L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Tajani al seggio che vota Sì è diventato l’involontario e perfetto meme che celebra la vittoria del No
La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.
Tutto è content, tutto è format, lo sappiamo. Anche ciò che non dovrebbe esserlo, come i politici che vanno al seggio e infilano la scheda elettorale nell’urna (qui una deliziosa raccolta fotografica fatta dal Post). Anche ciò che non dovrebbe assolutamente esserlo, come il Ministro degli Esteri Antonio Tajani che va al seggio e infila la scheda elettorale nell’urna. Ma nessuno può più sottrarsi allo spettacolo permanente, lo sappiamo. Nemmeno chi non vorrebbe assolutamente prestarsi e porta la ritrosia dipinta sul volto, incisa in ogni piega della pelle, dipinta nello sguardo mortificato di chi preferirebbe semplicemente votare, fare politica, lavorare come Ministro degli Esteri, senza sottoporsi a questa terribili ritualistica. Che, tra le altre cose, espone anche a figuracce. Tutto questo, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani lo ha imparato suo malgrado, a sue spese, in un lunedì di marzo.
“Partita finisce quando arbitro fischia” diceva sempre il grande Vujadin Boškov. Si vota anche oggi, fino alle 15! pic.twitter.com/f9OtPISC3J
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) March 23, 2026
«Partita finisce quando arbitro fischia” diceva sempre il grande Vujadin Boškov. Si vota anche oggi, fino alle 15», ha scritto il Ministro, o chiunque gestisca per lui i suoi profili social. E in tanti non hanno perso tempo per sottolineare tutte le cose sbagliate che c’erano in questo innocente invito al voto, in questa ingenua prova di partecipazione democratica. Non appena Tajani ha postato questa foto, subito è arrivata la correzione di massa: la citazione di Boškov è sbagliata, quella giusta è «rigore è quando arbitro fischia», che senso ha fare una citazione e sbagliarla pure, almeno verificate le fonti, basta dare un’occhiata su Wikiquote, hanno detto i commentatori al ministro. Ma, a difesa del ministro, la rielaborazione è una delle possibili forme dell’omaggio, qualsiasi artista potrà confermare.
Visualizza questo post su Instagram
Più difficile difendere il Ministro per la messa in scena della fotografia, per la composizione dell’immagine. L’espressione non è delle più convinte, ma anche qui, chi è senza peccato scagli la prima pietra: quante foto dei momenti “ufficiali” della vostra vita sono belle foto? Quanti di voi metterebbero sui social le foto che vi ritraggono nel momento esatto in cui infilate la scheda elettorale nell’urna? Ci sarà un motivo se tutti fotografiamo soltanto la scheda, inquadrando il timbro più recente, e poi mettiamo quella sui social e non le nostre facce. Purtroppo per il Ministro, il suo ruolo lo esenta dall’indulgenza che è concessa al comune cittadino: la citazione sbagliata, la foto bruttina, e soprattutto la cocente sconfitta del Sì, lo hanno maliziosamente trasformato nel meme-simbolo di questa tornata elettorale, il manifesto estetico di un governo che ci sperava davvero, ci ha proprio creduto, si è sforzato in tutti i modi, con le ospitate ai podcast e le foto sui social, ma alla fine non ce l’ha fatta.
L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Le iniziali e autentiche lamentele degli ospiti della struttura sono presto degenerate in una marea di commenti lasciati da troll di tutto il mondo, che infatti sono stati tutti prontamente rimossi.