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Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

La vita bugiarda di Thomas Mann

Nel suo romanzo Il Mago (Einaudi), Colm Toìbin indaga la vita sessuale segreta del grande scrittore, sacrificando i tormenti creativi per dare forma al ritratto di un uomo più vicino a noi.

02 Febbraio 2023

Riscrivere la vita di personaggi realmente esistiti non è una procedura nuova, diverse semmai, possono essere di volta in volta le finalità con cui si affronta un’operazione del genere. Paul Auster, nella sua recente biografia di Stephen Crane (Ragazzo in fiamme, Einaudi), ha voluto riportare all’attenzione uno scrittore un tempo popolarissimo attraverso uno scavo minuzioso, spendendo oltre mille pagine per raccontare un’esistenza durata appena 28 anni. Colm Toìbin compie un’operazione più complessa e, sicuramente, più impervia e stimolante in Il Mago (Einaudi), dedicato alla vita di Thomas Mann. Diciotto capitoli, ognuno dei quali incrocia un anno e un luogo, per ricreare alcuni momenti della sua biografia. Il primo è ambientato nel 1891, a Lubecca, quando Thomas ha sedici anni, l’ultimo, nel 1950, a Los Angeles (e poi in Svizzera), in prossimità della morte, ormai venerato.

Leggendo biografie e testimonianze dei familiari, compresa quella della moglie Katia, Tóibín si è formato una convinzione precisa su Mann: «Mi è risultato chiaro che pensava costantemente a una vita sessuale che gli era preclusa». L’idea è quindi in un certo senso di “liberare” la sua vita da un desiderio che nelle sue opere risulta represso, inibito, confinato in un mondo onirico. Si può prendere il caso di Morte a Venezia, l’opera scritta dopo un soggiorno nella città adriatica assieme alla moglie Katia e al fratello Heinrich. Mann vi arriva nella primavera del 1911. Ha già pubblicato uno dei suoi romanzi di maggior successo, I Buddenbrook, ambientato nella città natale di Lubecca, sul declino di una famiglia della ricca borghesia mercantile tedesca durante il XIX secolo.

Nell’albergo veneziano dove si trova assieme al fratello e alla moglie, ancora sotto shock per il suicidio della sorella Carla, Mann incrocia un ragazzo polacco che lo rapisce sin dal primo momento per il biancore del viso e l’azzurro degli occhi. «Non era solo la bellezza a colpire Thomas, era il suo modo di mostrarsi imperturbabile, di restare in silenzio senza essere imbronciato, di stare con la famiglia mantenendo comunque le distanze». Questo incontro offre allo scrittore l’ispirazione per uno dei suoi racconti più famosi (anche grazie al film di Visconti), Morte a Venezia. Né la passione di Mann né quella del protagonista dell’opera, Aschenbach, per il ragazzo polacco (Tadzio nel libro) si consumano, restando nella testa di entrambi come pensiero, sogno, ossessione.

Quando avviene il viaggio a Venezia, Tóibín ci ha già raccontato diversi episodi nei quali Mann ha manifestato le sue preferenze omosessuali, nonostante il matrimonio e i figli che alla fine saranno addirittura sei. Il coetaneo Armin Martens, il primo amore, il quale però appena Thomas gli fa leggere le poesie a lui dedicate lo invita a disfarsene, «se non vuoi che qualcuno ci scaraventi in acqua». Quindi il coetaneo Willri Timpe, con il quale si ritrovano nudi, nella stessa stanza, di notte. Herr Huhnemann, l’impiegato d’assicurazione che, dopo averlo denunciato perché scriveva racconti anziché lavorare, lo conduce fino all’orgasmo, manifestato «con ansiti spaventosi, come di un uomo improvvisamente posseduto da un demone».

Tóibín costruisce un romanzo che si legge come una biografia ma che vuole restare un romanzo, sfruttando in tutto e per tutto la libertà immaginativa e compositiva propri di questa forma di scrittura. Un’operazione che respira a pieni polmoni l’aria di quest’epoca in lotta serrata contro i tabù, dove tutto può e deve essere detto, senza pudori, quasi come se fosse un dovere dare corpo a qualsiasi pensiero per non lasciare niente di inespresso, neanche ciò di cui si dubita. Diventato un personaggio romanzesco, Mann sembra però più vicino al classico borghese con la doppia vita, inappuntabile di giorno, torbido di notte che a un uomo tormentato, attraversato da una moltitudine di emozioni e di stimoli. Quando, tornato per l’ultima volta in Svizzera (dove muore nel ‘55), scopre che il suo adorato Franz Westermeier, il cameriere dell’albergo, si è trasferito, la mente corre ai loro incontri, tanti anni prima, quando l’eccitazione lo permeava fino a scuoterlo, «ogni mattina si svegliava con un’erezione».

Volendo costruire un ritratto a tutto tondo, finalmente complessivo, Tóibín rende questo scrittore travagliato un personaggio bidimensionale. Lungo le 500 pagine de Il Mago si rincorre l’uomo ma si rischia di perdere di vista lo scrittore sommo, capace di raccontare la crisi di un mondo (e di una intera civiltà), la coscienza critica del popolo tedesco, il borghese inquieto, atterrito di fronte al manifestarsi dei grandi totalitarismi novecenteschi, l’esule insoddisfatto, e molte altre cose ancora. Cercando di farci entrare in maggiore intimità con Mann, scrittore indubbiamente altero e “distante”, Tóibín ce ne restituisce un’immagine forse più attuale ma anche meno duratura.

Del resto entrare nell’intimità degli scrittori, degli artisti, può non solo essere fuorviante, ma anche pericoloso. Proust biasimava chi, come il critico Sainte-Beuve pensava che fra l’uomo e l’opera non vi fosse separazione, disconoscendo che «il libro è il prodotto di un io diverso da quello che si manifesta nelle nostra abitudini, nella vita sociale, nei nostri vizi». E infatti nella sua Recherche non vi sono tracce “dirette” degli amori vissuti dallo scrittore (Agostinelli, Reynaldo Hahn) se non nell’imprendibile Albertine, ribattezzata, appunto, “la fuggitiva”, colei che scappa, probabilmente anche dal nostro desiderio, comprensibile, di sapere tutto della vita dei grandi.

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