E non solo: per il film, che uscirà nelle sale il 3 marzo e sarà su Netflix a partire dal 20, ha scritto anche due canzoni inedite.
Il Time ha inserito La chimera nella sua lista dei migliori film del 2024
«It’s the kind of movie you wake up from, as opposed to one you merely watch», così si chiude la mini recensione della Chimera scritta da Stephanie Zacharek per il Time. Siamo a metà dell’anno e iniziano a uscire le prime liste “le cose migliori lette/viste/ascoltate fino a qui”. Il Time ne ha pubblicata una dedicata ai film più belli usciti nei primi sei mesi del 2024, dentro sono menzionati sette film, due sono italiani: uno è Rapito di Marco Bellocchio (che da noi è uscito nel 2023 ma negli Stati Uniti è stato distribuito quest’anno) e l’altro è La chimera di Alice Rohrwacher.
Zacharek è una delle giornaliste straniere che meglio hanno scritto della Chimera da quando il film è stato distribuito in America: il 29 marzo, sempre sul Time, scriveva una recensione anche questa incentrata sul tema del film-sogno, della Chimera come luogo al confine della realtà: «Di questi tempi è raro ritrovarsi felicemente persi nei sogni raccontati in un film». Non che sia stata l’unica, Zacharek, a scrivere così bene del film di Rohrwacher. Anche Bbc l’ha inserito tra le otto migliori uscite del 2024, per esempio. E poi ci sono state le recensioni eccellenti di David Ehrlic su IndieWire, le cinque stelle su cinque di Peter Bradshaw sul Guardian, “The Enchanting Archeological Romance” descritta da Justine Chang nel suo positivissimo pezzo sul New Yorker. Rohrwacher è stata anche intervistata dai Cahiers du cinéma dopo il successo riscosso dal film anche in Francia.
In una bella intervista a RogerEbert, Rohrwacher aveva anche spiegato il senso del suo film, visto che tanti spettatori ne parlavano come di un film bellissimo ma di cui non è facilissimo cogliere, appunto, il senso. «Questo film è una critica, come lo sono tutti i miei film, del mondo fatto solo di cose in cui ci ritroviamo. Ed è un film che esprime il mio desiderio di parlare dei contorni invisibili che circondano le cose, nella speranza che in futuro riusciremo a concentrarci sempre di più su questo».
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