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L’Europa sta pensando di sanzionare Israele. Non per i crimini commessi a Gaza, però: per aver comprato dalla Russia del grano rubato all’Ucraina Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
La comunità enigmistica internazionale è piombata nel panico perché il New York Times Magazine ha pubblicato un cruciverba irrisolvibile L'errore è stato corretto nella versione online del cruciverba, ma a quel punto il finesettimana degli appassionati era irrimediabilmente rovinato. Non era mai successo in 84 anni di onorato servizio enigmistico.
I data server per l’intelligenza artificiale stanno diventando dei veri e propri disastri ambientali Consumano enormi quantità di energia, occupano sempre più suolo, inquinano molto e di lavoro ne danno poco. Eppure, se ne costruiscono sempre di più.
La Francia è diventato il primo Paese al mondo ad approvare l’uso della ketamina per curare le crisi suicidarie L'Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé ha datto la sua approvazione ufficiale: è la prima agenzia del farmaco al mondo a farlo.
Hanno fatto un film sul looksmaxxing e ovviamente è un body horror Prevedibilmente, è stato intitolato Looksmaxxing, è un cortometraggio e se ne può già vedere qualche scena nel trailer pubblicato su Instagram.
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».

La vita bugiarda di Thomas Mann

Nel suo romanzo Il Mago (Einaudi), Colm Toìbin indaga la vita sessuale segreta del grande scrittore, sacrificando i tormenti creativi per dare forma al ritratto di un uomo più vicino a noi.

02 Febbraio 2023

Riscrivere la vita di personaggi realmente esistiti non è una procedura nuova, diverse semmai, possono essere di volta in volta le finalità con cui si affronta un’operazione del genere. Paul Auster, nella sua recente biografia di Stephen Crane (Ragazzo in fiamme, Einaudi), ha voluto riportare all’attenzione uno scrittore un tempo popolarissimo attraverso uno scavo minuzioso, spendendo oltre mille pagine per raccontare un’esistenza durata appena 28 anni. Colm Toìbin compie un’operazione più complessa e, sicuramente, più impervia e stimolante in Il Mago (Einaudi), dedicato alla vita di Thomas Mann. Diciotto capitoli, ognuno dei quali incrocia un anno e un luogo, per ricreare alcuni momenti della sua biografia. Il primo è ambientato nel 1891, a Lubecca, quando Thomas ha sedici anni, l’ultimo, nel 1950, a Los Angeles (e poi in Svizzera), in prossimità della morte, ormai venerato.

Leggendo biografie e testimonianze dei familiari, compresa quella della moglie Katia, Tóibín si è formato una convinzione precisa su Mann: «Mi è risultato chiaro che pensava costantemente a una vita sessuale che gli era preclusa». L’idea è quindi in un certo senso di “liberare” la sua vita da un desiderio che nelle sue opere risulta represso, inibito, confinato in un mondo onirico. Si può prendere il caso di Morte a Venezia, l’opera scritta dopo un soggiorno nella città adriatica assieme alla moglie Katia e al fratello Heinrich. Mann vi arriva nella primavera del 1911. Ha già pubblicato uno dei suoi romanzi di maggior successo, I Buddenbrook, ambientato nella città natale di Lubecca, sul declino di una famiglia della ricca borghesia mercantile tedesca durante il XIX secolo.

Nell’albergo veneziano dove si trova assieme al fratello e alla moglie, ancora sotto shock per il suicidio della sorella Carla, Mann incrocia un ragazzo polacco che lo rapisce sin dal primo momento per il biancore del viso e l’azzurro degli occhi. «Non era solo la bellezza a colpire Thomas, era il suo modo di mostrarsi imperturbabile, di restare in silenzio senza essere imbronciato, di stare con la famiglia mantenendo comunque le distanze». Questo incontro offre allo scrittore l’ispirazione per uno dei suoi racconti più famosi (anche grazie al film di Visconti), Morte a Venezia. Né la passione di Mann né quella del protagonista dell’opera, Aschenbach, per il ragazzo polacco (Tadzio nel libro) si consumano, restando nella testa di entrambi come pensiero, sogno, ossessione.

Quando avviene il viaggio a Venezia, Tóibín ci ha già raccontato diversi episodi nei quali Mann ha manifestato le sue preferenze omosessuali, nonostante il matrimonio e i figli che alla fine saranno addirittura sei. Il coetaneo Armin Martens, il primo amore, il quale però appena Thomas gli fa leggere le poesie a lui dedicate lo invita a disfarsene, «se non vuoi che qualcuno ci scaraventi in acqua». Quindi il coetaneo Willri Timpe, con il quale si ritrovano nudi, nella stessa stanza, di notte. Herr Huhnemann, l’impiegato d’assicurazione che, dopo averlo denunciato perché scriveva racconti anziché lavorare, lo conduce fino all’orgasmo, manifestato «con ansiti spaventosi, come di un uomo improvvisamente posseduto da un demone».

Tóibín costruisce un romanzo che si legge come una biografia ma che vuole restare un romanzo, sfruttando in tutto e per tutto la libertà immaginativa e compositiva propri di questa forma di scrittura. Un’operazione che respira a pieni polmoni l’aria di quest’epoca in lotta serrata contro i tabù, dove tutto può e deve essere detto, senza pudori, quasi come se fosse un dovere dare corpo a qualsiasi pensiero per non lasciare niente di inespresso, neanche ciò di cui si dubita. Diventato un personaggio romanzesco, Mann sembra però più vicino al classico borghese con la doppia vita, inappuntabile di giorno, torbido di notte che a un uomo tormentato, attraversato da una moltitudine di emozioni e di stimoli. Quando, tornato per l’ultima volta in Svizzera (dove muore nel ‘55), scopre che il suo adorato Franz Westermeier, il cameriere dell’albergo, si è trasferito, la mente corre ai loro incontri, tanti anni prima, quando l’eccitazione lo permeava fino a scuoterlo, «ogni mattina si svegliava con un’erezione».

Volendo costruire un ritratto a tutto tondo, finalmente complessivo, Tóibín rende questo scrittore travagliato un personaggio bidimensionale. Lungo le 500 pagine de Il Mago si rincorre l’uomo ma si rischia di perdere di vista lo scrittore sommo, capace di raccontare la crisi di un mondo (e di una intera civiltà), la coscienza critica del popolo tedesco, il borghese inquieto, atterrito di fronte al manifestarsi dei grandi totalitarismi novecenteschi, l’esule insoddisfatto, e molte altre cose ancora. Cercando di farci entrare in maggiore intimità con Mann, scrittore indubbiamente altero e “distante”, Tóibín ce ne restituisce un’immagine forse più attuale ma anche meno duratura.

Del resto entrare nell’intimità degli scrittori, degli artisti, può non solo essere fuorviante, ma anche pericoloso. Proust biasimava chi, come il critico Sainte-Beuve pensava che fra l’uomo e l’opera non vi fosse separazione, disconoscendo che «il libro è il prodotto di un io diverso da quello che si manifesta nelle nostra abitudini, nella vita sociale, nei nostri vizi». E infatti nella sua Recherche non vi sono tracce “dirette” degli amori vissuti dallo scrittore (Agostinelli, Reynaldo Hahn) se non nell’imprendibile Albertine, ribattezzata, appunto, “la fuggitiva”, colei che scappa, probabilmente anche dal nostro desiderio, comprensibile, di sapere tutto della vita dei grandi.

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