato del 2,5 per cento nell’ultimo trimestre. Berlinger ci ricorda da dove vengono gli Ugg (come tutti sanno, sono nati come “doposurf”) e suggerisce dove andranno: secondo lui, non essendo mai stati cool, saranno per sempre cool. Una frase che noi amanti degli Ugg nella loro versione “classica” troviamo un po’ offensiva. Vorrei che Berlinger fosse presente mentre mi dirigo a fare la spesa indossando i miei vecchi Ugg neri, una pelliccia finta e degli occhiali da sole giganti (e appannati dalla mascherina, ovviamente): voglio vedere se avrebbe il coraggio di dirmi che non sono cool.

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