Hype ↓
06:27 lunedì 30 marzo 2026
Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 1500 euro.
LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

Cinquant’anni fa iniziava la storia delle Torri gemelle

Ognuno di noi ricorda la data della loro distruzione, in pochi quella della costruzione: il 4 aprile del 1973 le due torri venivano inaugurate, simboli di un momento di passaggio nella storia di New York e dell'America tutta.

04 Aprile 2023

«Sembrano degli schedari di vetro e metallo», e poi «Sono come gli scatoloni in cui sono arrivati l’Empire State e il Chrysler Building». Così era stato accolto da alcuni l’arrivo delle Torri Gemelle nel 1973, anche perché toglievano il primato a Midtown come giungla di grattacieli, superavano in altezza L’Empire State Building, eretto nel 1931, e invadevano il lungo fiume che, come scrisse Jane Jacobs doveva restare ai cittadini in modo che se lo godessero. L’arrivo di nuovi elementi di disturbo degli skyline è sempre un tema divisivo, e si va indietro fino alla Tour Eiffel – un’impalcatura, si disse – anche se doveva essere temporanea. Ma le Twin Towers, che formano la H nel poster di Manhattan di Woody Allen erano anche un bagliore profetico di quel bling diffuso che sarebbe arrivato solo decenni dopo, di quel senso del decoro che sarebbe stato il mantra dei lunghi anni dell’amministrazione di Mike Bloomberg. Costruire uffici quando non c’era una vera necessità di spazi, prendere zone di edifici bassi, misto residenziale-secondario, e trasformarli in officine del terziario internazionale cacciando chi ci viveva e lavorava.

Negli anni Settanta non era ancora stata accettata come inevitabile la selvaggia elevazione verso l’alto che crea adesso un costantemente mutevole skyline – è impossibile oggi nelle bancarelle vendere una maglietta con la sagoma della città, tanto cambia velocemente – e Manhattan, a parte certi quartieri felici, si era svuotata alla fine degli anni Sessanta dalla classe media che aveva preferito i sobborghi di villette, l’opposto della gentrification, diventando terreno di proteste delle minoranze per i diritti civili, oltre che per la guerra in Vietnam, con un sistema arenato in diffusi problemi di corruzione della polizia e un notevole indebitamento. C’erano ancora un po’ di quelle vibe delle canzoni di Bob Dylan e di Simon & Garfunkel, ma soprattutto un altissimo tasso di criminalità, stupri a Central Park, borseggiatori nei vicoletti con le scale antincendio, da film. Era ancora Gotham City. Non era certo, New York, quell’isola per milionari à la Succession che è diventata adesso. Ci sono fotografie del ’71 con le due torri in costruzione e in strada i senzatetto che dormono sull’asfalto, bidoni in fiamme, auto a cui son state rubate le ruote, spazzatura ovunque. Il World Trade Center, in questo, diventa quasi simbolico nel dare inizio a una vetro-acciaificazione del business che esce dai perimetri urbani dov’erano relegati i vecchi grattacieli pre-guerra, e di un’esaltazione del trading internazionale e dei grandi brand che diventerà uno dei motori degli anni ottanta, da cui inizierà la postmodernizzazione dell’America. La filosofa Julia Kristeva, vedendo un parallelo con le guglie della cattedrale parigina, le chiamò «Notre-Dame de l’Argent», Nostra Signora dei Soldi.

Il 4 aprile del 1973 i newyorkesi poterono quindi vedere, in tutto il loro splendore questi due giganteschi schedari. Il sindaco era John Lindsay, repubblicano diventato democratico per cui fu coniato il termine “limousine liberal”. L’architetto era il giapponese Minoru Yamasaki, che ha nel cv una lista di edifici pubblici, tutti nello stesso stile, in città americane minori, da Buffalo a Minneapolis, da Richmond a Tulsa, oltre alla Torre Picasso di Madrid. Le due torri di Lower Manhattan restano il suo edificio più memorabile. Morirà prima della loro distruzione, ma fece in tempo a vedere un’altra sua creazione polverizzata, Pruitt-Igoe, un Corviale diffuso, progetto di segregazione residenziale destinato agli afro-americani di St. Louis, 33 edifici di undici piani eretti negli anni cinquanta al posto di una baraccopoli e demoliti poi con l’esplosivo tra il ’72 e il ’76.

Le torri erano solo due dei vari edifici del World Trade Center, che nei suoi metri quadri poteva ospitare oltre 130 mila lavoratori, più o meno la popolazione odierna del comune di Ferrara. Era così ampio da avere il suo codice di avviamento postale. Era una città dove ogni giorno operavano banche e aziende multinazionali di servizi finanziari, da Bank of America a Morgan Stanley, oltre al New York Stock Exchange, ma anche Verizon e Xerox. E poi la Port Authority di New York e del New Jersey, potente joint venture tra i due stati che controlla le infrastrutture dei trasporti intorno al fiume, compresi gli aeroporti, e quindi anche proprietaria di grossi appezzamenti di terreno. Era stata proprio l’autorità portuale a iniziare la costruzione, e mantenere poi gran parte della proprietà del WTC, partendo da una proposta di David Rockfeller.

Ma cosa resta delle due torri cinquant’anni dopo l’inaugurazione se non consideriamo la tragedia dell’11 settembre? Il primato della loro altezza, 417 metri se non si contano le antenne, venne superato dalla Sear Tower di Chicago due anni dopo, che divenne l’edificio più alto del mondo. Era ancora un’era di primati americani, non erano ancora entrati in competizione gli sceicchi con i loro albergoni sul golfo Persico. Ovviamente le Twin Towers apparvero in centinaia di film e serie tv, da Una poltrona per due a Moonstruck, da Miami Vice ai Power Rangers, ma spesso nel background. Diventarono cioè parte del panorama di Manhattan, ma non raggiunsero mai davvero uno status iconico come alcuni illustri predecessori. Lo scrive pochi mesi dopo la loro distruzione il New York Times: “Nei film non c’è nessuno star power per le Twin Towers”. Il critico cinematografico Philip Lopate era convinto che «Le torri non sono mai entrate nella narrativa della mitologia di New York. Non hanno mai avuto un ruolo nelle cerimonie quotidiane dei newyorchesi. Avevano un qualcosa di parvenu», che poteva interessare ai turisti ma non ai locali. E per questo non sono mai entrate nella guida dei luoghi clue delle varie rom-com ambientate a NYC, che vanno dal Met ai ponticelli di Central Park, dalla Grand Central Terminal fino alle brownstone del West Village. In effetti una delle scene più belle in cui il WTC è protagonista è in una puntata dei Simpson del 1997, “The City of New York Vs Homer Simpson”, dove Homer deve recuperare la sua macchina, coperta di multe e bloccata da una ganascia, e in attesa di sbrigare le pratiche burocratiche, è costretto a salire prima su una torre poi sull’altra alla ricerca di un bagno. Sono, in fondo, solo uffici, con una funzione esclusivamente pratica, senza magia, lo scenario ideale per rappresentare la burocratizzazione urbana, le complicazioni della big city in contrasto con la semplicità semi-rurale di Springfield.

Oggi, ovviamente, non si può parlare più di Torri Gemelle e di World Trade center senza legarli, immediatamente, all’11 settembre del 2001, di cui esistono, post attacco terroristico, quintali di rappresentazioni nella letteratura – come il bellissimo Falling man di DeLillo – e nell’audiovisivo. Quella tragedia ha eliminato non solo gli edifici e migliaia di vite, ma anche tutto l’immaginario precedente. Come l’attentato del 1993, ormai dimenticato, quando la bomba dentro un furgone esplose ai piedi della torre nord, uccidendo sei persone e ferendone un migliaio. Oppure la traversata non autorizzata sul filo tra le due torri di Philippe Petit nel 1974, di cui esistono sia un documentario Man on wire che un film di Zemeckis, The Walk.  Ma nonostante questi eventi spettacolari, niente può contro la distruzione del 2001 e dei due aerei. Solo in quel momento le Twin Towers diventano icone da stampare sulle T-shirt, da postare sui social a ogni anniversario con scritto “Never forget”, mentre si dimentica tutto quel lasso di tempo tra il 1973 e il 2001.

Articoli Suggeriti
Il fandom di Harry Potter non è degno né di Paapa Essiedu né di Severus Piton

L'attore ha ricevuto minacce di morte e la produzione ha dovuto riempire il set della serie tv di Harry Potter di security per proteggerlo. Tutto per colpa di fan che non hanno neanche il coraggio di dirsi razzisti. E che non sanno nulla di storia della recitazione.

Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite

Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 1500 euro.

Leggi anche ↓
Il fandom di Harry Potter non è degno né di Paapa Essiedu né di Severus Piton

L'attore ha ricevuto minacce di morte e la produzione ha dovuto riempire il set della serie tv di Harry Potter di security per proteggerlo. Tutto per colpa di fan che non hanno neanche il coraggio di dirsi razzisti. E che non sanno nulla di storia della recitazione.

Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite

Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 1500 euro.

Mio fratello è un vichingo è il film perfetto per tre tipi di persone: i cultori della black comedy, gli appassionati di drammi familiari e gli innamorati di Mads Mikkelsen

Il nuovo film di Anders Thomas Jensen è un oggetto stranissimo che riesce allo stesso tempo a far ridere e essere inquietante, trattando con leggerezza temi come identità e memoria. Ne abbiamo parlato con lui e con la sua musa, Mads Mikkelsen.

Oggi ci vuole coraggio per parlare di speranza e RAYE ne ha avuto abbastanza da farci un disco intero

This Music May Contain Hope è l'album con cui l'artista compie il suo coming of age parlando di dolore, crescita, guarigione, della salvezza che ognuno ha il dovere di perseguire. Appena uscito, ha già suscitato l'entusiasmo della critica.

Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh

La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.

Nei momenti di crisi non c’è niente di più curativo che rileggere e riguardare Jane Austen

Perché ogni volta che annunciano un nuovo adattamento di uno dei sei romanzi dell’autrice inglese è certo che lo guarderemo, anche se sarà molto simile ai precedenti e racconterà una storia letta e riletta.